Energie rinnovabili, il business delle mafie gira forte e vola col vento in poppa da un quindicennio.

Eolico e solare, infatti, sono da tempo entrati nel mirino dei clan per riciclare meglio, per diversificare i propri business.

A metà anni 2000 la Voce ha scritto un paio di inchieste proprio sui clan di camorra impegnati nel settore, clan che nei ’90 avevano fatto miliardi con i traffici di rifiuti tossici e che magicamente si scoprivano un “cuore verde”, a tutta ecologia. Ed ancora oggi in Campania dettano legge alcune sigle “ambientaliste” nate, cresciute e pasciute fra tir e monnezze, anche quelle tossiche.

Esattamente 9 anni fa, in un reportage di aprile 2010, avevamo puntato i riflettori su un gruppo emiliano, Brulli Energia, intorno al quale ruotava una miriade di società, un vero arcipelago eolico. Attraverso svariati incroci societari, da Reggio Emilia si arrivava fino ad Avellino, rimbalzando via Londra ed alla sigla IP Holdings Limited. Per approdare in Sicilia, e a quel nome che oggi fa tanto rumore: Vito Nicastri, il re dell’eolico in forte odore di Matteo Messina Denaro.

Ecco cosa scriveva la Voce. “Avellino nuova Londra? Il capoluogo irpino neo ombelico del mondo? No, più semplicemente si può dire che allo stesso indirizzo si trova il quartier generale delle società che fanno capo ad un altro fresco reuccio delle pale eoliche, Oreste Vigorito, originario di Ercolano (il celebre paesino degli scavi alle falde del Vesuvio), interessi tra Benevento – tra l’altro è il presidente della locale squadra di calcio – ed Avellino, dove appunto sono ubicate 9 società collegate, tutte impegnate nell’eolico”.

Così continua l’inchiesta del 2010: “E proprio a via Circumvallazione civico 108, ad Avellino, lo scorso novembre hanno fatto irruzione i militari delle fiamme gialle che, dopo i due anni delle indagini di “Via col Vento”, hanno arrestato lo stesso Vigorito. A finire in manette un altro avellinese, Ferdinando Renzulli, e due siciliani, Vito Nicastri di Alcamo, e Vincenzo Dongarrà di Enna (ma ci sono un’altra dozzina di indagati). Nel mirino dei finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Avellino, sette parchi eolici (riconducibili alla nove sigle made in Vigorito & C.), anche stavolta sparsi un po’ in tutto il Mezzogiorno, fino in Sardegna, dove si trova il maxi parco eolico di Le Plaghe, in provincia di Sassari, 26 turbine a vento per 20 milioni di euro”.

E un altro parco eolico all’epoca finito sotto i riflettori degli inquirenti si trovava in Calabria, il Parco Eolico di Girifalco: che faceva capo a quel gruppo emiliano Brulli Energia. Per quel motivo titolammo il reportage “Brulli & Pupi”.

Sorge spontanea una domanda. Come mai la magistratura non ha fatto granchè sugli affari green di Vito Nicastri & C.?

Perchè i business verdi dei clan non godono di particolare attenzione da parte degli inquirenti di casa nostra?

via EOLICO / QUEL VITO NICASTRI DIECI ANNI FA

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