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Lomuti (M5S); Divieto Cannabis Light – Implicazioni per l’Agricoltura e l’Occupazione.

Il divieto della cannabis light sembra essere motivato dalla volontà di chiudere i cosiddetti “cannabis shop”, ma tale decisione risponde a un’ideologia proibizionista che non tiene conto della natura non psicoattiva della cannabis light. La motivazione della norma riguardante la sicurezza stradale sembra essere priva di basi scientifiche solide, poiché non è stato dimostrato che la cannabis light possa causare alterazioni dello stato psicofisico tali da compromettere la guida in modo significativo. Inoltre, la decisione di vietare la cannabis light potrebbe avere conseguenze negative per l’agricoltura e per l’occupazione, poiché molti lavoratori e imprenditori hanno investito in questa filiera, creando un mercato in forte crescita. Sarebbe opportuno che il Governo rivalutasse questa decisione e cercasse invece di valorizzare le potenzialità della cannabis light, anche dal punto di vista economico e ambientale.

Inoltre, potrebbe avere conseguenze molto negative per l’agricoltura e per l’occupazione, come giustamente evidenziato. Impedendo agli agricoltori di sfruttare l’intera pianta, si rischia di compromettere l’equilibrio economico di tutta la filiera produttiva della canapa, sia dal punto di vista alimentare che tessile, della bioedilizia e dell’energia. In tal modo, si metterebbero a rischio i posti di lavoro non solo degli agricoltori, ma anche di tutti coloro che lavorano nell’indotto, come ad esempio le piccole e medie imprese della trasformazione e della commercializzazione. Inoltre, molte aziende che si sono impegnate in questa filiera rischierebbero il fallimento, con un inevitabile impatto negativo per la ripresa economica del Paese. Sarebbe importante che il governo valutasse attentamente le conseguenze di questa decisione e, se necessario, cercasse soluzioni alternative che tutelino sia la salute pubblica che l’occupazione e la sostenibilità ambientale.

Il rischio di danneggiare enormemente anche le aziende e i lavoratori lucani che hanno investito in questo mercato. Il divieto limiterebbe la possibilità di utilizzare l’intera pianta della canapa per la produzione di prodotti nei settori alimentare, tessile, della cosmesi e della bioedilizia, nonché per la bonifica di siti inquinati e per la lotta all’anidride carbonica. Questi settori rappresentano un’opportunità di sviluppo economico e occupazionale per la Basilicata e la loro crescita potrebbe essere ostacolata dalla decisione del governo. Sarebbe opportuno che la politica dialogasse con le imprese e cercasse di trovare soluzioni condivise che tutelino l’occupazione e la sostenibilità ambientale, senza sacrificare l’intera filiera produttiva della canapa, che rappresenta una grande opportunità per il Made in Italy.

È senz’altro positivo che la regione Basilicata abbia promosso la coltivazione della canapa per scopi produttivi e ambientali, come previsto dalla legge regionale del 2018. Questa iniziativa dimostra la volontà della politica di sostenere lo sviluppo di una filiera produttiva importante per la regione, creando occupazione e promuovendo la sostenibilità ambientale. Tuttavia, la decisione del governo di vietare la cannabis light rischia di ostacolare l’intero comparto in Basilicata, come in altre regioni d’Italia, mettendo a rischio i posti di lavoro e l’economia locale. Sarebbe auspicabile che la politica nazionale governativa dialogasse e cercasse di trovare soluzioni che tutelino l’occupazione e la sostenibilità ambientale, senza sacrificare l’intera produttività della canapa, che rappresenta un’opportunità per la transizione ecologica e sostenibile della società.

Immagine creata dalla tecnologia con Intelligenza Artificiale.

Fonte: Ufficio Stampa delL’On. Arnaldo Lomuti – Coordinatore regionale M5S – Commissione Difesa – Camera dei Deputati.


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