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Prefazione.

La poesia lucana racconta una storia profonda e complessa, radicata nel territorio e nelle tradizioni locali. La tradizione poetica in dialetto lucano non è soltanto un modo di esprimere sentimenti e pensieri, ma rappresenta anche un atto di resistenza e affermazione di un’identità culturale unica. Il dialetto diventa quindi un veicolo privilegiato per comunicare l’anima di una comunità, le sue esperienze quotidiane, le sue storie, i suoi miti e le sue leggende.

Inoltre, la lingua dialettale diventa strumento di autenticità e di “appartenenza”, creando una connessione profonda con le generazioni passate. Attraverso questa scelta linguistica, i poeti evocano immagini di paesaggi, tradizioni, usanze e una visione del mondo che è intimamente legata alla sua terra. La fonetica e la musicalità del dialetto stesso porta con sé una sonorità che arricchisce il verso poetico, conferendo freschezza e immediatezza. In molte opere contemporanee, i poeti lucani continuano a esplorare temi come l’emigrazione, il contrasto tra modernità e tradizione, e il legame con la natura.

La poesia diventa così un mezzo per riflettere su problemi attuali, conservare memorie e rivendicare diritti, sempre attraverso il filtro di un linguaggio che evoca la propria terra. Il dialetto lucano non è solo un’espressione linguistica; è una chiave per comprendere un’identità culturale ricca e variegata. Attraverso la poesia, questa identità continua a vivere, arricchita da esperienze storiche e culturali, e si proietta nel futuro, rileggendo e riattualizzando le proprie radici.

Onda Lucana – Redazione.

A Chiazza da Rutunna.

Tratto da:Onda Lucana® by Silvestro Maradei

Quanno scingo a chiazza, je mi scialo,

picchì saccio ch’à a quaccuno cciù trovo.

Mi giro barre barre, joco nu poco

l’ate vano jissenno e veneno tutte ‘lloco.

U paise si ‘llemmersa tutto a chiazza;

quannu su i sette finisce a musciaria,

l’amice si trovano e pigghino a via,

i ‘nnammurate resteno sinnò quaccuno s’incazza.

Cume na fai a levà a chiazza a nu rutunnaro,

pi diddro je tutto, je cume a nu faro.

Ci fano feste, ioche, balle e macarate,

ci girano a pitu, ci facemo i nuttate.

Po quanno vene u verno e chiove assai

a chiazza si mogghia tutta e resta sula.

Je a guerdo da putjia: nunna lasso mai;

quacc’uno c’u ìmbrello ci camina e i fa cumpagnia.

Appena jesse u sole come pi miraculo

a chiazza s’ asciutta prima i l’ate vie.

I gente jiessono a fora e quete quete

cuminciano a fa nata vota ‘nnanze e arrete.

Tratto da:Onda Lucana® by Silvestro Maradei


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