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Prefazione

“Tempesta” è un’opera che si erge come un inno alla rigenerazione e alla resilienza, un tributo profondo ai legami umani che sopravvivono anche nei più oscuri momenti della vita. In questo scritto, esploreremo le sfide, le perdite e le tragedie che possono travolgerci, proprio come una tempesta improvvisa, ma allo stesso tempo metterò in luce la forza interiore e la capacità di rinascita che ogni individuo possiede.

Spesso, le tempeste della vita possono farci sentire impotenti e sopraffatti. Ci ricoprono di nuvole oscure e ci straziano il cuore. Tuttavia, è nei momenti di crisi che scopriamo il vero significato di amore e solidarietà, le risorse nascoste nei nostri animi, e la bellezza della trasformazione attraverso il dolore.

Questo scritto è dedicato a tutti coloro che hanno affrontato la tempesta e sono emersi dall’altra parte, rinvigoriti da un amore profondo e da una nuova consapevolezza. È un invito a non perdere la speranza, a coltivare la luce nei momenti di buio e a trovare nel caos il seme della rigenerazione. I legami che formiamo sono ciò che ci sostiene e ci guida, anche quando tutto sembra perduto.

Con questo tributo, voglio celebrare chi ci è caro e riconoscere le sfide che abbiamo affrontato insieme. Insieme alle pagine che seguono, auguro di trovare la forza per affrontare le tempeste della vita, di trasformare il dolore in crescita e di abbracciare la bellezza della rinascita.

Tempesta.

Tratto da:Onda Lucana® by Domenico Friolo

Un vento antico sferzava,
soffiando di sovente sulle
rocce di Timpa Palumma
e su sterpigne coriacee
di macchia mediterranea
sul fianco dell’accidentato
precipizio del demanio sul
cui fondo scorre il Ruggero.

Il soffio del vento divenne
tempesta furiosa, ululante.
Il popoloso borgo posto lassù
sulla cima di questo irto colle.
Chiuse le porte e finestre e da
dietro i vetri, muta osservava,
scrutava l’evolversi tempestoso.

Precipitò giù dal cielo pioggia
battente e per le vie del borgo
in forte pendenza si formarono
lavinar gonfi di acqua piovana
violenta che trascinavano nelle
periferie e nel canale Ruggero
quello che scorrendo avevano
catturato dalla cima del borgo:
un insieme di cose e a oggetti.

Il lampi abbagliavano e i tuoni
spaventavano uomini e bestie,
delle donne antiche pregavano
affidando a Madonne e Santi
il cessare della forte tempesta.

Intanto i secchi e capaci catini,
posti lungo le vie a raccogliere
la pioggia scivolata giù dai tetti
erano divenuti colmi di acqua.
Poi l’ultimo tuono dopo il lampo
e tutto si placò come d’incanto.

I lavinar avevano nettato strade,
il Ruggero era gonfio di acqua,
molte persone, dall’uscio di casa
guardavano su scrutando il cielo.
Nubi si sollevarono dissolvendosi,
riapparve la piana, si rivide il mare
il sole riprese a irradiare il borgo.

Le genti uscirono in strada felici,
il peggio era sembrava passato.

*) Lavinar: è l’insieme di acque piovane a scorrimento rapido e travolgente che si verifica nelle vie di borghi collinari e montani.

Tratto da:Onda Lucana® by Domenico Friolo

Si ringrazia per speciale concessione da parte dell’autore: Domenico Friolo

Immagine di copertina e interna create dalla tecnologia con Intelligenza Artificiale.

Riproduzione Riservata.


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