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BANZI E DINTORNI (Quarta parte)

Tratto da:Onda Lucanaby Gerardo Renna

In una valle, alle pendici di Banzi, c’è un luogo
che nel gergo popolare Ripa di Carnevale è chiamato,
che noi Banzesi il sito della “Fons Bandusiae di Orazio crediamo che sia.

Questa credenza è avvalora da:
1) il termine Bandusiae nel titolo della poesia,
un genitivo di appartenenza, che potrebbe significare:
a) fonte di una città, villaggio o castello, appellato Bandusia,
probabilmente sovrastante un vicino colle;
b) sorgente del Banzullo (Vanzudd’), il nostro ruscello
che proprio da questa fonte nasce e si alimenta,
oltre che dalle acque che a valle scorrono dai declivi dei colli circostanti.
2) la verosimiglianza (ancora oggi, dopo 2000 anni!)
di tutti i requisiti descritti in quest’ode (6);
3) il trovarsi esso nella direzione Venosa-Banzi,
e cioè proprio sul probabile tragitto Venusia-Bantia,
che suo padre spesso faceva (portandosi dietro il figlioletto)
quale esattore dei tributi per conto di Roma,
che allora dominava anche nella nostra zona.

E’ facile, perciò, che Orazio bambino
sia rimasto molto suggestionato dalla bellezza e dalla freschezza del luogo (*)
e per la limpidezza e la freschezza dell’acqua che da quella grande rupe sorgeva e scorreva
con un allegro mormorio, ristoratrice di uomini ed armenti,
dalla calura dell’estate ardente!

Infine la storia della nostra Abbazia, la più antica della Basilicata.
Nell’VIII secolo d.C. dai Longobardi edificata e poi a Montecassino donata.
Molte furono all’Abbazia le donazioni di principi normanni, duchi, conti e baroni.

Col territorio e la sua possessione raggiunse notevole espansione.
Molte, però, furono le usurpazioni,
sì che il papa (7), nel 1089, a Banzi dovette venire e dal loggiato dell’Abbazia bantina
gli usurpatori di scomunica ammonire ed i beni usurpati far restituire.

Tratto da:Onda Lucanaby Gerardo Renna

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