Tr(i)ump – Il Trionfo dell’Anti-Ideologia.
Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda
Della politica americana quello che affascina di più è il detto-fatto; ossia, il riuscire a raccordare le istanze propagandate nella campagna elettorale con quello che si trova al momento in cui ci insedia. Di conseguenza, anche le posizioni diametralmente opposte vanno a convergere nei punti desiderati dall’amministrazione entrante. E può così capitare quello che è visto come un vero e proprio uragano, il cambio totale delle politiche rispetto all’amministrazione Biden; in particolar modo quelle sociali.
Certamente le amministrazioni democratiche oppure repubblicane hanno sostanzialmente operato in continuità ideologica, diremmo con linguaggio consono a latitudini europee, negli ultimi trent’anni. Il globalismo ha dettato l’agenda dell’occidente e tutti si sono adeguati al concetto di società aperta. Con Trump la rivoluzione termina il giro, e dunque i 360° riportano alle origini, o tradizioni, o ancora al mondo dei padri. In buona sostanza si tratta di un recupero della dimensione propriamente nazionale, fondata sul concreto, sul fattibile.
Quante volte dagli ambienti di sinistra si è detto che nel campo opposto si pensa e soprattutto si agisce seguendo la pancia? Ebbene, recita un proverbio vecchio come il cucco che la pancia dice sempre la verità. Cosicché, se nel suo discorso d’insediamento, il neopresidente annuncia che le auto elettriche non devono essere la soluzione unica ed indiscutibile, opera in favore di chi non può permettersi di filosofeggiare sui destini ultimi dell’umanità. D’altronde le auto sono concepite, paradossalmente, proprio per le province, o contee, interne e ben lontane dalle grandi città. Ivi, risiede una popolazione rurale e operaia per la stragrande maggioranza. Le smart city, altresì città in 15 minuti sono concepibili per una popolazione che campa di terziario: la metropoli può fare a meno delle auto, chi è fuori della sua cerchia neofeudale no.

I trumpiani, detti così come se fossero degli alieni, sono in realtà la punta di un iceberg che anche in Europa anela a farsi notare e che vota liste elettorali che hanno le medesime concretizzazioni da effettuare. Non di visioni dunque si tratta, non cercano le magnifiche sorti e progressive, bensì di mettere a proprio agio la vita. Non complicandola con regole fatte per una esigua minoranza metropolitana, si sarebbe detto un tempo: borghese. Nella stessa scia si inserisce l’abbandono della parte totalitaria delle politiche green, quelle che stanno oggettivamente affossando l’economia europea. Dice Trump, parlando sempre alla pancia delle persone, che non vuol dire parlare a degli idioti: abbiamo gas e petrolio, usiamoli!
I ghiacciai non possono essere salvati da chi perde lavoro perché delocalizzano le commesse in Cina; criminali sono poi le pretese sull’impronta di carbonio che ognuno di noi lascerebbe nel mondo. Ora, tutto questo è stato rigettato con la consueta verve statunitense. C’è da chiedersi se anche questo sarà recepito dall’Europa come tutto il resto che viene partorito a Washington e dintorni, e da quasi un secolo. Per ora, a Bruxelles le politiche antiideologiche trumpiane sono bollate come regressive. Di sicuro, per chiudere con un giudizio il più distaccato possibile, pare di assistere davvero al compimento di un percorso che ha oramai esaurito la sua spinta in avanti e allora torna alla base; un po’ come l’elastico che è stato tirato troppo. Trump forse è ancora in tempo a impedire che si spezzi, ed è questa la ragione per cui ha vinto.
Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda
Immagine di copertina e interna create dalla tecnologia con Intelligenza Artificiale.
Riproduzione Riservata.
Scopri di più da Onda Lucana
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.