La mietitura e il Vulture

Tratto da:Onda Lucana®by Mattia Pasqua

A fine giugno i campi ai piedi del Vulture si colorano di un giallo intenso, come oro, creando un’atmosfera che collega la terra al calore del sole.

È tempo di mietere il grano ormai maturo!

I giorni della mietitura sono un momento importante per il mondo contadino, rappresentando un’attività rilevante sul piano economico e sociale.

Fin dai tempi antichi il grano costituisce per il popolo che vive alle falde del Vulture un elemento fondamentale dell’economia locale e un importante fattore di aggregazione sociale.

Infatti, un tempo I contadini si ritrovavano, tra fine giugno e gli inizi di luglio, nei campi per falciare manualmente le spighe mature, sotto i cocenti raggi del sole estivo.

Era un lavoro duro che trovava un momento di pausa a pranzo, per consumare all’ombra di un albero il pasto preparato dalle mogli e dalle mamme. In quei momenti di riposo, lo sguardo era rivolto al Monte buono, che è lì da sempre a proteggere il suo popolo.

Al tramonto i covoni delle spighe falciate venivano riposti in attesa della trebbiatura.

Oggi il rituale della mietitura continua a ripetersi ogni anno, con la stessa passione di un tempo, combinando la tradizione con l’innovazione tecnologica, che ha permesso di agevolare e velocizzare il lavoro, sostituendo alla falce manuale le moderne macchine agricole.

Pur cambiando i mezzi, lo spirito dei contadini del Vulture rimane quello di un tempo, genuino, autentico, animato dall’amore per la propria terra.

Una volta spogliata del grano, la terra priva del suo oro, é pronta per riposare, in attesa di una nuova semina.

Il lavoro di questo periodo dell’anno fornisce agli abitanti del posto una delle risorse principali del sistema economico locale.

Con la farina che se ne ricava vengono prodotti i prodotti tipici del posto: pasta e pane, per i quali la Basilicata intera è conosciuta nel mondo.

Tratto da:Onda Lucana®by Mattia Pasqua

Si ringrazia l’autore:Mattia Pasqua per la concessione del testo. Si ringrazia l’autore: Franco Vaccaro per la concessione delle foto fornite e prodotte.

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