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Expo e l’immortale Petrolini.

Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda

La più che prevista sconfitta della Repubblica Italiana (l’Italia è ben altra cosa), nell’agone per l’assegnazione dell’Expo 2030 nasce da molteplici fattori, innanzitutto dall’autocompiacimento che il cosiddetto establishment italiano ha mutuato dall’Impero Anglò (inteso come USA-GB e Commonwealth). I proconsoli preposti al controllo della Penisola italiana sono convinti che appartenere all’angolo di mondo chiamato Occidente (ma che potrebbe benissimo essere definito Occidentalandia, data la sua propensione alla fuga dalla realtà psicofisica), sia sufficiente a vincere dappertutto. E’ come nei monologhi di Petrolini in cui impersonava

Nerone: «O vedi, il popolo quando s’abbitua a dì che sei bravo, pure che non fai niente se sempre bravo». Questo Nerone angloamericano a cui gli europei dicono sempre bravo oramai si ritrova 7 miliardi di esseri umani (su 8 complessivi), che se ne infischiano delle sue fisime nei riguardi della Russia, per esempio. E infatti è giusto porre l’accento sul fatto che l’Arabia Saudita, con la sua Riad che farà l’Expo, è entrata nei BRICS: la “famigerata” schiera di nazioni “ree” di non voler destinare i profitti delle loro risorse minerarie a Wall Street.

Ma sono cose troppo grosse, lontane nello spazio, non può essere vero che ci siamo inimicati tre quarti di mondo! Cosa c’entrerà mai l’isolamento in cui si è cacciata l’Europa, al seguito dell’impero anglò in declino. Ecco come si ragiona dalle nostre parti, si sta ancora a Petrolini e il bravo bravissimo! E dunque, siccome in politica estera le azzecchiamo sempre tutte, perché stiamo dalla parte del settimo cavalleggeri, anche quand’è palese che sia stato circondato dai sioux di Toro Seduto (scegliete voi chi debba interpretarlo in questo momento storico, Xi Jinping o Putin) preferiamo guardare alle cose che non richiedono occhiali da miopi, quindi la roba sotto il naso.

Per cui, secondo la vulgata, Roma ha perso perché ci sono le buche nelle strade e il traffico congestionato (Jonny Stecchino aveva già spiattellato l’andazzo che aveva preso la società italiana). E ancora al sindaco di Roma, di cui non mi sovviene il nome per una sua tra l’altro non comune capacità di mimetizzarsi nel tufo e nel travertino della Città Eterna (che resta tale nonostante le seconde, terze, quarte ecc. repubbliche), oggetto di critiche per non aver saputo pubblicizzare i progetti tesi a fare della Capitale, una “città moderna”. Le opposizioni invece, com’era ampiamente prevedibile, sparano contro il governo perché lui sì che avrebbe dovuto intervenire con più solerzia a difesa della candidatura di Roma.

In ultimo il complottismo da bar: i sauditi hanno vinto perché “ci hanno i sordi”. Certo, per fare l’Expo ce ne vogliono e parecchi di soldi; ma il punto è soprattutto politico, e non mi riferisco alle cretinate televisive. La politica, vera, si consuma su altri tavoli che non sono quelli dei parlamenti nazionali o europei, sono le cosiddette segrete stanze, dei non eletti, i luoghi dove si costituiscono le basi del mondo futuro. L’unica colpa dei proconsoli al governo in Italia semmai è quella di essersi appiattiti sull’unipolare. I BRICS, gli autentici autori della vittoria saudita (quindi non è stato il petrolio a conferire l’EXPO), stanno diffondendo un nuovo approccio nei rapporti internazionali, lo chiamano multipolarismo; vuol dire che si fonda sul reciproco rispetto e sulla sovranità nazionale, su cui nessuno straniero deve obiettare.

L’esatto opposto di quanto avviene da noi, dove tutti mettono bocca tranne il popolo italiano. Eppure, anche il multipolarismo fu invenzione italiana (come una gran parte di cose inventate in Italia e poi “regalate” all’estero). Esso consisteva nell’apertura dei partiti, quando c’erano per davvero, a diverse opzioni; mi spiego meglio. La prima Repubblica aveva nel suo arco costituzionale il partito comunista più grande dell’Occidente, grazie a questo che divenne un vero e proprio privilegio italiano furono possibili diversi e fruttuosi contratti economici con l’Unione Sovietica. Di contro, al governo restava saldamente la Democrazia Cristiana, che incarnava i valori tradizionali del popolo italiano.

Ebbene, i giganti che si alternavano alla guida del glorioso partito scudocrociato riuscivano a gestire i rapporti con l’allora sì potente alleato d’oltreoceano. Anche in questo caso gli ottimi rapporti si traducevano in proficui contratti con gli Stati Uniti, che ovviamente gonfiavano il PIL italiano. Che le cose le sapessero fare, a quel tempo, riuscendo a barcamenarsi tra i poli mondiali, lo dimostra proprio la stagione delle stragi, frutto di gelosie di cancellerie occidentali, altro che brigatisti.

Nonostante questi attacchi l’economia italiana continuò a crescere, e con l’avvento dei socialisti la cosiddetta musica non cambiò. Anche con loro al governo il multipolarismo continuava a favorire esportazioni, esaltando la propensione dell’Italia come Nazione manifatturiera. Purtroppo, dove non vinsero i mitra e le bombe arrivarono altre delinquenze per farci tornare il popolo dei monologhi di Petrolini: battiam le mani e bravo bravo, fino al “neroniano” finale…?

Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda

Si ringrazia l’autore per la cortese concessione. Immagine di copertina tratta da Web fornita dall’autore.

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