DONNE NEL BUIO

DEDICA

 Voglio dedicare questo libro a tutte le donne, a tutte le donne che sono il fondamento della vita, a tutte le donne silenti, a tutte le donne che soffrono, a tutte le donne che amano, a tutte le donne che attendono qualcosa dal resto dell’umanità, ovvero da noi uomini.

Recensione di Andriulli Debora

In questa raccolta di racconti, la sensibilità di Vito Coviello    tocca le corde più intime del dolore femminile Le sue,        sono donne        che   hanno        conosciuto         notevoli sofferenze ma che, con grande coraggio, sono riuscite a
ricostruire la propria vita ripartendo da zero. Donne nel buio è un inno al coraggio delle donne di rimettersi in gioco         e, come     lui     stesso        dice  in      una sua poesia, di tornare  a       volare.

INTRODUZIONE

Donne nel buio è una raccolta di storie di alcune donne, forse in generale di tutte le donne. Donne che per un motivo o per un altro, si sono ritrovate nel buio degli occhi, nel buio del cuore, nel buio della vita, nel buio della morte. Donne che però con la luce di Dio sono ritornati a volare. Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza, ma forse non gli riuscì tanto bene e pensò bene di creare la donna, e con lei la possibilità di donare la vita. Da allora la donna è l’unica che può dare la vita. Ha lasciato a lei tutto il peso dell’universo, donne nel buio che comunque sono e saranno sempre nella luce di Dio e torneranno a volare.

IL SORRISO DI MARISA

Il sorriso di Marisa, lo ricordo ancora, quella ragazza con il sole in fronte, col sorriso sempre sulle labbra, sempre sorridente, allegra. Marisa, Marisa era una ragazza nata in campagna, amava la natura, i tramonti, si commuoveva a guardare il cielo stellato, a guardare le stelle, le comete, a guardare i fiori, e da ragazza come tutte le ragazze amava il ballo, e quando poteva andava con le amiche magari dicendo anche qualche bugia, andava a ballare, amava ballare il liscio, guardava il mondo con gli occhi felici e spensierati di una ragazza pulita e innocente. Marisa aveva sorriso anche all’amore ma non era quello giusto, ma poi trovò l’amore. L’amore vero, quello duraturo, suo marito, che la fece felice e le diede un figlio, un amore tanto grande che la faceva sorridere di felicità.

Un giorno il marito le portò un regalo, è un pappagallino, uno di quelli che dovrebbero parlare ma non parlano, un cinerino di media grandezza, quelli verdi, il pappagallo era cieco ad un occhio e lei se ne innamorò dolce com’era. Lo coccolava e il pappagallo la riamava, lei lo chiamò Romeo. E stavano sempre insieme. Il pappagallo tentava di dire qualcosa, lei tentava di insegnargli qualcosa, e lei con i sorrisi lo chiamava e il pappagallo stava sempre vicino a lei. Poi vedendolo da solo decise di dargli una compagna, e arrivo Giulietta. Una bella pappagallina cinerina. Ma Romeo era geloso, non di Giulietta ma di Marisa, poi la pappagallina delusa volò via e quando finalmente Romeo aveva capito che lei era il suo amore, anche lui volo via alla ricerca di Giulietta.

Allora il marito comperò a Marisa un cagnolino, un bassotto di campagna, giusto perché Marisa tornasse a sorridere, perché Marisa non sorrideva più, era andato via quel caro pappagallino a cui lei aveva insegnato forse qualche parola, Romeo, dov’era Romeo, forse era morto, Romeo, ma forse era insieme a Giulietta liberi entrambi. E quindi arrivò in casa questo bel cane, un bel bassotto, Lampo, che felicità, Lampo, e che intelligenza, erano sempre insieme. Lei lo chiamava e Lampo arrivava, e Lampo poi andava sempre insieme al marito, andavano per la campagna, andavano fuori e poi si ritiravano insieme tutti sporchi di fanghi, entrambi. Lei li rimproverava ma sorrideva ad entrambi, poi un po’ alla volta Marisa diventò cieca. Tante cure, tante speranze, ma diventò cieca.

Il bassotto Lampo aveva capito la sua difficoltà e quando lei doveva fare le scale, il bassotto Lampo correva giù dalle scale e abbaiava, diceva:” sono qua, devi venire adesso qua”, o quando doveva salire le scale, uguale, abbaiava: “Sono qua, vieni verso la mia voce”, e lei che non vedeva seguiva la voce del cagnolino. Il cagnolino con il musetto poi la spingeva verso casa o l’accompagnava per quelle sue passeggiate. Una volta lei tentava di camminare da sola con il suo bastone bianco, era uscita un po’ fuori il recinto della villa e non riusciva a ritornare, non riusciva a ritrovare la voce del cane, non riusciva a ritrovare il cancello. Incominciò a chiamare: “Lampo, Lampo”.

Lampo gli rispose, lei andò vero la cuccia di Lampo, aprì la cuccia, Lampo con il musetto l’accompagnò fin dentro casa. E a Marisa era tornato il sorriso, l’amore di quel cagnolino superava l’amore per il marito, il dolore per la morte del marito che era andato via troppo giovane, lasciandola sola con un figlio e con quel cagnolino, il bassotto Lampo. Ma poi anche Lampo andò via, lei ne soffrì per un bel po’, ma il sorriso è tornato sulle labbra di Marisa, perché Marisa è una persona solare, sorride alla vita ed ha il sole in fronte. Quando ripensa al marito, a Lampo e il pappagallo Romeo, gli torna il sorriso.

Tratto da: Onda Lucana® by Vito Coviello

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