Oggi, passeggiando per il centro della Matera imbiancata, è facile imbattersi nel laboratorio di sartoria della Silent. Lì c’è Savane e gli altri maestri migranti; oltre a loro alcuni ospiti del “Brancaccio”, la residenza per anziani gestita dal Sicomoro. Nuovi e vecchi abitanti, uniti nel segno della comunità.

Tra questi c’è Carlo, sguardo vispo e 87 anni scoccati, ci parla della “sua” antica città dei Sassi: “Qui non c’era niente, si viveva come Dio voleva. Grandi famiglie in case di due stanze umide; con noi, gli animali di casa: galline, i maiali, i ciuchi…”. Sessant’anni fa, quando Carlo fu costretto ad abbandonare i Sassi insieme ad altri 15mila contadini, non avrebbe mai immaginato che Matera sarebbe diventata – anni dopo – la Capitale europea della Cultura.

Contrasto tra lo ieri e l’oggi, il materano e il migrante, l’Europa e noi… si svela di fronte ai nostri occhi la storia di un grande riscatto. Una Storia con la S maiuscola di una città che deve saper cogliere l’opportunità: per dodici mesi il suo messaggio, in tutta la sua bellezza, potrà volare al di là dei Sassi. Per un anno, al centro di un Continente. Nel segno dell’integrazione, quella vera.

Matera 2019: le coperte dei migranti per fare abiti di moda
(Fonte: L’Espresso)

 

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