La storia che vi sto per raccontare probabilmente la conoscete già. anche perché in questi ultimi anni è ritornata alla ribalta per la dipartita del suo protagonista, e per un libro di Walter Veltroni (che personalmente non ho letto) ma che sostanzialmente ne romanzava il contenuto, anche se la sua leggenda aveva da tempo ispirato altri sceneggiatori e altre storie. Questa il realtà è verissima e affonda le sue radici nel mare Adriatico, al largo delle coste riminesi, in acque internazionali, dove un’ingegnere alternativo e stanco della burocrazia italiana, in pieno ’68, decise di costruire uno stato indipendente, chiamato appunto: “Repubblica Indipendente dell’Isola delle Rose”:

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La sua genesi in realtà, inizia qualche anno prima, quando, quest’ingegnere bolognese di nome Giorgio Rosa e sua moglie Gabriella Chierici, decidono d’inventarsi un sogno, generato un po’ dalle loro idee, mezze anarchiche e mezze imprenditoriali, in un’Italia che sentivamo stretta. Il sogno era quello di costruire una micro-nazione indipendente che misero in atto tra il ’67 e il 68, quando a 12 km dalle coste romagnole, in acque internazionali, costruirono una piattaforma, sullo stile di quelle petrolifere, in acciaio e cemento, dove costituirono un governo composto da 5 membri, con la loro bandiera: tre rose rosse con gambo verde su fondo bianco; la loro moneta: il Mills, il cui tasso di cambio era di 1:1 con la Lira di allora; un’emissione filatelica di francobolli (ora oggetto dei collezionisti di tutto il mondo), e una lingua ufficiale: l’esperanto.

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E così, tra il boom economico e la primavera di Praga, quando nel mondo imperversa  la musica rock e la liberalizzazione sessuale, e in Italia le piazze sono invase dalle rivolte studentesche, mentre d’oltralpe esplode il maggio francese e gli Stati Uniti si avviano a concludere un decennio dove è successo di tutto, le cronache del tempo parlano anche di una dichiarazione d’indipendenza. Infatti proprio il primo maggio del ’68 nasce ufficialmente la “Esperanta Respubliko de la Insulo de la Rozoj” e fu subito un successo, infatti, avendo un’impostazione sociale, chiunque poteva accedervi, ascoltare musica, intervenire nella propria radio (allora illegale) per affermare le proprie idee, e via di questo passo. La curiosità e il via vai di barche per quella novità facilmente raggiungibile fu davvero enorme, ma è proprio a questo punto che arrivarono anche i problemi.

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Dapprima i pettegolezzi: si diceva che c’erano ragazza tutte nude, che sarebbero sorti casinò e night club, negozi con prezzi da porto franco, traffici illegali, alcole e droghe a go go e chi sostenne addirittura di aver visto ormeggiare vicino alla piattaforma un sommergibile russo. Inizialmente le autorità italiane tennero solamente sotto osservazione questa trovata, considerandola un’idea bizzarra, una messinscena ludica inventata solamente per giocare a una sorta di monopoli personale, tra il serio e il faceto. Ma quando il traffico di turisti incominciò ad aumentare a dismisura e le voci sulla radio privata divennero fondate, il governo italiano intervenne occupando l’Isola, bloccando di fatto qualsiasi altra iniziativa.

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Le autorità infatti iniziarono a credere, che le dichiarazioni relativa alla libertà o all’utopia stile hippie, erano in realtà delle coperture per esercitare tutta una serie di attività commerciali senza pagare le tasse. Di fatto l’ingegner Rosa non era proprio un uomo di sinistra, anzi, nato nel ’24, aderì giovanissimo alla Repubblica di Salò e una volta finita la guerra non si schierò mai per nessuna forza politica, decisione confermata anche in un’intervista dove dichiarò che nella sua vita votò soltanto due volte: una volta per i radicali e un’altra volta per Berlusconi, scelte che però lo delusero subito, facendogli confermare la sua propensione per l’anarchia. E furono proprio queste sue idee e questi suoi ideali che lui sostenne senza remissione, sicuro di confermare il suo spirito di libertà e la legittimità della sua isola costruita fuori dalle acque territoriali.

