L’ ASSOCIAZIONE CIECHI, IPOVEDENTI ED INVALIDI LUCANI

ACIIL ONLUS-PUBBLICA:

SOFIA RAGGIO DI SOLE

DI

VITO COVIELLO

Ogni riferimento a fatti, luoghi, persone o cose è puramente casuale.

Hanno collaborato alla trascrizione di questo libro i volontari del servizio civile:

fabrizio ileana, possidente luciacarmen, tomacci argenzia, zaccagnino antonella, zaccagnino marilena, con la supervisione di cancellara lucia

QUARTA DI COPERTINA

Sofia Raggio di Sole e altri racconti è una serie di storie e favole tratte dai ricordi dell’autore e da quella voglia di sognare con gli occhi innocenti della meraviglia.

Ha come protagonisti due bambini, Sofia e Nicolò, a cui l’autore ha voluto dedicare la stessa raccolta.

L’autore Vito Antonio Riadono Coviello è nato ad Avigliano il 4/11/1944 in provincia di Potenza, vive a Matera dalla nascita, dove si è sposato e ha avuto una bambina. Per un glaucoma cortisonico è diventato completamente cieco, ma nel suo buio ha iniziato a condividere quello che il cuore e la sua anima gli suggerivano.

L’autore ha per altro pubblicato diversi libri “Sentieri dell’anima”, premiato nel primo concorso internazionale Vittorio Rossi, “Dialoghi con l’Angelo”, “Donne nell’anima”, attraverso l’ACIIL ONLUS di Potenza.

RECENSIONE FRANCESCA FALCO

Mi chiamo Francesca Falco, sono nata a Baiano in provincia di Avellino il
06/10/1960 e lavoro in ospedale, in un luogo in cui la sofferenza e la
malattia possono cambiare persino le persone peggiori e trasformarle in
angeli, che dedicano la propria esistenza agli altri, alla loro
guarigione, alla loro cura…e quando non è possibile, li accompagnano,
con amore, con empatia, aiutandoli a non sentirsi soli nei momenti più
difficili. Tutti i reparti di un ospedale sono importanti, tutte le
persone che vengono assistite in un ospedale lo sono, ma nel reparto in
cui lavoro, i miei piccoli o grandi pazienti sono veramente speciali;
lavoro in Genetica Medica. Nel nostro reparto assistiamo persone di tutte
le età con malattie cromosomiche, genetiche e rare… ecco perché sono
veramente SPECIALI. Nel mio lavoro ho portato tutta la mia esperienza
formativa, i miei studi (diploma magistrale) mi hanno permesso di
comprendere che attraverso il gioco i bambini esprimono tutto il loro
potenziale personale, apprendono, crescono, imparano a mostrare perfino i
sentimenti… e molti dei miei pazientini sono piccoli di età, ma anche
quando sono più grandi il loro animo resta quello di un bambino, che
conserva intatta la meraviglia e la purezza d’animo che solo i bambini
hanno. Scrivo per dilette poesie, ma non ho mai pubblicato libri. Scrivere
poesie mi permette di conservare, come si fa con le fotografie, i
ricordi, le emozioni e i sentimenti che vivo. Ho una pagina Facebook in
cui le pubblico ed è proprio grazie a Fb che ho conosciuto una persona
veramente straordinaria che mi ha profondamente commossa per la sua
sensibilità e profondità d’animo: Vito Coviello da Matera. Per una
fortunata circostanza un giorno ho letto un suo post in un gruppo in cui
il numero degli iscritti era enorme… credo di ricordare fossero 5000
persone. Mi sono incuriosita e ho iniziato a seguire il gruppo leggendo e
postando le mie poesie, questo il modo semplice in cui ho conosciuto e
iniziato a leggere le bellissime favole e i racconti di Vito Coviello.
Sofia Raggio di Sole, e le Storie dei Conigli Parlanti, I racconti di
Nonna Maria e le Avventure del Piccolo Vito e di Leonida alla ricerca dei
nidi di cardellini (non per prendere i piccoli dal nido, ma solo per
poterli vedere da vicino), sono solo alcune delle magiche storie che ho
potuto narrare ai miei piccoli in ospedale! Che atmosfera magica creano
nel cuore e nella mente dei bambini le sue storie! Quando Vito mi ha
inviato i file audio dei suoi racconti dandomi la possibilità di farli
ascoltare sono stata felicissima. È iniziato un esperimento gioioso
che si rinnova ogni giorno. È bellissimo poterli vedere sedersi in
cerchio nell’angolino   della “Libreria    dei    Piccoli”, e  sentirli entusiasmarsi         per         le      letture       che   ascoltano.                                                                             All’inizio credevo che non sarebbe stato facile richiamare la loro attenzione,
sperare che seguissero, si interessassero alle storie; credevo si
annoiassero dopo un poco! E invece, con grande meraviglia mi sono accorta
che tutti,    anche         i più “difficili” da incuriosire, da
agganciare, (come dicono gli psicologi e i neuropsichiatri infantili),
erano tutti in silenziosa attenzione, magari qualcuno si alzava e girava
intorno al computer perché non riusciva a stare seduto per troppo tempo,
ma tutti si interessavano alla storia, e fino alla fine, e alla fine
l’esclamazione è sempre la stessa: Ancora, ancora un’altra
storia! Vito Coviello parla al cuore, le sue storie sono storie di
sentimenti autentici, di emozioni che sorprendono per la loro semplicità e
dolcezza e insegnano il rispetto, l’amore per gli altri, per i
piccoli animali del bosco, per le piante. Le sue storie raccontano
aneddoti o fatti che molti hanno dimenticato (il tesoro del Castello di
Lagopesole ad esempio), di un territorio bellissimo. Vito Coviello vive in
un luogo stupendo che l’Unesco ha dichiarato patrimonio
dell’Umanità e il Ministero per i beni e le attività culturali
Capitale Italiana della Cultura per l’anno 2019; Matera.

