L’Essere Permane nelle Forme del Divenire.
Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda
Altro giro, altra corsa, dicono ai luna park, o meglio, lo dicevano una volta. È iniziato un nuovo anno, altra rivoluzione terrestre intorno al Sole, ma alfine identici restano le gioie e i dolori. D’altronde il tutto è racchiuso nell’Uni-verso, gli eventi sono all’interno di esso, in un insieme; come asseriva Parmenide. Figlio dell’Antica Lucania (in specie dell’area cilentana passata poi, coi longobardi, nel Principato di Salerno), ha partorito la scuola cosiddetta eleatica. Operante principalmente nell’area tirrenica della suddetta regione, dov’era Velia-Elea per l’appunto, insegnava a speculare sullo spazio-tempo. Zenone (discepolo di Parmenide) anticipò Einstein col suo paradosso di Achille che non raggiungerà mai la tartaruga, questo sul piano teorico; nella pratica i lucani asserivano la relatività spaziotemporale tramite propri riti, usi e costumi: identici generazione dopo generazione, pur cambiando forme e persino credo religioso. Per farla breve, gli abitanti della Basilicata, almeno fino a quelli della mia generazione (anni ’70) restarono profondamente legati all’immutabile; vedendo ogni cambiamento come qualcosa da cui stare alla larga, o ancora negandolo. Le modifiche: sociali, tecniche o nella cosa pubblica, furono vissute come superfetazioni. L’atteggiamento rimase sempre, nel bene o nel male “gattopardesco”. Tutto era da noi, nel Mezzogiorno, sintetizzato nel: «l’Essere permane nelle forme del divenire». Si trattava di una convinzione che prescindeva da qualsiasi formazione politica, professionale o culturale assunta da ognuno di noi. Una profonda sintesi filosofica che affonda le radici nel pensiero greco antico, in particolare nella conciliazione delle posizioni apparentemente opposte di Parmenide ed Eraclito.
Laddove, se per il primo l’Essere è eterno, immutabile, ingenerato e incorruttibile. È una realtà monolitica e permanente, che non può cambiare né divenire altro da sé; per cui il divenire (nascita, morte, movimento) è solo un’illusione dei sensi, un’opinione ingannevole. Per il secondo è l’esatto opposto: è il divenire l’unica realtà. Tutto scorre (“panta rhei”), l’unica costante è il cambiamento stesso, il conflitto dinamico degli opposti (pòlemos, guerra, come padre di tutte le cose). Il fuoco è spesso usato come simbolo di questo perenne mutamento. La sintesi di entrambi è stata successivamente affrontata da Empedocle, Platone, Aristotele, Hegel.
Nondimeno, anche senza i costrutti logici dei succiati intellettuali, la saggezza degli antichi pastori esprimeva identici concetti. Che si trovassero seduti innanzi al focolare oppure sotto un cerro a sorvegliare le capre arrampicarsi sulle coste erbose, sintetizzavano la dicotomia Essere-divenire affermando: «munn jer, munn jè e munn adda ess». Suggerendo che la realtà non è né solo Essere statico né solo Divenire caotico, ma una loro sintesi: L’Essere rappresenta il sostrato permanente, la legge universale, l’essenza (o “forma” nel senso platonico/aristotelico) che sottende a tutto ciò che esiste. Il Divenire è la manifestazione concreta, fenomenica e temporale di quell’Essere. Le “forme del divenire” sono i modi in cui l’unica realtà eterna si presenta al mondo sensibile attraverso il tempo e il cambiamento. In sintesi, pur nel flusso ininterrotto del cambiamento e delle trasformazioni (il divenire), c’è un principio o una realtà fondamentale (l’Essere) che rimane costante e immutabile. È l’idea di un’unità sostanziale che si manifesta in una molteplicità di forme temporali.
Possiamo dire che negli ultimi 50 anni anche noi, genti dell’interno della Penisola Italiana, oltre al vello di pecora abbiamo tralasciato l’essenza delle cose per concentrarci fin troppo sul chi vogliamo essere, appunto sul divenire? Cedendo alle sirene progressiste abbiamo dimenticando che certe cose non possono essere modificate. Sarebbe perciò utile tornare a ragionare sulle “prospettive”: rispettare l’immutabilità della natura, soprattutto quella umana, in modo da evitare ideologiche derive autoritarie. Un esempio pratico è il dietrofront dell’UE sulle macchine elettriche. Finalmente a Bruxelles hanno capito che la sostanza tecnologica permane; il lavoro di migliaia di ingegneri che da decenni rendono maggiormente performante il motore termico, col risultato di inquinare sempre meno. Eccola la sintesi che vogliamo fra tradizione-essere e progresso-divenire. Ad esempio cominceremmo a salvare tanti posti di lavoro, da noi in quel miracolo industriale che fu San Nicola di Melfi. Speriamo bene e Buon 2026, Basilicata.
Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda
Immagine di copertina creata dalla tecnologia con Intelligenza Artificiale.
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