NATU TEMB  – La società del focolare (Terza parte)

Tratto da:Onda Lucana®by Angelo Viccari

Il focolare ogni sera continuava a rappresentare l’elemento di aggregazione; attorno al fuoco, tra giovani, adulti e vecchi c’erano i bambini. Se nel corso della giornata si erano comportati bene, venivano dati loro fichi secchi con mandorle, marmellata prodotta in casa, noci, ecc.

Per la maggior parte di loro il futuro era rappresentato da una vita dura, come quella dei padri.

Accanto alle mamme, dinanzi al fuoco durante l’inverno (alla fioca luce delle lampade a petrolio), vicino al balcone o alla finestra in primavera, seduti agli scalini delle porte, sulla strada , durante l’estate, le ragazze facevano lavori prettamente femminili, dalle calze ai ricami, oppure tessevano (di giorno).

Oggi queste usanze sono quasi completamente scomparse. Sopravvivono, sia pure sotto una nuova forma, in alcuni paesini calabro- lucani delle aree più interne dove certe tradizioni continuano ad essere tramandate tra i componenti del nucleo familiare.

Parlando di usi e costumi di un tempo va ricordato il periodo di Carnevale. Nelle ultime sere si usava fare la pasta delle occasioni importanti, cioè i “Frzzul” che venivano conditi con la mollica oppure con il formaggio, oltre al sugo di carne. Oltre alla pasta si preferiva la carne di selvaggina (volpi e lepri) oppure uccelli, catturati per l’occasione utilizzando apposite trappole dette “Chiangul”.

In assenza di ciò si utilizzava carne di maiale oppure di capretto. Il tutto accompagnato da vino rosso.

Per festeggiare, ci si riuniva presso amici, parenti e compari. Si mangiava e si beveva, tutti insieme.

Tratto da:Onda Lucana®by Angelo Viccari

Si ringrazia l’autore per la cortese concessione del testo e della copertina.

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Racconto espresso con alcune parole tratte dai tanti dialetti dell’area metapontina in questo caso: vernacolo novasirese dalla cittadina di Nova Siri (Mt).