Mi vorrei occupare di cose serie, ma per la terza volta nel giro di poco tempo mi trovo a dover commentare le elezioni locali per il contrasto abominevole che esiste tra i numeri e l’interpretazione che ne dà l’informazione padronale. Ci sono quasi costretto perché proprio nelle regionali lucane le indicazioni venute dal voto sono per certi versi ancora più chiare di quelle espresse dall’Abruzzo o dalla Sardegna, ma non di meno le tesi prefabbricate espresse in precedenza vi sono applicate senza alcuna variazione, come se fossero un indiscutibile  ordine del giorno. Al primo posto figura ” il crollo dei 5 stelle” l’aristotelico motore immobile della tesi politica a reti unificate che unisce destra e sinistra in un abbraccio cognitivo, al secondo il tentativo di nascondere sotto il tappeto il crollo del Pd. Prometto però che sarò brevissimo.

Nel caso della Basilicata questi due fattori sono aumentati al quadrato perché i 5 stelle notoriamente piuttosto deboli in quelle tenzoni elettorali amministrative dove più contano le camarille e le cordate consolidate attorno al potere, non hanno mai grandi risultati, ma questa volta sono diventati il primo partito della regione e hanno quasi raddoppiato i consensi rispetto alle precedenti elezioni, rendendo surreale il presunto crollo. Dall’altra parte vediamo un casto silenzio sul fatto che il Pd, da sempre con le mani in pasta nelle segrete cose, è sceso al 7% nonostante abbia tentato di nascondersi fra le liste e ad onta della vittoria di Zingaretti alle primarie con annesso tentativo di accreditarsi come uomo del ritorno a un mitico passato del partito. mai esistito nel concreto, che a sua volta viveva di un mitico passato delle formazioni che lo avevano preceduto ma nei confronti delle quali si è posto come frattura, non come continuità.  La vittoria di Salvini  è quasi ovvia in questa situazione di menzogna permanente effettiva, dove qualsiasi concetto e programma politico viene estromesso in favore di luoghi comuni e parole d’ordine insensate: in queste condizioni l’insensatezza più grande e più rilevante è quella che vince.

Ma da quanto tempo non sentiamo più una discussione politica vera, che riguardi idee, speranze, programmi, concetti, aspirazioni, visione della società? Da quanto tempo siamo costretti a una dieta vegana di surrogati e succedanei, di bistecche di soia, di frasi rituali che non resisterebbero alla più rozza delle analisi logiche, insomma a una retorica del discorso iridescente, ma vuota come una bolla di sapone? Per quale motivo non dovrebbe vincere Salvini che fa degli intestini del Paese le proprie bretelle? A quale razionalità o buona volontà dovrebbe soccombere visto che esse non esistono e sono soltanto flatus vocis nei talk show? Invece di scacciare i mercanti e i mercatisti dal tempio, li si è fatti sacerdoti del declino e della perdita di sovranità purché continuassero a recitare il vecchio rosario e non ci si accorgesse che intanto anche gli dei erano stati cambiati sugli altari. A forza di cercare il meno peggio per non affrontare la realtà ci si ritrova immancabilmente col  peggio.

via Amaro lucano — Il simplicissimus

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