
Pubblicata ieri l’ordinanza: per i giudici amministrativi pescaresi la riforma della Pubblica amministrazione viola almeno 5 articoli della Carta. Per questo motivo il Tribunale ha accolto i motivi del ricorrente, sospeso il proprio giudizio e trasmesso gli atti alla Corte costituzionale per la decisione finale
Violazione degli articoli 76 e 77 comma 1 della Costituzione, laddove, in contrasto con la precedente tradizione normativa e quindi con i principi e criteri direttivi di delegazione, non è stato consentito al personale del disciolto Corpo Forestale di scegliere di transitare in altra Forza di Polizia ad ordinamento civile”. Non solo, l’uso di termini “generici”, ha di fatto consegnato nelle mani dell’esecutivo un potere smisurato. Una “delega in bianco” i cui limiti l’esecutivo è riuscito in ogni caso a superare, nel momento in cui, dato l’obiettivo di “riformare” il corpo forestale, ha deciso di cancellarlo facendolo confluire nell’Arma.
Per contro, questa esigenza di razionalizzazione ed efficientamento della pubblica amministrazione, non trova nel mero risparmio economico una giustificazione, ma viola di fatto la tutela dell’ambiente sancita dalla stessa Costituzione. Tanto più, si legge, che “la “militarizzazione” di un corpo di polizia (o l’assorbimento del personale di un corpo di polizia civile in uno militare che è cosa analoga) si pone inoltre in netta controtendenza rispetto ai principi generali del nostro ordinamento e alle linee evolutive di questo nel tempo”. Insomma, la rivoluzione del governo è di fatto una restaurazione e un abuso delle funzioni legislative.
di Giampiero Calapà | 17 agosto 2017
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