Rieducazione della spalla operata (prima parte)

 ( eccettuate le protesi)

Tratto da: Onda Lucana® by Monica Splendori 

La rieducazione post operatoria della spalla necessita di una buona conoscenza della patologia trattata, delle tecniche chirurgiche utilizzate e dei principi anatomofisiologici che regolano il funzionamento di questa articolarita’.

La rieducazione è essenziale e la sua riuscita si basa sulla motivazione del paziente associata alla sua autorieducazione , la collaborazione tra chirurgo e rieducatore, la considerazione del dolore e la priorità del del lavoro manuale da parte del rieducatore.

Le tecniche di rieducazione vengono impiegate secondo protocolli standardizzati, consensuali e riproducibili, che occorre tuttavia ogni volta adeguare alle diverse situazioni.

Nel quadro l’instabilità di spalla, la precedenza viene data al recupero delle ampiezze passive prima del lavoro attivo, allo scopo di privilegiare un recupero funzionale indolore.

Principi base della rieducazione

RUOLO DELLA RIEDUCAZIONE

La rieducazione è essenziale per il recupero di una spalla operata: influenza ampliamente la qualità del risultato ottenuto. A seconda delle circostanze ottenute e delle fasi evolutive, può essere eseguita in ambulatorio o con ricovero in un centro di rieducazione, ma deve sempre basarsi sulla motivazione del paziente.

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Motivazione del paziente

È illusorio poter ottenere un buon risultato, senza la partecipazione attiva del paziente. Il paziente deve essere consapevole delle difficoltà e della durata della rieducazione e deve esserne informato fin da quando viene posta l’indicazione chirurgica.

Delle sedute i rieducazione preparatoria consentono di facilitare le prime sedute post operatorie, di migliorare le ampiezze passive, di informare ed educare il paziente nei confronti della spalla.

Collaborazione

Il chirurgo ed il rieducatore devono lavorare in stretta collaborazione. Il protocollo di rieducazione è specifico per la patologia trattata e per l’intervento.

Trattamento del dolore

Si conosce l’effetto deleterio del dolore che porta ad un’inibizione della mobilità e contemporaneamente all’inibizione muscolare. Il rieducatore dovrebbe mantenersi entro i limiti della tollerabilità del dolore, che non deve protrarsi il giorno dopo la seduta. Bisogna sapersi aiutare con periodi di riposo relativo, antalgici, antinfiammatori o infiltrazioni.

Lavoro manuale

Il trattamento deve essere per mano del fisioterapista e non sostituito da macchinari se non per supporto.

Priorità al lavoro passivo

La rigidità articolare è la complicazione più frequente e sopraggiunge molto velocemente. Rischia di instaurare un circolo vizioso rigidità dolore estremamente dannoso. I primi giorni da questo punto di vista sono estremamente importanti.

Ruolo del rieducatore

Il rieducatore svolge un ruolo educativo nei confronti del paziente, al quale deve insegnare l’uso corretto della spalla.

Divieti

1 Il lavoro manuale in edizione pura sia passiva che attiva

2 La meccano terapia soprattutto senza stretta sorveglianza

Metodi

Tecniche a scopo decontratturante

Massaggio

A livello scappare e del rachide cervicale e aiuta il paziente a rilassarsi

Si possono aggiungere, con il paziente in decubito laterale o seduto manovre di scollamento della scapola e cervicale.

Crioterapia

Viene proposta alla fine della seduta e 4/ 5 volte durante la settimana nelle prime settimane post intervento.

Fisioterapia

Gli ultrasuoni, le tens sono utili solo secondariamente.

Movimenti pendolari

Questi movimenti possono essere praticati molto presto nel post operatorio, fin dal giorno successivo all’intervento.

Sono in generale ben compresi e ben tollerati dal paziente. Hanno una valenza antalgica come “aspirina” Si possono eseguire flessi in piedi e proni. Sono movimenti di circumdunzione dell’arto operato,  oppure stesi in decubito prono con l’arto superiore in verticale, tenendo un peso in mano.

Tecniche di recupero delle ampiezze articolari

La mobilità passiva si deve raggiungere precocemente

Elevazione sul piano della scapola circa 30/45 gradi in avanti rispetto al piano frontale. Si associa a questa per ridurre il dolore una MOBILIZZAZIONE in trazione manuale.

Il ritorno viene eseguito in attivo contro resistenza in modo da mettere in gioco di preferenza i depressori estrinseci ed evitare la sollecitazione della cuffia ed il conflitto.

Rotazione

La rotazione esterna si esegue con il gomito appoggiato al fianco, successivamente con la spalla in elevazione passiva.

La rotazione interna viene ricercata secondariamente.

Tecniche di recupero dell’elevazione attiva

La ricerca della mobilità articolare attiva va iniziata soltanto dopo aver acquistato l’elasticità articolare passiva.

Non deve scatenare dolore, deve evitare ogni forma di compenso ed essere progressiva nell’intensita’ dello sforzo muscolare.

Per questa ragione si consente al paziente come posizione iniziale di lavoro quella in decubito supino, con il paziente in posizione confortevole, con l’arto superiore allo zenit.

La rotazione della scapola durante l’abduzione, come descritto da Codman, permette al deltoide di mantenere la sua lunghezza di riposo e quindi il massimo di efficacia, mentre i tendini della cuffia in posizione accorciata.

A partire da questa posizione di riferimento, il recupero dell’elevazione attiva si realizza tramite un’intensificazione della sollecitazione sui tendini della cuffia in tre tappe:

1 prima tappa si chiede al paziente di mantenere, mediante una contrazione statica del deltoide,  l’arto superiore a diversi livelli di elevazione, prima in posizione elevata poi progressivamente più bassa.

2 tappa una volta acquisito il controllo attivo a diversi gradi di ampiezza, si ricerca il controllo dell’abbassamento dell’arto superiore tramite contrazione eccentrica  del deltoide e del sovraspinoso prima su piccole ampiezze articolari in posizione alta al di fuori delle posizioni algiche, poi su tutta l’ampiezza del movimento mentre il deltoide svolge il ruolo di frenatore  eccentrico.

3 la terza tappa si tratta di ottenere una contrazione di tipo concentrica del deltoide, prima in posizione alta poi progressivamente sulla totalità della corsa.

Una volta realizzate queste tre tappe in decubito supino si mette il paziente in posizione semiseduta e poi seduta, rispettando la stessa progressione degli esercizi.

Il paziente deve ripetere questi esercizi affinché la preparazione al movimento si realizzi progressivamente in maniera riflessa.

Tratto da: Onda Lucana® by Monica Splendori 

 

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