Ci vorrebbe una riforma: speriamo non l’approvino

Tratto da:Onda Lucana® by Marco Di Geronimo

È stato presentato alla Camera un DDL per rendere l’accesso a Internet un diritto costituzionale. Non è una notizia recente e non è nemmeno la prima volta. In passato se ne erano fatti portavoce sparute minoranze della sinistra. Questa volta un singolo parlamentare 5Stelle. Sia come sia, non è il destino della proposta che ci interessa. Anche se non verrà approvata, è la spia di qualcosa di più importante. Cioè: la necessità di aggiornare la Costituzione.

Che «la più bella del mondo» abbia bisogno di un lifting è ormai indubbio. Non perché sia invecchiata male. Anzi, si può dire che molti suoi articoli sono tuttora inattuati. Come per esempio quelli che impongono allo Stato di disciplinare partiti e sindacati, strumenti democratici indispensabili per il Paese.

Tuttavia la Costituzione della Repubblica ha compiuto l’anno scorso 70 anni. Molta acqua è passata sotto i ponti, e molte Costituzioni sono state approvate dopo la nostra. È vero che mancano del tutto le condizioni di concordia e collaborazione che sarebbero necessarie per mettere mano a una grande riforma costituzionale. D’altronde si sono arenate tutte le Commissioni bicamerali che si proponevano l’obiettivo di aggiornare la seconda parte (quella organizzativa). E il Paese ha respinto sia il progetto Berlusconi sia quello Renzi, approvati (un po’ per esasperazione) a maggioranza. Perché – giustamente – teme manipolazioni arbitrarie del testo costituzionale.

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Ma quello che spesso si tace è che esistono nuove generazioni di diritti che non sono ancora state tutelate dalla Costituzione. Anche perché il 1948 non era proprio un’epoca di prosperità e progresso. Ci si dimentica spesso che il 1948 precede di vent’anni pieni il 1968, cioè l’epoca in cui è esplosa la lotta per l’emancipazione della donna. Precede di quasi dieci anni il boom economico. Precede inoltre il divorzio e l’aborto, la fecondazione assistita, le lotte per la libertà sessuale. Precede infine la globalizzazione e le sue insidie (ormai palesi a tutti).

Un tempo i costituzionalisti dividevano i diritti della persona in due generazioni. La prima era quella settecentesca, dei diritti civili e politici, immaginati per affermare l’uguaglianza astratta. La seconda è quella novecentesca, dei diritti sociali ed economici, resi necessari dall’esigenza di realizzare un’uguaglianza concreta. Adesso è però nata una terza generazione di diritti della persona. Ed è una generazione molto prolifica.

I diritti culturali e ambientali stanno avendo ampio riconoscimento. Anche legale. Ma non costituzionale. Tuttavia prima o poi dovrà aprirsi il dibattito anche sulla prima parte della Costituzione. Possiamo immaginare di attraversare tutto il ventunesimo secolo con una Costituzione che non cita il divorzio, l’aborto, l’ateismo, lo sviluppo sostenibile, la piena occupazione, l’equità tra generazioni, la distribuzione della cultura, la salubrità dell’ambiente, e (appunto) il diritto ad accedere alla rete Internet, ovvero lo strumento sociale di maggior importanza politica del momento?

Non ci sono le condizioni per modificare la Prima parte della Costituzione. Alcuni potrebbero pensare che è un peccato. La nostra è una Costituzione spezzata (l’immagine è di Andrea Pertici, professore di Diritto costituzionale di Pisa). I politici si sentono in grado di toccare solo la Seconda parte. In fin dei conti, forse è una buona cosa. La Prima parte della nostra Costituzione tutela tanti diritti non solo perché ci fu la propensione al compromesso tra le parti. Ma anche perché le parti volevano ottenere la tutela di quei diritti. Oggi, a destra come a sinistra, non sembra esserci una visione politica compatibile coi valori dell’epoca. Se si riaprissero i negoziati, i partiti di oggi potrebbero ritrovarsi d’accordo a smantellare la Prima parte, anziché ampliarla.

Tratto da:Onda Lucana® by Marco Di Geronimo

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