Inizia l’era Binotto: la Ferrari licenzia Arrivabene

Tratto da:Onda Lucana® by Marco Di Geronimo

Maurizio Arrivabene non è più il team principal della Ferrari. Al suo posto arriva Mattia Binotto, finora direttore tecnico della Scuderia. La notizia è arrivata ieri all’improvviso. Nessuno si aspettava la sostituzione dell’uomo Marlboro. Benché tutti sapessero che a Maranello non corresse buon sangue tra i vertici della Ferrari.

«La decisione è stata presa di comune accordo con i vertici dell’azienda dopo una profonda riflessione in relazione alle esigenze personali di Maurizio e a quelle della Scuderia». Queste le parole che si trovano scritte nel comunicato ufficiale dell’azienda. Il top manager infatti si impegnerà nel CDA della Juventus. Era già da qualche mese che si sussurrava di questa poltrona per il dirigente bresciano.

D’altronde l’incarico alla squadra di calcio Arrivabene lo conserva da anni. Una volta diventato responsabile della Gestione Sportiva Ferrari dovette restituire alcune deleghe. Ma a ottobre dichiarò: «Spero di poter restare nel Consiglio d’amministrazione della Juventus». Aggiungendo però: «Ma il mio futuro è alla Ferrari».

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La promozione di Mattia Binotto al timone della squadra non è viceversa una sorpresa. Che il Cavallino Rampante nutra grande stima del suo Direttore tecnico lo si è sempre saputo. È stato Binotto, in precedenza numero due dei motoristi, a rilanciare l’intero ciclo prestazionale della Scuderia. Dopo essere diventato capo del reparto motori, Marchionne lo volle poi comandante in campo dell’intera squadra ingegneri.

Mentre la fuoriuscita di Arrivabene giunge davvero inaspettata. Tutti sapevano che la posizione politica del manager Philip Morris era diventata critica dopo la morte di Marchionne. Lo scomparso Presidente Ferrari aveva saldamente tra le mani il volante dell’azienda. E gestiva con grande precisione i difficili rapporti interni alla squadra. Con la sua dipartita, è apparso subito chiaro che la Rossa aveva perso la bussola.

Tutti i giornali (in primis la Gazzetta) riportano che Marchionne aveva un rapporto privilegiato con Binotto. Il Direttore tecnico in effetti aveva acquisito potere e visibilità grazie alle prestazioni dei suoi autoveicoli. Le monoposto italiane del 2017 e (soprattutto) del 2018 sono state le più veloci del decennio. Non abbastanza per vincere il titolo mondiale, però.

Deve aver pesato moltissimo la sconfitta iridata di quest’anno. I vertici della Scuderia (in particolare John Elkann) non devono aver perdonato ad Arrivabene la crisi patita nell’ultima parte di stagione. Non gli hanno reso il lavoro facile, licenziando Raikkonen proprio a Monza. Ma il team principal non è stato comunque capace di arginare il momento-no subito da Vettel nel 2018.

Nelle ultime settimane sembra che Binotto sia stato pressato dai corteggiamenti di Mercedes e Renault. Perdere una pedina tanto preziosa deve essere sembrato un tantino troppo a Elkann. Che nel duello Arrivabene-Binotto (la convivenza, mai stata semplice, si sarebbe inasprita dopo le dichiarazioni di Arrivabene sullo sviluppo della macchina) hanno parteggiato per il secondo.

La morte di Marchionne aveva amplificato il ruolo del team principal. Che si era reimpossessato di alcune deleghe trattenute dal Presidente. La sconfitta di fine anno – una sconfitta dolorosa e sotto molti aspetti perfino clamorosa – è senz’altro la causa del suo licenziamento. Alcuni ritengono addirittura che Camilleri, AD Ferrari, sia il prossimo. È possibile: con Arrivabene e Raikkonen, formava un triangolo, umano e tecnico. Che sembra ormai destinato a scomparire.

Tratto da:Onda Lucana® by Marco Di Geronimo

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