18.05.2019 – Giulio Sapelli

L’Italia va alle elezioni europee con gli Usa che, in guerra contro la Cina, sono ancora indecisi sul da farsi riguardo il Governo Conte

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte (LaPresse)

I nodi vengono al pettine. Il mondo sta cambiando in una forma inusitata e radicale. È iniziata una nuova Guerra fredda che ha per contendenti gli Usa e la potenza eversiva di ciò che rimane dell’ordine internazionale: la potenza militare e demografica della Cina. La questione dei dazi è solo l’inizio di un passaggio del Capo di Buona Speranza dell’inizio di una guerra su tutti i fronti, salvo quello nucleare. Una guerra che sarà in primo luogo per procura e di cui le prove generale si sono già fatte in Medio Oriente.

Il Mediterraneo è già oggi terreno di scontro e di contenimento. La stabilizzazione dei rapporti Usa e Russia diviene sempre più necessaria; ma sarà lunga, segnata da instabilità crescenti, e molto dipenderà dalla solidità che saprà dimostrare il gruppo di comando putiniano, che controlla l’apparato dello Stato e quindi tutta la Russia, e deve sempre sorvegliare che non si aprano spazi di devertebrazione nel potere verticale soprattutto nell’Asia Centrale, ancora controllata da una Russia insidiata costantemente dai cinesi proprio là dove giunge a compimento il grande gioco del controllo dell’heartland. Intanto l’Europa affronta un periodo di passaggio estremamente incerto e caratterizzato dalla distruzione di alcune roccaforti della stabilità.

Quella inglese si è già posta fuori gioco per i conflitti interni al partito dei conservatori. I Tories avranno una sconfitta bruciante nel corso delle elezioni a cui, in un gioco grottesco, gli elettori della Gran Bretagna dovranno partecipare per delle insane regole europee anche su questo punto fondate su un pilota automatico elettorale. Tale pilota automatico, da sostituto di una Costituzione europea che non esiste, si sta trasformando – non solo in economia – in un’arma di distruzione di massa della società politica, oltre che della società civile. Farage trionferà brutalmente e darà un altro colpo ai seguaci degli algoritmi in attesa che a tale pilota si trovi un’alternativa.

La stessa cosa accadrà in Francia, con il crollo verticale di Macron e la tenuta, non il grande successo, di Marine Le Pen, la quale prosciugherà tuttavia di voti un gollismo tradizionale esangue che sarà sempre più reso esangue dal nuovo gollismo macronista, tecnocratico senza ampia legittimazione popolare e che governa con una legislazione di emergenza molto più drammaticamente anti-parlamentare dei regimi proto-illiberali delle nazioni del Gruppo di Visegrad. Esse sono fornitrici a basso prezzo della forza lavoro che serve alle industrie tedesche e costituiscono l’esercito industriale di riserva di una Germania sempre più colpita dalla crisi da prosciugamento della domanda interna, dalla carenza di investimenti infrastrutturali e dalla decaduta demografia che nessuna immigrazione potrà mai sostituire. E questo perché il mercato del lavoro non è un autobus dove sale chiunque possa o voglia, ma una serie di vagoni numerati che devono trovare i loro passeggeri volta a volta, pena l’affollamento delle stazioni e lo svuotamento dei treni.

Angela Merkel sta conducendo l’ultima sua battaglia di lungo periodo condotta con un pensiero tattico anziché strategico (un’innovazione nell’arte della guerra politica che andrebbe più studiata per illuminarne e impedirne le conseguenze devastanti), inquinando i pozzi delle alternative possibili al prolungamento di un dominio del Partito popolare sulla politica tedesca ed europea sorretta dagli alleati baltici e olandesi. Lo Stato vassallo spagnolo soffre terribilmente di questa tattica che sostituisce la strategia, come dimostra la crisi del governo Sánchez che non troverà mai una stabilità parlamentare necessaria.

