L’associazione ArtePollino presenta “Del tempo fossile”, uno dei capitoli di Ka art. Per una cartografia corale della Basilicata, a cura di Katia Anguelova.

La mostra, che verrà inaugurata al MULA+ Museo di Latronico il 6 ottobre 2019 alle ore 18.00 e sarà visitabile fino al 3 novembre 2019, è il risultato di una residenza studio che si è svolta a settembre 2018 sotto la guida di Claudia Losi, in collaborazione con Francesco Pedrini.

Gli artisti coinvolti nella residenza: Silva Agostini, Bora Baboçi, Camilla Salvatore, Cosimo Veneziano e Pleurad Xhafa sono stati selezionati da Claudia Losi e Adrian Paci.

I cinque artisti, invitati a trascorrere insieme un periodo di residenza nel Parco Nazionale del Pollino, hanno lavorato sul tema, proposto dai tutor, “tempo fossile”, inteso come tempo della nostra memoria, del singolo e della collettività, e come memoria “profonda”, geologica, naturale e umana, dei paesaggi stratificati attraversati dal corpo e dallo sguardo. Altra parola chiave della residenza è stata “relitto”, inteso come ciò che rimane e sopravvive, in forme isolate, o comunque limitate, da situazioni e condizioni precedenti più ampie e generali: dalle specie relitte in biologia, ai paesaggi relitto in geografia e, infine, alle lingue relitte in linguistica.

Al termine di lunghe camminate collettive, incontri e discussioni con esperti e abitanti locali sulle caratteristiche geomorfologiche, antropologiche e storiche delle valli del versante lucano del Parco Nazionale del Pollino, gli artisti hanno individuato una serie di argomenti da approfondire. In particolare, le credenze magiche popolari, attraverso la teoria del sacro di Ernesto De Martino, dove entrano in gioco miti e ritualità antiche che ancora sopravvivono come fossili viventi; le comunità arbëreshë, uno dei maggiori gruppi etnici in Italia, di origine albanese, che ha saputo mantenere una propria specificità, dalla lingua ai riti religiosi fino alle arti e gastronomia; le storie di comunità e memoria dei “giardini di Senise”, un fertile sito dell’area sul quale fu costruita una tra le più grandi dighe d’Europa in terra battuta, la diga di Monte Cotugno, lungo il corso del fiume Sinni; il tema della biodiversità, così ricca in quest’area e quello della nutrizione; gli interrogativi sull’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati nel tessuto sociale locale. Tutti questi temi si sono intrecciati in una continua sperimentazione, come un’opera aperta e in progress.

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Fonte:https://www.facebook.com/artepollinofficial/photos/gm.2518194504934568/2407689696011455/?type=3&theater