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Ne seguì un lungo iter giudiziario, anche con interrogazioni parlamentari, che alla fine dette torto a Rosa, con la conseguenza che fecero saltare in aria la piattaforma con delle cariche esplosive, e poi ci pensarono le successive mareggiate ad affondare definitivamente quel che rimaneva galla.
A questo punto sono molte le supposizioni e le discussioni che si possono fare, di certo i contratti che l’ENI stava facendo per trivellare quelle parti di mare; l’idea che un uomo qualunque potesse “costruirsi” uno stato indipendente, così come avrebbero potuto farlo in altri centomila; la poi non tanto infondata preoccupazione di evitare il sistema delle imposte nazionali; le sincere affermazioni del suo creatore che ha sempre sostenuto la legittimità della sua idea; sta di fatto che, sostanzialmente, il sogno del nostro eroe, durò solamente il tempo di un’estate.

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Come sempre però quando finisce una storia, inizia una leggenda, e dietro a una leggenda, noi, possiamo immaginare qualsiasi cosa, perché se gli anni ’60 sono stati un decennio dove il continuo rivoluzionarsi delle idee, ha inevitabilmente cambiato la società, quelle persone che hanno cercato la loro, di rivoluzione personale, pacifica, non possono che rimanere nell’immaginario collettivo con un alone particolare. Ecco che, se nel corso degli anni, tutta una serie di pubblicazioni, documentari, testi teatrali e persino fumetti, hanno stuzzicato la fantasia intorno al mito dell’Isola delle Rose, vuol dire che in fondo le utopie piacciono alla gente, e la gente ha bisogno di crederci, anche solo con un sogno, anche solo con un mito. Poi è vero, come ha scritto il giornalista Giuseppe Musilli, che all’Isola ha dedicato un libro: la libertà fa paura (!), e allora ai governi fa molto comodo che un’idea somigli a una favola, perché una favola rimane e si ritorna alla vita di sempre.

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Rimanendo terra a terra, il nostro ingegnere, perché d’imprenditore si tratta, realizzò un’opera con un sistema semplice, ecologicamente poco impattante, molto stabile nonostante la sua essenzialità, con un intelaiatura fatta di tubi in acciaio cavi e riempiti di acqua dolce che resero la piattaforma praticamente resistentissima a qualsiasi evento naturale. Il suo brevetto gli procurò altri commesse, così come la fama che ebbe al momento gli portò fortuna per dei progetti futuri dove si contraddistinse, ma si sa, il lavoro è lavoro, se poi oltre al business c’è anche un desiderio di libertà, perché non credergli? Giorgio Rosa disse che voleva par crescere le rose sopra il mare, e chissà, forse, ci sarebbe riuscito.

la repubblica indipendente de la rosa-11tutte le foto sono prese dal web

Tenete presente che nel mondo di vicende come questa appena narrata, ce ne sono altre come per esempio quella di Sealand: una micro-nazione fondata su una piattaforma antiaerea abbandonata al largo delle coste britanniche nel Mare del Nord, di cui nel ’66 s’impadronì l’allora giovane Paddy Roy Bates per trasmettere illegalmente l’emergente musica rock, superando la complessità e la censura delle leggi inglesi. Col passare degli anni poi si autoproclamarono una nazione indipendente, che nel ’78 subì addirittura, udite udite, un colpo di stato da parte di un tedesco che voleva impiantargli un casinò. Evento che venne sventato e che costrinse il governo della Germania a una trattativa proprio sulla piattaforma. Ci hanno fatto pure un film.
Ma questa  è tutta un’altra storia….
P.S. se però vi interessa, dopo 50 anni d’indipendenza, la “nazione” è in vendita.

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Sealand

Non dobbiamo stupirci più di tanto, c’era quel poeta il quale sottolineava che se vedeva uno schiavo addormentato, in molti gli dicevano di non svegliarlo, perché probabilmente stava sognando la sua libertà, e invece bisognava svegliarlo e parlargli della libertà. Ecco, dobbiamo prima incominciare a parlarci e ognuno di noi avrà la sua storia da raccontare, la sua vita da vivere, la sua utopia da sognare.

il Barman del Club

via ANARCHIA O BUSINESS – La storia della Repubblica indipendente de l’Isola delle Rose — Sourtoe Cocktail Club

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