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Piazza Mario Pagano, Paradigma di una Civiltà Post-Borghese.

Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda

Con Ordinanza Sindacale N°: 83/2024, del 13 agosto 2024, il Municipio di Potenza ha emesso il divieto di giocare a calcio nella piazza principale della Città capoluogo di Regione. Per i trasgressori è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria che va dai 25 ai 500 euro, come previsto dall’art. 7 bis del D.Lgs. n. 267/2000. L’ordinanza prevede anche il sequestro cautelare degli oggetti utilizzati per commettere l’illecito, in caso di inottemperanza agli ordini dell’Autorità. Questa la cronaca, ora l’analisi. Premesso, come obbligo, che la legge è legge e va rispettata, come anche l’etica civile, quell’educazione al rispetto delle cose pubbliche; tuttavia, in questo affastellarsi di burocratismi, tipico prodotto delle società liberali che da 200 anni dominano l’“Occidente” s’intravede la perseveranza alla mortificazione dell’istinto genuinamente virile.

Mi spiego meglio, nelle società tradizionali si cercava il raccordo tra passione e moderazione, si direbbe che il nicciano dualismo Apollo-Dionisio sia stato di volta in volta bilanciato dall’azione legale, però senza mai sopprimere l’uno o l’altro dei comportamenti puramente umani. La civiltà dei vari diritti, di tutti i diritti, ha sortito l’eliminazione del diritto naturale: l’espressione della parte più genuina. Nel caso specifico, chi di noi non ha mai tirato a calci un pallone nelle strade dei nostri piccoli borghi? La selezione la si faceva in quei contesti e tra gli anni 5/15, i migliori sarebbero poi confluiti negli oratori e da lì, previo ulteriore scrematura, al calcio professionistico, ma questo è un altro discorso. Raccontavano i miei maggiori che il fondatore della Vultur Calcio di Rionero, Pasquale Corona, passeggiasse per le vie del paese ad osservare i ragazzini che giocavano con palle di pezza cucita e piedi scalzi per le vie e i larghi fangosi del secondo dopoguerra. E poteva scegliere tra 400 ragazzi in media, tra quelli che si presentavano ai provini; quando oggi a mala a pena se ne presentano una ventina!

Stesso discorso avviene un po’ dappertutto. A questo porta l’eccessiva organizzazione, rigidità di comportamenti, quello specialismo socratico che vuole tutti inquadrati in compartimenti stagni che tra loro non comunicano, col risultato che oggi cercano, disperatamente, di ricostituire per legge la multidisciplinarietà. Così, se un ragazzino non vede il campetto in erba verde, oramai solo sintetica, con strisce e porte, non gioca. Quando invece, ai nostri tempi, bastavano due paia di mattoni in tufo per costruire le porte e immaginavamo di stare al Santiago Bernabeu. Con i divieti si costringono i figli del popolo (che terminologia desueta per i nostri tempi!), ad iscriversi alla scuola calcio dove la prima cosa che accade, ed è comune a qualsiasi tipo di istruzione, dalle elementari all’università, è la forma non più la sostanza.

Si bada a che siano inquadrati come soldatini, oppure, nell’eccesso opposto, a farli correre entro recinti dove tenerli a bada; difficile esprimersi quando puoi giocare due giorni a settimana e a orari che ti impongono. La scintilla del talento sboccia quando si è ispirati, non è un interruttore on-off. Per usare i sempre utili esempi storici, i nostri giovanotti sembrano i ragazzi che il Basileus di Costantinopoli arruolava per costituire gli arcieri a cavallo. L’addestramento risultava estremamente difficile, ed ancor più faticoso era il mantenimento di uno standard qualitativo in grado di affrontare i cavalieri delle steppe; laddove i primi erano figli della città, e quindi la loro preparazione era completamente artificiale, i secondi del tutto naturali, tiravano frecce dalla groppa di un cavallo lanciato in corsa prima ancora che camminare.

Credo che il paragone calzi perfettamente con quanto scritto fino ad ora. Cosicché, il luogo dell’esercizio naturale proprio delle antiche steppe è ad oggi assunto dal Sud America; dove si sfornano migliaia di ottimi calciatori in virtù della conservazione dell’istinto primario del ragazzo che, dopo merenda scende in strada cogli amici a tirare pallonate; e questo lo fa tutti i giorni, dove gli capita, com’era da noi una volta! Mi pare decisamente arduo pescare i nuovi Totti e Del Piero con lo schema di due ore a settimana, nel campetto recintato. Società asettica, senza più ardore, ricerca d’avventura. La gioventù odierna è come un torrente ingabbiato fra muraglioni di cemento; sfoga dove non deve, si racchiude quando non conviene.

Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda

Immagine di copertina prodotta con tecnologia della Intelligenza Artificiale.

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