Elogio degli ultras

Tratto da:Onda Lucana® by Ivan Larotonda

La cronaca della cronica condanna delle aggregazioni umane, tradizionali, continua ad aggiornarsi imperterrita nell’angolo di mondo, il nostro, chiamato liberal: Da questo scaturisce la seguente riflessione.

E’ sconcertante assistere alla continua destrutturazione delle società occidentali, sostituita poi, addirittura, da successive, nonché iperboliche, costruzioni fittizie. Basti pensare alle varie comunità, ABCDEFGH… e chi più ne ha più ne metta! In fondo, tutto si riduce sempre al solito problema, al peccato originale liberal-giacobino dell’uomo che si fa Dio. Come si fa a non ripensare alle gloriose e immortali parole pronunciate da Francois-Athanaise de Charette de La Contrie, capo vandeano e martire della tradizione nella guerra contro la barbarie giacobina: “La nostra Patria, i nostri altari, le nostre tombe, tutto ciò che i padri hanno amato prima di noi. La nostra Patria è la nostra fede, la nostra terra, il nostro Re. Ma la loro Patria, che cos’è? Lo capite voi? Vogliono distruggere i costumi, l’ordine, la tradizione. Allora, che cos’è questa Patria che sfida il passato, senza fedeltà, senz’amore? Questa Patria di disordine e irreligione? Per loro sembra che la Patria non sia che un’idea; per noi è una terra. Loro ce l’hanno nel cervello; noi la sentiamo sotto i nostri piedi, è più solida. E’ vecchio come il diavolo il loro mondo che dicono nuovo e che vogliono fondare Sull’assenza di Dio…Si dice che noi saremmo i fautori delle vecchie superstizioni…Fanno ridere!

Ma di fronte a questi demoni che rinascono di secolo in secolo, noi siamo la gioventù, signori! Siamo la gioventù di Dio. La gioventù della fedeltà.” Purtroppo i vandeani persero la loro guerra 200 anni fa, e il mondo occidentale si consegnò ai figli di Satana, come l’ammiraglio Nelson soleva chiamare i giacobini; il risultato finale è la dissoluzione delle identità, vere, in luogo di altre fittizie, tutte inequivocabilmente regolate dal dominio plutocratico. Come ovviamente sono fittizie le unioni coatte volute da questo nuovo ordine mondiale massonico-capitalista, da quella nordamericana a quella europea: entrambe frutto di spietati accordi tra detentori del potere finanziario-monetario, (che ha scalzato quello politico), i quali mirano alla dissoluzione dell’intera umanità in un calderone indistinto di consumatori compulsivi.

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Da questo blob emerge tuttavia una categoria, elitaria, di persone che non ci stanno all’omologazione, che resistono come partigiani, veri, odierni, sfidanti il divenire; che anelano al mondo eterno dei padri, ne sono i custodi, e mostrano una fede nella socialità, nell’amicizia, che va oltre il gretto credo calcistico. Ovviamente mi riferisco in questo alle tifoserie organizzate, i cosiddetti ultras, (termine preso dagli irriducibili coloni francesi che non vollero abbandonare i dipartimenti conquistati dall’empereur e in seguito dalle varie republique). Ed è proprio questo mondo organizzato, tradizionale, connotato da un forte sentimento di cameratismo, ad incutere paura alla società liquida post-industriale, perché innanzitutto esso rappresenta l’ultimo baluardo di virilità in un mondo occidentale dove il solo fatto di essere maschio ti espone ad una vasta gamma di azioni penali! La somma di individui, così ha definito le nazioni occidentali odierne Angela Merkel, la matrigna d’Europa, non tollera il dissenso rappresentato da codesti nuovi vandeani, gli ultras calcistici. La punta di diamante, la più evidente e colorita, nel senso buono, forza al servizio della tradizione: Siano essi laziali, juventini, interisti…ecc. è l’essere accomunati da un forte senso di appartenenza.

Siano essi giovani virgulti o più attempati tifosi, sono comunque guerrieri che nei tempi eroici del mondo antico avrebbero militato, i primi negli hastati e i principi, i secondi nei triarii. Queste considerazioni fatte fino ad ora potrebbero sembrare sconclusionate esaltazioni, ognuno la pensi come vuole, ma un dato certo è questo: Siamo di fronte ad un fenomeno che, lungi dall’essere demonizzato e combattuto con leggi severe e spietate oltre ogni misura, dovrebbe essere coltivato, protetto, perché in esso vigono una serie di codici d’onore, (l’onore, questo sconosciuto nel mondo liberal prostituito al denaro) che la nostra società ha perso, volutamente cancellato da ogni orizzonte. Una società svirilizzata che conduce battaglie ideologiche totalitarie tese ad effeminare i giovani ragazzi europei non può che detestare il tipico e naturale comportamento dell’efebo, caratterizzato questo dal menare le mani non dall’atteggiarsi in pose prassitelee!

L’oppressione della virilità non può che portare all’annullamento dei codici d’onore, col risultato ultimo di disintegrare le regole e quindi anche la violenza, perché non si creda, infatti, che l’uomo svirilizzato commetta meno violenze, tutt’altro, le nostre società destrutturate, dominate da un senso comune pseudo-matriarcale, presentano una sequela di azioni di una crudele stupidità che in altri tempi non sarebbe stata nemmeno immaginata. Di contro il rispetto cavalleresco per la donna, ad esempio, connota fortemente l’atteggiamento di questi gruppi di tifosi organizzati, i quali non sono mai stati caratterizzati dall’esercitare violenze sessuali di branco, ciò che invece abbonda in altri ambienti, quelli liquidi, atomizzati e senza regole, penso ad esempio al mondo dello spettacolo; oppure, nel piatto basso della bilancia dei redditi, nelle aree metropolitane abbandonate da uno Stato che non esiste più e di conseguenza consegnate alla “mano d’opera” delinquenziale soprattutto straniera. E dunque è naturale, e non strillino le sirene del politicamente corretto, se si vede come surrogato di una struttura repubblicana che è scomparsa del tutto, il diffondersi di gruppi di giovani che seguono la loro squadra del cuore e oltre a questo agiscono, consciamente o meno, sullo sviluppo della personalità dei singoli membri che li compongono, formando in buona sostanza degli uomini, non degli idioti!

