L’ASSOCIAZIONE CIECHI, IPOVEDENTI ED INVALIDI LUCANI ACIIL ONLUS
PUBBLICA
DIECI RACCONTI PER SAMMY DI VITO COVIELLO

QUARTA DI COPERTINA

“Dieci racconti per Sammy” è una raccolta di storie, racconti e favole
piacevole da leggere ai bambini, la sera, prima di andare a letto.
L’autore narra al bambino Sammy – quasi come se le raccontasse a se stesso
– le sue vicende da piccolo e la descrizione di come era il suo paesino di montagna sessant’anni fa.
L’autore Vito Antonio Ariadono Coviello è nato a Sarnelli, frazione di Avigliano
(PZ) nel 1954, vive e risiede a Matera dove è felicemente sposato ed ha una
figlia. Vito Antonio Ariadono Coviello è diventato cieco a causa di un glaucoma
cortisonico vent’anni fa. Nel buio dei suoi occhi ma non della sua anima riesce
a fare quello per cui è portato: raccontare, scrivere ma, soprattutto,
condividere e regalare ai bambini delle favole e, perché no, anche un sorriso.
L’autore ha già pubblicato “Sentieri dell’anima”, “Dialoghi con l’angelo”, “Sofia
raggio di sole”, “Donne nel buio”, “Il treno: racconti e poesie”, “I racconti del
piccolo ospedale dei bimbi”, il quaderno di poesie “Poi…sia: un amore senza
fine” ed ora, ultimo ma non per ultimo, “Dieci racconti per Sammy”.

NOTA DELL’AUTORE

Ogni riferimento a fatti, cose, luoghi o persone sono puramente casuali.

RECENSIONE

di Alessandra Monetta, laurenda in Scienze del Servizio Sociale
L’autore Vito Coviello ci regala dieci racconti fantastici che descrivono la sua
età di quattro anni quando era nel suo paesino in cui è nato. Il titolo del libro
è “Dieci racconti per Sammy”. Quando parla nel secondo racconto del “re
degli uccelli” è una metafora per descrivere questo bambino: il più piccolo di
tutti ma il più intelligente.

Un viaggio di colori, sensazioni, curiosità che Vito prova da piccolo: un mondo
da scoprire attraverso la campagna che lo circonda. La natura è il filo rosso
di questo viaggio e l’autore la vive a pieno mimetizzandosi quasi con essa.
Le stagioni sono il battere del tempo e del ciclo normale della coltivazione,
quando si semina e quando si raccoglie.

Racconta della mietitura del grano e
della vendemmia, due momenti di fatica ma di orgoglio: la terra aveva donato
i suoi frutti alla gente del posto. L’invero, rigido e freddo, era difficile da
passare a quei tempi, le case non avevano i riscaldamenti e l’acqua calda.
Anche se erano poveri, i bambini si accontentavano di poco per essere felici,
erano arzilli, immuni dalle malattie, vivi e allegri. A fine giornata erano stanchi
ma soddisfatti per tutti i giochi che creavano e mettevano in atto.
Vito finisce il suo racconto con un altro viaggio, quello in treno che lo porterà
a Matera, tra i Sassi, in cui vivrà altri momenti belli della sua vita e crescerà
con altri amici. “Un nuovo posto da scoprire”, scrive l’autore.

RACCONTO TRE: LA PRIMAVERA AL PAESELLO

Quando avevo quattro anni, la natura forse era più verde, non era inquinata
come oggi. Quando arrivava la primavera la terra si riempiva di colori: i prati
verdi e i fiori coloratissimi di varie dimensioni (piccoli, grandi, piccolissimi).
C’erano tra i vari fiori: le rose “canine” di colore rosa con solo quattro bei
petali e le margheritine sui prati. Era bello vedere i colori della natura dopo
l’inverno grigio e cupo. L’inverno è bello solo con la neve anche se la
primavera ha un altro sapore.Sai Sammy, ricordo che in primavera arrivavano le lucciole: la sera non appena il sole tramontava incominciavo a vedere migliaia
di lucette dorate che volavano, qualcuna di esse si posava sulla mano e qualcun’altra
sulla spalla.

Lampeggiavano come tante stelle scese dal cielo a giocare per il
bosco e per la campagna. Da bambino ne prendevo qualcuna, la mettevo in un
grande barattolo di vetro e la portavo a casa per guardarla tutta la notte.
Le lucciole sono dei piccoli insetti che comunicano tra di loro con la luce, noi
essere umani, per esempio, comunichiamo con le parole, invece, altri
comunicano con i colori come fanno i fiori con gli insetti, il fiore con il colore
più bello seguirà il processo d’impollinazione più facilmente.

