DONNE NEL BUIO

DEDICA

Voglio dedicare questo libro a tutte le donne, a tutte le donne che sono il fondamento della vita, a tutte le donne silenti, a tutte le donne che soffrono, a tutte le donne che amano, a tutte le donne che attendono qualcosa dal resto dell’umanità, ovvero da noi uomini.

 INTRODUZIONE

Donne nel buio è una raccolta di storie di alcune donne, forse in generale di tutte le donne. Donne che per un motivo o per un altro, si sono ritrovate nel buio degli occhi, nel buio del cuore, nel buio della vita, nel buio della morte. Donne che però con la luce di Dio sono ritornati a volare. Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza, ma forse non gli riuscì tanto bene e pensò bene di creare la donna, e con lei la possibilità di donare la vita. Da allora la donna è l’unica che può dare la vita. Ha lasciato a lei tutto il peso dell’universo, donne nel buio che comunque sono e saranno sempre nella luce di Dio e torneranno a volare.

Lidia e il suo canto libero

In alcune giornate di sole, nel vento caldo, giunge a me il canto di un usignolo.

Si dice che un usignolo canti o per rabbia o per amore. E’ il canto di Lidia, che proviene dalla sua casa di campagna, ha una voce bellissima!

Lidia sin da ragazzina, ha sempre amato cantare, tant’è che, ascoltando lo zecchino d’oro, conosceva a memoria tutte le canzoni.

Diventata più grande, le piaceva Gigliola Cinquetti che aveva più o meno la stessa età, Rosanna Fratello e Rita Pavone.  Conosceva a memoria le loro canzoni. Le cantava benissimo!

Aveva voglia di andare via dalla campagna, andare a cantare a Roma, ce l’avrebbe fatta dato che le dicevano che era veramente brava.

Preparò la valigia e la mise sotto la finestra, perché non aveva soldi. Ci pensò sù e infine ci rinunciò. Si accontentò di cantare qualche volta nel coro della chiesa, con altre quattro amiche, solo nelle festività, Pasqua, Natale.

Quando il prete andò via, il coro non si fece più.

All’età di sedici anni conobbe un ragazzo e ben presto si sposò. Così, cantava solamente a casa sua, felice del suo amore, felice di cantare lì, anche se ad ascoltarla erano solo quelle quattro mura di casa, e forse, qualche vicino in lontananza a cui arriva la sua voce nel vento caldo.

Il marito morì, andò in cielo e la lasciò sola. Subito dopo, Lidia diventò cieca e, nel suo buio, continuò a cantare. Si chiedeva: “A cantare per chi?”

A cantare per gli angeli, perché suo marito, senz’altro, era diventato un angelo.

A cantare per Dio, a cantare per chi l’avrebbe ascoltata, a cantare per rabbia, e nessuno accoglieva il canto di Lidia.

Lei che amava cantare, con la sua voce bellissima, un po’ alla volta imparò altre canzoni e il suo canto diventò più bello, più dolce, stupendo da ascoltare.

“Lidia credi di nuovo alla vita, e aspetti anche di avere dei nipotini ai quali cantare la ninna nanna, chissà quando arriveranno”.

Lidia è prigioniera del suo buio, del buio che la imprigiona, ma il suo canto libero vola alto nell’aria e sarà sempre libero.

Tratto da: Onda Lucana® by Vito Coviello

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