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Si demonizzano ancora questi gruppi con la solita e trita accusa di razzismo, malanno comunque marginale e diffuso equamente in tutti gli ambienti, non certo prerogativa di “odiatori seriali”, quali si vogliono far passare gli ultras; e fa ridere questa accusa in quanto, negli ultimi anni, sempre a seguito del dominio transnazionale del capitale, in tutte le squadre ci sono uomini provenienti da ogni angolo del pianeta. Dunque ogni insulto all’avversario resta tale, ossia riservato al rivale di giornata della propria squadra del cuore, non certo in spregio all’etnia cui la vittima appartiene. Ovviamente tutte le offese verbali e le violenze sono sempre da condannare, e non è tollerabile che queste giovani forze si consumino in battaglie che portano purtroppo a lutti assurdi, che dirigano piuttosto la loro forza di comunità, ripeto l’unica che è rimasta in questo angolo di mondo, per protestare contro il sistema apatride, come ad esempio hanno cominciato a fare in Francia i gilet gialli, novelli vandeani contro il fantoccio dei banchieri.

Perché questi ultras sono l’unica forma di popolo rimastaci, e nel senso letterale del termine, poiché popolo indicava in principio, quando Roma non era ancora stata fondata, il devastatore, e chi erano i devastatori? Ovviamente le bande di giovani che razziavano il contado della tribù rivale. La più famosa di tali bande di “ultras” fu quella capeggiata dai fratelli figli di Marte e Rea Silvia, sto parlando dei gemelli Romolo e Remo, vendicatori della propria famiglia, poi conquistatori e razziatori delle sabine e degli armenti: in buona sostanza fondatori di civiltà! Se costoro fossero stati checche isteriche non avrebbero fatto nulla, tuttalpiù limitandosi ad estendere oltre misura la violenza, in un eccesso di naturale hybris; soprattutto introiettandola all’interno delle proprie abitazioni, (grotte o capanne): saremmo rimasti fermi al mondo selvaggio, esattamente quello a cui stiamo tornando, noi post-civilizzati, stanchi della storia Patria e anelanti al nichilismo.

Senza regole, e questo significa senza nessun altro simile a limitare le grandezze, affinché non si diventi superbi e dunque tiranni, o le miserie, onde migliorare i più deboli di cuore e d’intelletto, tutto torna al caos primordiale, al mondo dionisiaco del sacrificio. E niente è stato più sacrificato in questi tempi, a partire dal secondo dopoguerra, dei popoli europei; con il pretesto della lotta al nazionalismo, che secondo i vari Mefistofele al potere genera guerre, è stata cancellata ogni tipologia di appartenenza, con annesso ogni credo che possa coadiuvare la realizzazione di qualsiasi progetto comune, una missione da tramandare di padre in figlio. Perché tutte le forme, astratte o concrete, che rimandano ad una identità sono state viste come dividenti, col risultato ultimo di dividere l’individuo! Oggi il diviso è il vero uomo occidentale: è incerto addirittura del proprio sesso!

E tutto questo per miserabili scopi commerciali! Loro no, loro non si vendono, i ragazzi che affollano le curve degli stadi europei non si piegano; cosicché puoi vedere quelli dello Zenit di S. Pietroburgo formare, con i cartelloni che reggono tra le mani, meravigliose icone di santi sugli spalti, oppure quelli della capitale d’Italia far scivolare sulle proprie teste immense vele su cui sono dipinte le glorie della romanità, o ancora sulle capigliature rossicce degli inglesi campeggiare la vermiglia croce di S. Giorgio, la stessa che accompagnò i sudditi di Riccardo cuor di leone alle crociate. Sono queste cose a far rabbrividire i nuovi cortigiani dell’élite mondialista, quelli che regalano abitazioni e cittadinanza a elementi allogeni che disprezzano il luogo dove si insediano. La tradizione, la storia patria, l’identità nazionale, tutto quello che non difendono i baroni universitari, troppo impegnati a svolgere l’esatto opposto: relativizzare l’intera storia umana! Sono, grazie a Dio, strenuamente difese dai gruppi ultras; basti pensare che ognuno dei quali possiede un eroe locale o nazionale, come guida spirituale.

La parcellizzazione delle società ha prodotto questa reazione, c’è cultura anche fuori gli atenei e le scuole “mainstream” e dunque si è assistito, grazie alla capillare diffusione di internet ad un proliferarsi di “atenei virtuali” in cui confluiscono le posizioni tradizionali, dove si organizzano i gruppi ultras, dove ovviamente non mancano gli accenti esagerati, purtroppo anche l’incitazione all’odio, ma non mancano certo le buone cose, e alla fine emergono sempre quelle; filtrate le idee e le posizioni, si ricostruiscono mondi antichi e speranze nuove, si inneggia ai padri e alle maglie, i colori sociali marcano i cuori e tutti insieme, consci o meno, conservano l’identità: in fondo questi ragazzi son come i primi cavalieri, hanno la forza, gli serve una guida che li indirizzi verso mete più ampie che non quelle dei trionfi calcistici. In Francia hanno iniziato, non resta che ripartire, ricostruire al modo dei maggiori.

Tratto da:Onda Lucana® by Ivan Larotonda

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