Europee: alla scoperta delle sinistre impazzite

Tratto da:Onda Lucana® by Marco Di Geronimo

Non esiste più un partito di sinistra in Italia. Alle prossime elezioni europee c’è anzi il rischio che la sinistra non riesca ad eleggere nessun rappresentante a Bruxelles. Divisa in mille rivoli, quella parte politica sta attraversando una crisi enorme. Lo si nota dalla lunga carrellata di sigle e partiti che finge di costituirla.

Anzitutto bisogna distinguere due campi diversi. Quello della sinistra liberale, che guarda ai Verdi europei; e quello della sinistra anticapitalista, più agganciato alla GUE-NGL. In Italia è il primo a essere nelle migliori condizioni, col progetto Italia in Comune messo in piedi da Federico Pizzarotti e che si rivolge a soggetti europeisti come Diem.25, Possibile ma anche a Volt e +Europa. L’altro polo, quello più rosso, non ha ancora una strategia.

 

+Europa deve affrontare un problema di identità. Il congresso costituente di Milano ha scoraggiato i tesserati e regalato un terzo dell’assemblea nazionale alla corrente democristiana a guida Tabacci. Per questo ricerca una maggiore affermazione del proprio ruolo, rifiutando alleanze anche con Volt e con il PD. Potrebbe avere però un peso interessante in IiC, benché una liaison di questo genere non sia in agenda (per il momento). Se però il cartello si perfezionasse caricando anche i piùeuropeisti, diventerebbe un’opzione competitiva, con un bacino che oscilla attorno al 5%.

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Regna sovrana la divisione nel campo post-comunista. Il fallimento di Liberi e Uguali, e quello di Potere al Popolo, hanno realizzato condizioni estremamente sfavorevoli al dialogo. Esiste una certa propensione alla convergenza tra Sinistra italiana e Rifondazione. Nella medesima direzione sembra orientarsi anche la frazione di LeU guidata da Grasso e (soprattutto) Laforgia. Questo grumo forse ambiva a essere il principale interlocutore di De Magistris, a sua volta impegnato a raccogliere le macerie di PaP e sommarle al suo DeMa per costruire un cartello eurocritico di sinistra.

Il PCI e il PC di Rizzo si sono invece chiamati fuori da esperimenti del genere (additandoli come sinistra fucsia). Forse un ruolo di non poco conto potrebbe impersonarlo l’ultimo rimasuglio di l’Altra Europa con Tsipras, costituito da qualche reduce di PRC e SEL. Costoro (forse) potrebbero mettere a disposizione il simbolo: che varrebbe oro, in quanto scongiurerebbe una difficile raccolta firme allo spompato cartello di sinistra-sinistra.

In tutto questo è ancora da definire il ruolo di MDP. Gli scissionisti hanno da tempo dichiarato guerra ai cartelli elettorali (con ciò smarcandosi da eventuali liste uniche della sinistra). Speranza ha dichiaratamente appoggiato l’idea di una lista unica progressista: con tutta evidenza, un’apertura al PD di Zingaretti. Ma con Calenda che chiude i ponti col Nazareno, e la Carofalo che tuona contro Bersani, il rischio è di trovarsi isolati. Significherebbe che le sinistre italiane (un tempo unite nel cartello La Rosa nel Pugno) si presenterebbero divise in tre alle prossime europee. Col risultato di guardare allo sbarramento del 4% come al monte Everest.

Tratto da:Onda Lucana® by Marco Di Geronimo

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