La Complessità Irriducibile nelle Comunità Tradizionali.
Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda
Il biologo Michael Behe, nel 1996, per descrivere sistemi composti da più parti interagenti, tutte indispensabili per il funzionamento, coniò l’espressione “complessità irriducibile”. Il che vuol dire: se si rimuove una componente, il sistema cessa di funzionare. Esempio classico: La trappola per topi (base, molla, fermo, martello, gancio). Mentre nell’applicazione biologica, Behe citò il flagello batterico, la coagulazione del sangue e il sistema immunitario come esempi naturali. Questo mette in crisi la teoria di Darwin, perché se si ammette la “complessità irriducibile” automaticamente non è ammissibile l’evoluzione graduale. Cosicché il creazionismo torna nel mondo scientifico odierno.
Tuttavia, il medesimo sistema biologico lo si può applicare al cammino storico dei consorzi umani. Guardiamo alle comunità tradizionali; esse erano davvero dalla complessità irriducibile perché tutti i suoi membri dimostravano la loro indispensabilità, venendo meno una delle categorie (dette caste) cui gli individui appartenevano, crollava l’impalcato sociale: la conferma sta nel fatto che non esistevano disoccupati. Ogni singolo membro veniva “utilizzato” per fini pubblici, impegnato in qualcosa; persino i bambini, che lungi dall’essere sfruttati, come amano dire i benpensanti liberali, venivano inquadrati nelle corporazioni delle arti e mestieri; dove non facevano altro che apprendere l’uso di strumenti che sarebbero risultati utili per la loro vita futura. Maschietto a “padrone” fin dalla tenera età, vuoi per imparare a battere il ferro alla fucina oppure a impastare calce o altro ancora; femminucce a fabbricar tessuti al telaio. Entrambi i sessi potevano altresì coltivare le attività proprie dello spirito, quali le arti: dalla musica alla letteratura, dal teatro alla pittura, disegno, scultura etc. Nulla era precluso alla creatività.
Tale concordia ordinum persistette fino a che tutti ebbero un ruolo da ricoprire; prima che si affacciasse, portato delle rivoluzioni massoniche inglesi, la rivoluzione liberale del profitto a tutti i costi, per cui si cominciò a parlare di persone non necessarie! I tradizionali ruoli comunitari vennero spazzati via per far posto agli specialisti; e quindi non si parlò più di persone inquadrate in un ordine (gerarchico o di casta) bensì a individui “liberi” di poter esercitare qualsiasi ruolo: ma qui sta l’inganno. La libertà svincolò da famiglie e corporazioni onde inghiottire nei gorghi della competizione continua gli “addetti ai lavori”; che è poi il criterio in uso nelle società sempre più sofisticate, dove fin dal ‘700 si faceva largo l’industrializzazione. Ma non tutti furono capaci di reggere a quel modello unico di sviluppo, e vennero per questo marginalizzati. Nacquero allora i disoccupati; e persino gli anziani, un tempo venerati, furono accantonati perché non in grado di inseguire, per dire, le spole dei telai meccanici. Lo stesso dicasi per moltitudini di persone che nel mondo tradizionale trovavano sempre di che essere impegnati, e che dalla rivoluzione industriale in poi non seppero più che fare. Un artigiano-artista vide svilito il suo lavoro, perché lo stesso prodotto lo costruivano le fabbriche, e in serie, facendone peraltro crollare il prezzo di vendita. In buona sostanza il liberalismo aveva inventato le “persone inutili”; gente che era meglio non avere fra i piedi perché creava problemi d’ordine pubblico, a cominciare dal fatto che mangiava! Bocche inutili vennero ritenute dai legislatori britannici, ovviamente al soldo degli industriali. La soluzione stava, quindi, nella loro eliminazione! A teorizzarlo, per poi essere concretizzato dai regimi basati sull’ideologia, d’ogni tipo, dal nazionalsocialismo al comunismo, fu un pastore anglicano, e non poteva essere altrimenti: Thomas Robert Malthus. Costui s’industriò per primo e in modo “scientifico” a far applicare tutti gli strumenti legislativi necessari per la diminuzione della “pressione demografica”. Il risultato, dopo oltre duecento anni di tali politiche che ispirandosi a questo figuro vennero dette malthusiane, è sotto i nostri occhi: non nasce più nessuno.
E sono proprio le arzigogolate e a tratti davvero semplicistiche ricette degli economisti a confermare che, togliendo un pezzo di questa complessità irriducibile crolla l’intero impalcato sociale. L’indispensabile è nella natura delle cose; ma anche questa (che i tradizionalisti chiamano creato) venne ritenuta superflua, da qui l’artificiosità sempre più diffusa di ogni ambito della vita. Tutto questo giustificato dal darwinismo; la teoria che pur se mai dimostrata, venne comunque applicata nelle politiche sociali come giustificazione all’opera dei regimi d’ogni tipo, purché emanati dall’ordine liberale, capitalistico industriale; che considera l’essere umano sacrificabile in quanto superfluo man mano che le tecnologie avanzavano: ultima nell’ordine l’intelligenza artificiale. Anche le ingegnerie sociali, fondate sulle migrazioni continue e pilotate, sono il prodotto dell’“eugenetica” liberale, col precipuo scopo di dar “vita” all’umanità del res omnium res nullius. Dove c’è tutto e il suo contrario: d’altronde, non è forse Ordo ab chao il dettato massonico? E tutte le democrazie e i totalitarismi d’ogni colore da dove vennero fuori se non dalle logge?
Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda
Immagine di copertina creata dalla tecnologia con Intelligenza Artificiale.
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