DONNE NEL BUIO

DEDICA

Voglio dedicare questo libro a tutte le donne, a tutte le donne che sono il fondamento della vita, a tutte le donne silenti, a tutte le donne che soffrono, a tutte le donne che amano, a tutte le donne che attendono qualcosa dal resto dell’umanità, ovvero da noi uomini.

INTRODUZIONE

Donne nel buio è una raccolta di storie di alcune donne, forse in generale di tutte le donne. Donne che per un motivo o per un altro, si sono ritrovate nel buio degli occhi, nel buio del cuore, nel buio della vita, nel buio della morte. Donne che però con la luce di Dio sono ritornati a volare. Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza, ma forse non gli riuscì tanto bene e pensò bene di creare la donna, e con lei la possibilità di donare la vita. Da allora la donna è l’unica che può dare la vita. Ha lasciato a lei tutto il peso dell’universo, donne nel buio che comunque sono e saranno sempre nella luce di Dio e torneranno a volare.

PAOLA I SUOI RICORDI

Paola, quella bella e dolce ragazza di provincia ha gli occhi del color del mare, quegli occhi verde mare che a guardarli fanno sempre innamorare qualcuno. Ma quegli occhi non funzionano, Paola è cieca. Paola, da più di venticinque anni vive nel buio, dapprima un po’ per volta, poi nel buio assoluto. E nel suo buio cerca di colorare la notte che imprigiona con i ricordi, con i ricordi di quando era ragazza. Alle volte, la sera, prima di andare a dormire, si sofferma a pensare a quelle immagini, ancora vive nella mente. Ricorda quando era poco più che ragazzina, quando i suoi andavano a dormire, lei andava nel bosco, sugli alberi, sui pioppi, si arrampicava sui pioppi, quasi fosse una scimmietta.

Si attaccava con le gambe ai rami, si dondolava a testa in giù, poi andava da un ramo all’altro, con la sua amica Giulia, la sua amica di ragazzina, fedele, la sua più cara amica. Andavano nel fosso, e lì, trovavano dei fiori, dei gigli bianchi, quei gigli profumati, molto belli e tanti altri. Ma loro volevano trovare altri fiori, andavano oltre il fosso, quando non c’era acqua, andavano per i campi e trovavano margherite, viole, gigli, e tanti altri fiori, tutti colorati e profumati, li raccoglievano e li portavano con loro, li dividevano e li portavano a casa, li mettevano nell’acqua.

Quando arrivava la fiera, lei e Giulia andavano alla fiera dove c’erano le macchine da scontro, si divertivano un mondo su quelle macchine ma poi anche a mangiare il torrone, profumato, e lo zucchero filato, quella montagna di zucchero filato. Mi ricordo ancora quella volta che, quando mandarono loro due a prendere del vino per i lavoratori, in campagna. Andarono in casa a prendere il vino e poi, gli venne la tentazione di assaggiarlo, soprattutto a Giulia, un passo un sorso, un sorso un passo, fino a quando Giulia si ubriacò completamente. Quanti bei ricordi, che bello quando era ragazza, quante immagini, e prima di addormentarsi, Giulia li volle ricordare tutti. Coloro il suo buio con queste immagini, vorrebbe sognare, sognare di non essere più cieca, non si è mai rassegnata ad esserlo.

Forse si è adattata, adattatasi ma mai rassegnatasi al dolore del buio, perché il colore del buio ti accompagna per sempre, la prigione della notte ti accompagnerà per sempre, che ci si potrà adattare, abituarsi, organizzarsi in qualche modo, ma mai rassegnarsi. Giulia la sua cara amica da quando è diventata cieca Paola non la incontra più, solo una volta la venne a trovare e disse che sarebbe venuta altre volte, ma non è più venuta. Paola, i suoi ricordi e la sua vita, questo è il passato, il futuro è il buio e ancora tanti ricordi, e andare avanti come si può. Ciao, Paola, ciao, sei come me Paola, anche io sono cieco e ti capisco, perché alle volte, solo un cieco può capire un altro cieco.

Tratto da: Onda Lucana® by Vito Coviello

 

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