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LA LUPA

Vito aveva un anno e mezzo quando lo zio trovò nel bosco la lupacchiotta, era nei pressi della mamma che uggiolava, la mamma l’avevano ammazzata i cacciatori era morta, e la piccolina chiamava la mamma. Lo zio di Vito, zio Nicola portò a casa quel fagottino ne ebbe pietà. E come lo regalò al nipotino Vito i due fecero subito amicizia, si annusarono entrambi, Vito non parlava ancora neanche bene. E faceva le coccole alla lupa, Lupa. Crebbero insieme, Vito beveva ancora il latte col ciucciotto come si usava una volta, e anche la cucciolotta, gli aveva messo il ciucciotto sulla bottiglia e beveva il latte, e qualche volta se lo dividevano.

Vito beveva dal ciucciotto di Lupa e Lupa dal ciucciotto di Vito, erano fratello, crebbero insieme e giocavano insieme, e lupa era sempre una lupa, ma dei lupi non aveva più niente. Era giocherellona, era l’amica di Vito, la stella di Vito e stavano sempre insieme, si rotolavano nell’erba, Vito faceva il verso della lupa e la lupa uggiolava, si alzava in piedi voleva abbracciare Vito, si abbracciavano teneramente e si guardavano negli occhi, la lupa guardava Vito con gli occhi grandissimi e dolcissimi, e si riconoscevano l’odore e dormire insieme, avevano bisogno di stare insieme. Poi arrivati all’età di quattro anni il padre di Vito per lavoro li portò in città, quindi la lupa rimase li in campagna, dov’ era nato Vito.

Ma quando vito arrivò con il treno, curiosamente la lupa era li ad attenderli, stava lì in piedi alla stazione di Lagopesole, era simpatica, forse anche un po’ ridicola stava lì con il respiro lungo affannato, accucciolata con la lingua di fuori, e quando Vito scendeva dal treno. Sono fratelli anche se diversi, si riconoscevano ancora, si sentivano da lontano, poi i contadini del posto cominciarono a lamentarsi, avevano trovato qualche pecora morta, qualche animale morto e accusavano la lupa, era sempre una lupa ed era lasciata libera. Il papà di Vito per evitarle una morte, un avvelenamento o altro la portò nel bosco e gli tirò delle pietre per spezzare il legame.

La lupa lo guardò triste, non capiva e poi andò via offesa e non la rividero mai più. Da grande quando Vito è cresciuto si è ritrovato in un bosco all’età di sessantun anni è cieco e nel bosco della sellata di estate stava lì ad aspettare di registrare dei suoni per i suoi amici, aveva detto alla moglie e alla figlia di andare a cercare le fragole, quelle fragoline di bosco che si trovano in alcuni boschi, sono piccolissime, poi si raccolgono insieme in un filo, tipo collanina, in un filo di paglia, si mettono, si infilano nel filo di paglia. Intanto che Vito stava li ad aspettare a un certo punto sentì uggiolare, sentì passetti rapidi, erano cagnolini, li chiamò, si avvicinarono e li coccolò, ci giocava, dimenticò la registrazione stava a giocare con i cagnolini giusto l’altra estate a luglio, a ferragosto forse, sì a ferragosto, era ferragosto.

Da lontano incominciò a sentire un suono che lui conosceva, l’ululato del lupo, lui era nato in montagna, quell’ululato sapeva anche imitarlo, a un certo punto non sentì più niente, sentì solo un piccolo suono, un piccolo richiamo e i lupacchiotti andarono via, era mamma lupa che era venuta a cercarli e curiosamente a Vito, che aveva toccato i suoi cuccioli, la lupa non gli aveva fatto niente. La mamma lupa aggredisce chi tocca i suoi figli, ma forse quella lupa era la discendenza di Lupa amica e sorella di Vito. Per gli animali non ci sono biblioteche, non ci sono libri e tramandano la loro conoscenza con quello che hanno, con la memoria, con il DNA, anche con gli odori.

In quella lupa madre di quei cucciolotti, di quei lupacchiotti, c’era il ricordo di quell’amico di famiglia, ma anche a Vito era rimasto qualcosa della lupa, il senso dell’odorato. Gli era capitato di incontrare una persona a lui cara e sebbene non vedesse, di sentirne l’aroma, il profumo da cieco, una persona che aveva anch’essa degli occhi belli e dolci come quelli della lupa, una lupa anch’essa madre di cucciolotti e come la lupa attaccatasi ai figli una bellissima madre. Alle volte si dice che gli animali non hanno l’anima, ma come si fa guardando li occhi di una lupa che ti guarda con quegli occhi estasiati ed innamorati a non dire che anche gli animali hanno un’anima.

Tratto da: Onda Lucana® by Vito Coviello

 

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