Questi insettini si cercano, maschietto e femminucce, con la luce, lampeggiando, con dei
segnali di luce dorata e, in primavera, la sera, quando l’aria è piena di questi
esserini luminosi ti senti come in mezzo alle stelle e cerchi di rincorrerle e di
acchiapparle. Il giorno è anche pieno di altri colori: ci sono le farfalle, coloratissime,
iridescenti e di mille colori.

Le “farfalle bianche” con dei puntini neri sulle ali,
le “farfalle cavolaie” chiamate così perché i bruchi nascono nei cavoli, sono piccoline, bianche con dei puntini neri, le “farfalle regine” , gialle e con grandi disegni sulle ali a motivo di tigre o a colori, le “farfalle della seta” o bruchi della seta, gialle e dorate. Da piccoli le rincorrevano per acchiapparle ma non sempre ci riuscivamo. Se ne prendevamo una la portavamo a casa e la facevamo vedere alla mamma. Le farfalle sono così delicate, non vivono a lungo, giusto il tempo per trovare moglie e posare le uova e per questo non era giusto che noi le prendevamo e le tenevamo così. Oltre alle farfalle e alle lucciole, c’era anche lo “scarabeo cervo” ,
chiamato così perché ha due corna come quelle di un cervo, è una specie di scarafaggio grosso, tondo e marrone scuro, noi lo chiamavamo “il
cervo volante”.

Quelle due grandi corna sono le sue braccia che servono per acchiappare cose da mangiare, quindi dovevi stare attento perché con i suoi spuntoni poteva pizzicare. Noi, però, li acchiappavamo lo stesso per metterli nello scatolo e cercavamo di dargli da mangiare le mollichine di pane ma non credo che gradissero questo tipo di cose. Per la campagna potevi incontrare le falene, le
“falene notturne”  con ali grandi quanto due palmi della mano, sono farfalle che volavano solo di notte e di giorno si appiccicano su qualche muro di pietra con le ali
spalancate, sulle quali sono disegnati gli occhi di una civetta.

Gli uccelli predatori vedendo una civetta si spaventano e le stanno alla larga. Oltre a queste farfalle, c’erano anche gli scarabei che hanno la forma di uno scarafaggio, un po’ più rotonda. Usualmente raccolgono le cacche di capra o di mucca, fanno delle palline e le rotolano. Queste palline sono molto più grandi di loro e vengono usate per creare un luogo caldo dove deporre le uova. In questo modo le uova rimangono protette
ed una volta che si schiudono, i piccolini trovano subito il cibo e mangiano le
“cacchette” per crescere.

C’erano tantissime formiche (immagine presa da internet), camminavano in fila, uno dietro l’altra come dei soldatini. A vederle non si direbbe che siano così intelligenti, invece le formiche sono degli agricoltori e degli allevatori.
Nel loro nido sotterraneo, fatto di buchi d’areazione in modo che ci sia sempre
corrente d’aria per permettere di avere all’interno una temperatura giusta,
raccolgono delle foglie d’erba sminuzzata dove coltivano i funghi, è un cibo
che a loro piace. Allevano anche le pulci, non quelle che danno fastidio o prurito ma una specie di pulci particolari che producono il latte per far crescere i loro
cucciolotti.

Le formiche le allevano nelle loro grotte, le pungono per trarne il latte da dare alla formica regina che ne ha bisogno per fare tante uova. Nella gerarchia delle formiche ci sono le “formiche soldato” e le “formiche alate”. Quando nasce una nuova formica regina – si distingue dalle altre perché ha le ali – le formiche alate
devono andare a cercare un nuovo nido per creare un nuovo regno, quando trovano il posto giusto perdono le ali e rimangono lì.

Quante cose belle si possono vedere per la campagna in primavera. Ed allora
Sammy sbrigati, fai esercizi, continua e abbi fede, solo una volta sceso dalla
carrozzina andremo a vedere le farfalle, a raccogliere i fiori, a vedere da
lontano i nidi delle api, ad acchiappare i “cervi volanti” e andremo a trovare
le fragoline di bosco, quelle piccole, saporite e profumate.
Sammy sono stanco, te l’ho detto che sono vecchietto, è tardi, vado a letto.
Sammy, buonanotte, a domani, ad un’altra storia.

Tratto da: Onda Lucana® by Vito Coviello

 

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