L’ ASSOCIAZIONE CIECHI, IPOVEDENTI ED INVALIDI LUCANI

ACIIL ONLUS-PUBBLICA:

SOFIA RAGGIO DI SOLE

DI

VITO COVIELLO

Ogni riferimento a fatti, luoghi, persone o cose è puramente casuale.

Hanno collaborato alla trascrizione di questo libro i volontari del servizio civile:

fabrizio ileana, possidente luciacarmen, tomacci argenzia, zaccagnino antonella, zaccagnino marilena, con la supervisione di cancellara lucia

QUARTA DI COPERTINA

Sofia Raggio di Sole e altri racconti è una serie di storie e favole tratte dai ricordi dell’autore e da quella voglia di sognare con gli occhi innocenti della meraviglia.

Ha come protagonisti due bambini, Sofia e Nicolò, a cui l’autore ha voluto dedicare la stessa raccolta.

L’autore Vito Antonio Riadono Coviello è nato ad Avigliano il 4/11/1944 in provincia di Potenza, vive a Matera dalla nascita, dove si è sposato e ha avuto una bambina. Per un glaucoma cortisonico è diventato completamente cieco, ma nel suo buio ha iniziato a condividere quello che il cuore e la sua anima gli suggerivano.

L’autore ha per altro pubblicato diversi libri “Sentieri dell’anima”, premiato nel primo concorso internazionale Vittorio Rossi, “Dialoghi con l’Angelo”, “Donne nell’anima”, attraverso l’ACIIL ONLUS di Potenza.

RECENSIONE DEBORA ANDRIULLI

Sono Debora Andriulli e faccio l’ostetrica nella mia città
natale, Matera ma sono soprattutto mamma di tre ragazzi che, ormai, stanno
diventando grandi e che, spero, prima o poi, mi rendano nonna, una nonna
felice di raccontare le favole del mio carissimo amico Vito ai nipotini.
Meravigliose e fantastiche le fiabe contenute nel nuovo libro Sofia
Raggio di Sole di Vito Coviello, dedicato ai piccoli lettori. Racconti
dove il mondo animale assume le migliori caratteristiche umane, dove cani
e gatti sono amici, allegoria di una diversità che nell’incontro si
ama e si rispetta, dove l’amore familiare è sempre presente. Amore e
rispetto per il prossimo sono gli insegnamenti che queste poetiche fiabe
trasmettono ai più giovani nella speranza che, una volta adulti,
conservino un po’ di quel cuore bambino con cui l’autore riesce a
sedurre e a catturare la nostra attenzione.

monelli nel bosco

VITO E LEONIDE, MONELLI DEL BOSCO

Vito Leonide e tutti i bambini allora erano liberi di andare nella natura, nella campagna, nei boschi. Molte volte andavano per i boschi, si arrampicavano sugli alberi. Oh! Specialmente Vito che era un monellino, ma anche Leonide, il suo amico. Andavano a trovare i vivi cardellini, ma non li toccavano, li guardavano, ma non li toccavano, certo spaventavano la mamma cardellina, che scappava via, guardavano le due uova piccoline, ma non le toccavano e continuavano a guardarli, innamorati della natura. Nel bosco facevano tante scoperte, una volta trovarono il guscio di una lumaca, ma era grande, grande quanto il pugno di un uomo, non un pugnetto loro, grande ma era vuota, bianca, bucata, però era ancora lì, era proprio una casetta di una lumaca, enorme.

Cercarono molte volte lumache di quella grandezza ma non ne trovarono mai. Nel bosco videro perfino gli scoiattoli, quelli con la coda rossa, quella lunga, che volteggiavano da un ramo all’altro velocemente, ma non riuscirono mai ad acchiapparne uno, facevano dei nidi, molto in alto, dei nidi fatti a mano, a mo’ di batuffolo, con tanti fili, ma non riuscirono mai a trovare la maniera di acchiapparne uno. Quanto erano belli quei scoiattoli dalla coda rossa. Quelli che vedevano sempre correre ma gli facevano un po’ timore, erano quei lucertoloni, ramarri verdi, ma di un verde quasi fluorescente, che correvano, correvano, correvano. Ma non gli interessava, gli interessava mettere le mani nell’acqua, eh! Nell’acqua cercavano di acchiappare i girini, e quelli scappavano, li acchiappavano, li toccavano ma poi li lasciavano, o di acchiappare le pulci d’acqua, quegli insetti che camminano sull’acqua, che come cerchi di avvicinarli si infilano nell’acqua. Si davano appuntamento ogni volta per nuove scoperte, nuove cose, Vito, Leonide e tutti i bambini che andavano insieme a loro.

