L’INCANTO DEL CANTO

Tratto da:Onda Lucana® by Angelo Ivan Leone-Docente di storia e filosofia presso Miur

Un crescendo quasi rossiniano. Un lirismo assoluto: come un pezzetto di eterno rubato al cielo, agli dei o a Dio stesso. Dopotutto: “credevo a Maometto come a Babbo Natale, che poi fondamentalmente è uguale”, cantavano non molto tempo fa gli Zen Circus. Prima di andare a San Remo, tanto per intenderci. C’è chi dice che il buco nero sia l’immagine di Dio, chi dice che la Supernova  (Nova in inglese) sia la dichiarazione più assoluta della nostra inanità. C’è bisogno di fede per sostenere entrambe le asserzioni, a chi è laico e non ha, per ovvie ragioni, queste verità assolute, dogmatiche e fideistiche belle e pronte, tutto questo non accade. La nostra misera ragione dinanzi a tanta bellezza muta si arrende, come voleva il Pascoli dinanzi al dolore stesso che “è più dolor se tace”.

Fissiamo stupefatti il cosmo con i suoi prodigi e ci interroghiamo su come potremo rubare i segreti per passare da un animismo primitivo e primordiale alla scienza che tutto spiega. Realtà e fantasia. Mito leggendario o storia documentata e documentabile? Meglio essere Atena (la figlia prediletta) ed essere nella testa di Giove dove tutto è spiegato, o Venere e lasciarsi incantare e incatenare dall’amore senza una ragione e senza una spiegazione? Con questi interrogativi irrisolti, vi lascio a questa superba canzone, dove davvero sembra che l’uomo vada oltre ogni cosa, innanzitutto: oltre se stesso.

Tratto da:Onda Lucana® by Angelo Ivan Leone-Docente di storia e filosofia presso Miur

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