Fico non c’entra: la democrazia è malata da tempo

Tratto da:Onda Lucana® by Marco Di Geronimo

Roberto Fico se ne lava le mani. Il Presidente della Camera ha dovuto giustificarsi coi suoi: «Non me la sono sentita di mandare il Paese in esercizio provvisorio». È la prima volta che il Movimento 5 stelle ha dovuto mediare tra la propria fede parlamentare e l’urgenza politica di portare a casa un disegno di legge.

L’approvazione della legge di stabilità è stata molto travagliata quest’anno. L’aspro confronto con la Commissione europea ha costretto il Governo a ripiegare su un maxi-emendamento dell’ultimo minuto. Ovvero su un’unica, gigantesca proposta di modifica dell’intera legge, sulla quale è stata posta la questione di fiducia. Tra l’altro stringendo i tempi di approvazione della legge al minimo.

È evidente che il ruolo del Parlamento ne è uscito svilito. Deputati e senatori, a detta delle opposizioni, non hanno neanche avuto modo di leggere il testo. E lo scontro parlamentare è stato serrato, ma confuso. I telegiornali hanno riportato i vari espedienti dei gruppi: si va dalla rissa che coinvolge deputati della maggioranza e deputati del PD, ai gilet blu di Forza Italia con la scritta Basta Tasse!, al discorso (applauditissimo) dell’onorevole Crosetto di FDI, fino alla partecipazione dei parlamentari di LEU armati di copie della Costituzione.

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Sembra che ne escano tutti vincitori. La maggioranza porta a casa una manovra sudatissima. Le minoranze hanno strappato ai telegiornali minuti e minuti d’attenzione. Passa il messaggio che il Parlamento ha dovuto approvare la manovra. Costi quel che costi: il prezzo è stato (ma non è una novità) lo svuotamento del dibattito. Politicamente, a ben guardare, sono tutti mezzo sconfitti. La maggioranza si è vista attribuire la palma di forzatori della democrazia. Le minoranze sono invece apparse scoordinate, chiassose, e non hanno incassato un chiaro successo.

Ci sarà tempo e modo per analizzare la manovra economica. Che certo non è apprezzabile (perlomeno a tutto tondo). Va però chiarito un punto: perché è importante che sia stata approvata e firmata. La questione sta in questi termini: se la legge di stabilità non passava, il bilancio del Paese sarebbe andato nel congelatore. I soldi della PA si sarebbero potuti muovere, sì, ma seguendo il bilancio dell’anno passato. Ogni mese, per un dodicesimo delle previsioni 2018.

Una situazione molto grave, ma prevista dalla Costituzione. La scelta tra la forzatura delle forme parlamentari e l’esercizio provvisorio non è una scelta tecnica: è una scelta (o una circostanza) politica. Ecco perché, tra tanti stramazzi, sembra d’obbligo dover dar ragione a Roberto Fico.

È vero che il Presidente della Camera deve tutelare il Regolamento della Camera, la Costituzione, e (soprattutto) lo spirito della democrazia parlamentare. Che prevede che i deputati possano e debbano dibattere con cognizione di causa. Nel rispetto dei tempi, delle forme, della dialettica tra gruppi e fazioni. Ma può autonomamente scegliere se mandare il Paese in esercizio provvisorio?

In queste ore si è consumata una lesione molto grave dell’autonomia del Parlamento. Lesione in perfetta continuità con la tradizione della Seconda Repubblica. Invertire la rotta dovrebbe essere la priorità per la nostra struttura costituzionale.

E però non può essere il Presidente della Camera a intervenire, sua sponte, nella dialettica tra le fazioni politiche. Vero che dal 1994 a oggi il seggio più alto di Montecitorio ha perso gran parte del suo lustro e della sua imparzialità. Ma è altrettanto vero che il Governo è espressione della maggioranza dei deputati, e le sue iniziative devono essere valutate politicamente.

Nessun Presidente della Camera, per quanto schierato, potrebbe assumersi una responsabilità politica così elevata come quella di imporre l’esercizio provvisorio. Anzi, la materia fiscale è la materia politica per eccellenza: la materia nella quale le istituzioni di garanzia non dovrebbero entrare. Se il Governo ha voluto forzare la mano, Fico aveva troppo poco margine per resistere. Ma sia chiaro. Assolvere Fico non significa giustificare l’esecutivo.

Ciò che servirebbe, oggi, è mettersi tutti attorno a un tavolo e studiare nuove forme, e nuove garanzie, per impedire che si ripeta lo scempio di queste ore. Ma non andrà così. Maggioranza e opposizione, nell’ultimo quarto di secolo, non hanno mai voluto legarsi troppo le mani. Perché forzare il dibattito è più semplice di affrontarlo.

Tratto da:Onda Lucana® by Marco Di Geronimo

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