Oggi il mio compito è facile, solo quello di riportare un articolo di Neil Clark, giornalista inglese che scrive su Guardian, Morning Star, The Week e The Spectator per citare solo alcune testate: come fosse il ragazzino che vede il re nudo egli istituisce un semplice, immediato, quanto impietoso  raffronto tra la narrazione mainstream ciò che accade in Francia e in Venezuela, mostrando tutta la pretestuosità di un’ informazione del padrone che adotta due pesi e due misure in maniera così sfacciata che ci si chiede come non possa essere colta dalle pubbliche opinioni. Certo poi accendiamo la Tv e capiamo perché questo possa accadere, come l’opera di semplificazione e rincretinimento renda facile raccontare ai bambini qualsiasi favola.

“Le proteste anti-governative dei gilet gialli in Francia sono in crescita, ma hanno ricevuto una copertura limitata nei media occidentali e tale copertura è stata abbastanza ostile ai manifestanti. In Venezuela però è una storia molto diversa: qui le manifestazioni di strada sono un importante fonte di notizie, nonostante il Paese si trovi a migliaia di chilometri di distanza. Inoltre, la copertura degli eventi è molto empatica nei confronti dei manifestanti ed estremamente ostile nei confronti del governo.

Perché i manifestanti in Francia sono cattivi, ma in Venezuela sono invece buoni?

La risposta ha a che fare con le posizioni e le alleanze internazionali dei rispettivi governi. Non è politicamente corretto chiamare il presidente Emmanuel Macron di Francia come presidente dei ricchi, anzi dei molto ricchi come ha ammesso alla televisione francese, il suo predecessore François Hollande. Macron è un globalista senza vergogna, impegnato a portare avanti le riforme neoliberiste in patria e a seguire un programma di ” intervento neo liberista” al di fuori, vale a dire una politica estera imperialista. Nessuna meraviglia che le élite vadano pazze per il ragazzo: il rovesciamento di Macron, in una rivoluzione francese 2.0, sarebbe un duro colpo per le persone più potenti del mondo. Non si può permettere che accada.

Le autorità francesi hanno risposto con violenza alle proteste di piazza mentre un attivista è stato persino condannato alla prigione per sei mesi, ma questo è stato ampiamente ignorato dai “liberali” occidentali che sarebbero stati invece pronti a denunciare azioni simili in altri paesi,di cui non approvano il governo. il messaggio è :”la legge e l’ordine devono essere mantenuti”. Così i gilet Gialli sono stati inesorabilmente insultati, ci è stato detto che erano “di estrema destra” e “razzisti” e persino “antisemiti” o addirittura che facevano parte di un sinistro complotto russo per seminare divisione in Europa, inalberando una teoria della cospirazione che viene abitualmente attaccata quando viene espressa da altri. Al contrario, i manifestanti anti-governativi in ​​Venezuela non possono sbagliare, anche quando commettono atti di violenza terribili. Coloro che accusano falsamente i Gilets Jaunes di essere motivati ​​dal “razzismo” hanno invece taciuto quando un uomo di colore, il ventunenne Orlando Jose Figuera, fu bruciato vivo dai manifestanti anti-governativi a Caracas nel 2017 .

Immaginamoci il clamore se i Gilet gialli avessero dato fuoco a un uomo di colore a Parigi. Ma se  sono gli anti-chavisti a farlo in Venezuela, chiudiamo gli occhi e facciamo finta che non sia successo visto che gli Stati Uniti e i loro alleati hanno sostenuto apertamente le proteste antigovernative in Venezuela. Trump ha persino riconosciuto il leader dell’opposizione del Venezuela, Juan Guaido, come leader del paese. Ancora una volta, immaginiamoci i titoli di testa se Vladimir Putin riconoscesse Marine Le Pen o Jean-Luc Melenchon come leader della Francia – oppure dicesse  ha detto, come ha fatto  Trump sul Venezuela , che la Russia potrebbe invadere la Francia se il governo non si fosse fermato. La mossa degli Stati Uniti invece è già stata approvata dai pezzi grossi dell’Unione europea, come Guy Verhofstadt; ricordiamoci che nonostante tutte le loro critiche a Trump, questi “liberali” europei politicamente corretti sono sul medesimo fronte degli Usa  quando si tratta dei regime change di stampo imperialista. Non è solo il Venezuela, è stato lo stesso in Jugoslavia nel 2000 e in Ucraina nel 2014.

L’uomo che reprime le legittime proteste a casa propria e il cui gradimento  è crollato a solo il 21% all’inizio di questo mese, ha pubblicato un tweet in cui ha elogiato “il coraggio delle centinaia di migliaia di venezuelani che stanno marciando per la libertà ”. Ma il  popolo del Venezuela non sta realmente lasciando il paese, lo fanno solo coloro che non sono venezuelani e che hanno la possibilità di farlo. La crescente inflazione della valuta è stata causata da forze esterne,e non dalla cattiva gestione del governo Maduro.

La vera ragione per cui il Venezuela deve essere conquistato sono le sue vaste risorse di petrolio e di terre rare.”

Ho inserito questo pezzo non perché presenti analisi nuove o particolarmente brillanti, ma proprio per la estrema semplicità che illumina a tutto tondo la diversità di narrazione e dunque anche il contesto di pretestuosità e di ipocrisia dell’informazione che è ormai nel senso più proprio informazione dei ricchi. Mettere in evidenza le fratture logiche e morali del racconto è ancora più importante man mano che si approssima lo scontro finale tra imperialismo e libertà di determinazione, tra reazionarismo e progresso sociale.

via Francia – Venezuela, due pesi e due misure — Il simplicissimus

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