La notizia di oggi è la conferma a tutte le missive da noi inviate dal 2016 alla Procura di Potenza circa l’assurdità di non avere nel quadro accusatorio iniziale il reato di disastro ambientale. Oggi è arrivato, tardi ma c’è il riconoscimento di ciò che non solo era evidente ed ampiamente comprovabile ma l’ovvia conseguenza di come il traffico illecito di rifiuti ed il taroccamento delle emissioni dovevano o no per logica generare un disastro?

Ma il disastro ora è da spostare sul Pertusillo, sugli alimenti, le aree agricole, i finti controlli sanitari e su Contrada Larossa nonchè su tutte le aree pozzi, Eni e non, che da decenni sono prive di controlli liberi e dettagliati. La Procura parte dallo sversamento fognario di petrolio come pistola fumante ma già prima di allora e durante le indagini vi erano numerose prove di una estesa contaminazione della falda:

  • nel 2012 Arpab già sapeva della contaminazione di falda vicino al Cova e tra il 2006 ed il 2010 la Metapontum Agrobios già paragonava le falde valligiane a quelle di Priolo ma riprendendo le parole di Curcio ci fu inerzia;
  • la rete piezometrica vicina ai pozzi ed alla condotta di reiniezione di Costa Molina aveva dati positivi già dall’era Schiassi;
  • le precedenti inchieste giudiziarie chiuse con l’archiviazione saranno da riaprire, dal Pertusillo alla sorgente dell’Abete a Calvello, perchè se la procura parla di inquinamento sul reticolo idrografico allora c’è da battersi a tappeto tutte le falde di tutta la concessione Val d’Agri;
  • le carte false sono state fatte su centinaia di passaggi; dalle modifiche sostanziali diventate non sostanziali alla mancanza di una stretta vigilanza su tutte le prescrizioni AIA, mancanze in parte denunciate dai CTU ma che ancora ad oggi non sono state integrate nelle nuove autorizzazioni, il COVA come Tecnoparco aspettano ancora la nuova AIA;
  • manca il controllo sulla rete degli oleodotti e l’aspetto della sismicità è stato abbandonato a sè stesso;
  • fare tesoro di tutto questo know-how e riversarlo subito su Tempa Rossa affinchè non si ripetano gli stessi orrori.

La Triassi strada facendo ha perso l’apporto di Basentini e Gay, volati su altri lidi ma l’arrivo di Curcio sembra aver smosso alcuni totem di inviolabilità. Noi non possiamo che rinnovare alla magistratura la nostra volontà di fattiva collaborazione sul campo, nella speranza che ora la nuova giunta Bardi blocchi subito l’attività di Eni a tempo indeterminato e che qualcuno consigli all’On. Rospi un più dignitoso silenzio.

Fonte:
Annunci