Elezioni.
Ero felicemente seduto a tavola, a gustare i dolcetti natalizi quando appresi al telegiornale che le elezioni regionali si terranno nella tarda primavera. Il gelo, benché assente in questo inverno, calò spietatamente su di me. Man mano però che proseguiva l’introspezione, realizzando il saper ancora lontane le fatidiche e sempre più allegoriche esercitazioni di democrazia, i pensieri cominciavano a precipitare giù, come da una rupe altissima, massi di discorsi e promesse; cavolate a più non posso, dallo spopolamento alla rivoluzione green e tutte le varie transizioni di cui è affetto il mondo occidentale. Perché se nei programmi non si dichiara la necessità di cambiare la sconfitta è certa! Ed io, illusomi che la sfida tra parolai pleonastici ammantati di cosa pubblica si sarebbe presto risolta in quel di febbraio, al massimo i principi di marzo, mi rassegnai ad affrontare l’eloquio decantante resilienze e condivisioni, cambiamenti climatici e diritti di tutte le minoranze possibili e immaginabili, soprattutto queste ultime.
Sono tutti come Proteo, il dio multiforme, perennemente cangiante, inafferrabile. L’importante è seguire la moda del momento, farsi amici del secolo, come avrebbero detto i monaci di una volta. Adesso l’imperativo è l’agenda 2030 e i fondi italiani detti PNRR spacciati per europei perché è più trendy (come si dice adesso, mentre negli anni ’90 si preferiva l’aggettivo figo!). Che sarà mai poi questa agenda 2030 è presto detto, come dice Carl Swabb, il vate dei nostri tempi: «non avrai niente e sarai felice!»

“Il Capro Espiatorio” – Vignetta by Antonio Morena.
Saremo noi, s’intende, a non possedere nemmeno quel poco che abbiamo. Saremo noi, gli espropriati dal nuovo liberal-comunismo che rende tutti uguali nella miseria e sine proprietas, di certo non i multimiliardari apolidi. Per costoro non esistono crisi di nessun tipo, dall’economica all’identitaria di “genere”. Intanto ci lasciano il balocco delle elezioni, purché i programmi, come detto, seguano i principi generali dettati dall’alto.
Così, mentre i nostri politichesi sciorineranno, con toni e sostantivi apocalittici, sul riscaldamento globale, l’arretramento della costa ionica, spopolamento dei centri appenninici e l’estinzione del pino loricato; le soluzioni saranno le seguenti paroline magiche: condivisione, resilienza, green, lotta al fasciopatriarcato (e spero un giorno diranno di cosa si tratta), di sicuro gli unicorni rosa paiono, al confronto, più credibili. Per cui urge più concretezza, ma cosa? Analizzando le sparate degli anni recenti è impresa ardua.
Dopo il polistirolo sulle facciate delle case, gli infissi nuovi (magari in legno o alluminio) buttati in favore di quelli di plastica (perché i polimeri sintetizzati in laboratorio sono green, non lo sapevate?), banchi a rotelle e monopattini, ci vuole qualcosa di autenticamente rivoluzionario, d’altronde nel mondo liberal in cui siamo felicemente immersi le rivoluzioni devono essere perpetue… E allora che si fa? Mumble, mumble… Eureka! Com’è che nessuno l’ha pensato prima? Se una coalizione politica vuol vincere di sicuro deve prodigarsi per un bonus estintori! Con l’aumento delle macchine elettriche ne serviranno tantissimi, e infatti consiglio a chi ha soldi da investire di mettere in piedi stabilimenti di produzione di bombole atte a spegnere il fuoco vivo delle esplosioni che si vedono già diffondersi dappertutto. Presto anche in Basilicata avremo a che fare con queste pirotecniche, man mano che si diffonderanno le prodigiose vetture alimentate sbancando catene montuose in giro per il mondo per ricavare il litio delle batterie; ma quant’è green ridurre il pianeta Terra come Marte?
Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda
Si ringrazia l’autore per la cortese concessione. Immagine di copertina tratta dal repertorio di Onda Lucana by Antonio Morena.
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