L’Armadio della Vergogna

Tratto da:Onda Lucana® by Marinetta Coppola 

Nel 1954 Piero Calamandrei scrisse: «Ormai, a quello che furono capaci di fare i nazisti in Italia e in Europa, è meglio non pensarci più. È uno di quegli argomenti che nella buona società non è educazione toccare: è questione di galateo, di buon gusto. Bisogna dimenticare: chi non dimentica è un maleducato, e rischia per di più di essere schedato dalla questura: oblio di Stato». Con queste parole si stendeva un velo pietoso su quindicimila morti: italiani massacrati dai tedeschi e dai loro complici fascisti, dal 1943 al 1945. Gli uomini che si erano battuti per la libertà erano stati cancellati senza aver mai avuto giustizia. Massacrati uomini, donne e bambini.   Tredicimila pagine e oltre novecento fascicoli, è il cosiddetto «armadio della vergogna», rimasto chiuso per decenni, ritrovato solo nel 1994, ma da oggi consultabile on-line sull’archivio della Camera.

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Il materiale cartaceo fu ritrovato nella cancelleria della procura generale militare nel Palazzo Cesi-Gaddi di Roma, in un armadio che aveva le ante rivolte verso il muro . Ernst Wadenpful è l’unico imputato ancora in vita tra gli ex militari tedeschi che furono autori della strage nazista del 13 agosto 1944 a Borgo Ticino.   Quest’uomo di 97 anni troppo vecchio per l’ergastolo avrà una pena alternativa cioè i domiciliari, la giustizia volutamente arriva troppo in ritardo. Oggi dobbiamo ringraziare il giornalista Franco Giustolisi se si è fatta luce su tutta la documentazione. Ma quanti “Armadi della Vergogna” ancora ci sono da aprire , quante nefandezze sono ancora tenute segrete nelle coscienze di chi ha dovuto soccombere ai diktat di uno Stato assassino per motivi politici, per difendere l’onorabilità apparente di uno Stato perché questi furono i motivi preponderanti.     Siamo nel 1960 e sono ormai passati quindici anni dalla fine della seconda guerra mondiale. La Germania, sconfitta è divisa in due dal muro di Berlino.

Un nuovo nemico per l’Occidente si profila all’orizzonte è l’Unione Sovietica.   In Italia è terminata la ricostruzione, c’è il boom economico, e i civili e i militari italiani uccisi tra il ’43 e il ’45 in Italia e all’estero devono essere dimenticati.   Così i procuratori generali militari Enrico Santacroce, Arrigo Mirabella e Umberto Borsari, che dipendono dalle volontà politiche del governo guidato da Antonio Segni (Giulio Andreotti alla Difesa, Giuseppe Pella agli Esteri, Guido Gonella al ministero di Grazia e Giustizia), il 14 gennaio 1960 emettono un decreto di archiviazione provvisoria dei documenti sulle stragi. È un atto giudiziario illegale, a opera di funzionari dello Stato su mandato governativo.   In questo modo Santacroce, Mirabella e Borsari rendono invisibili gli uomini trucidati dai fascisti. Nel maggio 1994 avviene l’incredibile scoperta, ma sarà grazie al giornalista Franco Giustolisi e agli articoli e libri scritti che si sono potuti aprire i processi.

Sono 57 gli ergastoli decisi dai tribunali militari italiani tra il 2003 al 2013. Ma col passare degli anni i condannati sono rimasti solo 8.   Tuttavia Berlino non concede l’estradizione né esegue alcuna pena tutto è rimasto impunito. L’Armadio della Vergogna si richiude e giustizia non sarà mai fatta: questo credo sia uno degli episodi più ripugnanti della storia, ma sicuramente non unico in cui la giustizia non ha fatto il suo percorso, ostacolata o guidata da uomini senza scrupoli rappresentanti dello Stato, ma anche da coloro i quali dovrebbero garantirci che la legge sia uguale per tutti, certo, la legge, ma non la giustizia.

Tratto da:Onda Lucana® by Marinetta Coppola