In tutto questo gioco delle lastre di ghiaccio che si sciolgono mentre eppur bisogna camminarci sopra, via via l’iceberg italiano si sta sciogliendo. Sembra che stia sempre per spezzarsi e crollare con alti tonfi ed esondamenti non climatici ma politico-parlamentari. Le diverse popolazioni di pinguini che su di esso vivono sono in pericolo e con esse le tribù eschimesi che da essi trovano sostentamento. Le apparizioni di cacciatori armati di denunce penali e avvisi di garanzia ad alta intensità mediatica dispiegata aumentano sempre più.

Cosa sta succedendo? È un apparato complesso, messo in atto in guisa di intimidazione verso una delle tribù più interessanti e resistenti che vivono sulle coste sud della Nuova Zelanda e che hanno molte affinità con la penisola italica, cosicché la metafora serve molto meglio della triste descrizione scientifica a rappresentare gli italici tormenti.

I pinguini antipodali che vidi in Nuova Zelanda molti anni fa mi sono apparsi in una agnizione che disvela la verità. Anni e anni or sono, terminato di far lezione ai maori e ai neozelandesi non maori, mi recavo sulle coste del sud e ivi trovai i pinguini gialli che già allora erano minacciati di sterminio per via del fatto che non erano in grado di vedere le reti dei pescatori nell’acqua, così che rimanevano e rimangono impigliati e spesso annegano, intrappolati. La più pericolosa era la pesca a strascico, principale causa di morte per questa specie in Nuova Zelanda. Oggi si è registrato un calo della popolazione di addirittura il 75%. I pescatori non solo sterminavano i pinguini, ma soprattutto li intimidivano. Infatti, nel mentre salvavano altre specie meno intrusive e più spettacolari quanto ad abitudini sociali e a livree naturalistiche. I pescatori in quel caso venivano sostituiti dai registi cinematografici di pellicole naturalistiche che diffondevano purezza dei costumi e probi comportamenti ben diversi dai gialli pinguini antipodali come livrea (ma in verità simili a essi in quanto a mores, a costumi…).

Il caso italiano è assai simile a quello dei pinguini neozelandesi. Pensateci e ora passate alla realtà presente. Gli Usa sono alla ricerca della soluzione di un enigma irrisolvibile: la classe politica italiana sarà al suo fianco nella lotta alla Cina?

Si tratta di una lotta per il predominio tecnologico e militare planetario e il ruolo che il Mediterraneo, lago atlantico ma altresì stagno dei conflitti franco-anglo-italiani, potrà svolgere sarà essenziale, sorvegliando le porte di accesso all’heartland sia per via marittima con Suez, sia per via terrestre con il Caucaso e la Turchia. l’Italia va alle elezioni europee con gli Usa ancora indecisi sul da farsi, ma che hanno tuttavia già sin da subito segnalato ai pescatori che la caccia ai pinguini gialli è aperta, per intimidirli e impedire loro di sbarazzare le isole e le coste della Nuova Zelanda del Sud dei pinguini non antipodali che con gli altri pinguini governano tali isole. Una popolazione stabile di pinguini che governi le isole è meglio delle isole disabitate. È questo il messaggio che gli Usa della mia storia metaforica danno alle popolazioni di pinguini italo-neozelandesi.

Si tratta di una sorta di riproposizione di una delle famose operette morali leopardiane che è sempre utile rileggere, anche se l’ambientazione naturalistica e simbolica è affatto diversa. Molto dipenderà anche dalla tenuta del sistema che Trump sta con alterni successi cercando di stabilizzare negli Usa, indebolendo le potenze di fatto filocinesi della finanza e di settori del Pentagono che ritengono che la Cina sia terreno di caccia per laute leve finanziarie o un nemico meno temibile della Russia. È molto difficile sapere che fine faranno le isole italo-neozelandesi. Cambieranno le loro popolazioni oppure no? Le attuali sono insieme destabilizzanti dell’Europa e anti-tedesche e anti-francesi e quindi incrociano virtuosamente il percorso che l’Amministrazione Usa vuole intraprendere.

Rimarremo a lungo nell’incertezza. Non si vedono infatti all’orizzonte nuove faune che potrebbero stabilmente insediarsi sulle isole italo-neozelandesi.

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