C’era anche quello piccolino, Nicolò, che loro chiamavano Nicolino, ma Nicolino si arrabbiava:” io non mi chiamo Nicolino, mi chiamo Nicolò” ma era piccolino loro erano più grandi, allora Nicolò si sarebbe dovuto chiamare Nicolino, da grande si sarebbe chiamato Nicolò, ma comunque Nicolò ci stava allo scherzo, usciva ugualmente con loro, e anche Sofia qualche volta li raggiungeva, anche se era femminuccia e preferiva fare i giochetti da femminuccia. Quando i maschietti gli dicevano:” vieni abbiamo trovato un nido, un nido di cardilli, vienilo a vedere”, lei andava, andava a vedere il nido. E diceva agli altri:” non li toccate, sennò poi mamma cardillo di spaventa”, una volta, nel fiume, trovarono dei pesci a forma di luna, di un colore beige. Li portarono a casa, ma non avevano come conservarli e chiesero a Nicolò di prestargli quella pentola che lui portava sempre dietro, ma chissà cosa ne faceva, qualche volta se la metteva in testa, a mo’ di cavaliere, altre volte la teneva in mano e qualche volte la dava in testa alla sorellina, ma la sorellina si difendeva, eh! Lo graffiava.

Eh! Sofia, la principessa raggio di sole, lei era troppo principessa per abbassarsi a litigare con Nicolino. Poi, una volta trovarono, sotto una grande pietra, un foro, curiosarono con una mazza, e ne uscì fuori una strana rana, una rana non di quelle verdi, una rana nera e gialla. I bambini rimasero perplessi, non avevano Mai visto una rana nera e gialla. Subito dopo ne uscì un’altra, un’altra, un’altra ancora. Era un covo di rane, un nido di rane sotto quel pietrone del fiume. Rimasero un po’ spaventati dalla novità e andarono via, scapparono sull’argine, e dall’argine cominciarono a tirare le pietre alle rane che si andarono a nascondere nell’acqua, e forse fecero bene, perché probabilmente potevano essere anche velenose. I bambini, per loro istinto, le cose strane, le cose pericolose, le rifuggono, le sentono. Ma quelli più belli erano quei pesciolini, quei due pesciolini a forma di luna, di un colore beige, che strane, non ne avevano mai viste, me neanche Vito, ne ha mai visti di pesciolini a forma di luna.

Una volta il papà di Vito raccontò a Vito, Leonide e gli altri bambini:” sapete nel bosco c’è un uccellino, chiamato il re degli uccellini” e loro chiesero: “ma com’è questo re degli uccellini”, e il papà di Vito disse:” è un uccellino grande quanto la punta di un mignolo, piccolo, piccolo, piccolo, ed è per questo che è il re degli uccellini”. – “e dove sta?” chiedevano i bambini. – “sta nel bosco, dovete solo cercarlo”. Lo cercarono molte volte, ma non lo trovarono mai, però da adulto, a Vito andando nel bosco, gli capitò di vedere volare da un cespuglio all’altro, velocemente, un uccellino piccolo, grande quanto la punta di un mignolo il papà di Vito non c’era più, era volato in cielo, insieme agli angeli. E quello era un saluto per Vito, era vero esisteva un uccellino grande quanto la punta di un mignolo, in quel momento Vito sentì una carezza, la carezza del papà, che comunque anche se lui non lo vedeva, era sempre vicino a lui, si! Perché i nostri cari sono sempre vicino a noi, anche se non li vediamo.

Tratto da: Onda Lucana® by Vito Coviello

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