Mentre Trump fa la voce grossa con Kim Jong Un in Asia, nel Medio Oriente le potenze occidentali stanno creando un vuoto politico senza precedenti i cui sviluppi sono minacciosi.

Trump cerca

Lunedì, il Presidente dell’Iran Hassan Rouhani ha dichiarato la fine dello Stato Islamico sulla TV di Stato a seguito della conquista della città di Albu Kamal, ultima roccaforte fisica del gruppo terrorista, da parte dell’esercito siriano. Benché lo Stato Islamico sia più un’ideologia che uno Stato fisico, è sicuramente una vittoria di tutti in nome della lotta al terrorismo. Peccato che a dichiararlo non fossero gli Stati Uniti, prima superpotenza mondiale e da sempre sensibile a temi quali terrorismo e Medio Oriente, o un’altra forza occidentale, ma uno Stato tradizionalmente freddo con l’Occidente. Si sta di fatto verificando nella nostra parte del mondo una sorta di apatia nelle problematiche che accadono fuori dai nostri confini.

Dopo le invasioni militari di Iraq e Afghanistan e i rispettivi fallimenti, in nome della lotta al terrorismo gli Stati Uniti sotto Barack Obama hanno intrapreso una diversa politica estera in cui lo zio Sam non impiega direttamente i suoi uomini ma preferisce formare ed armare forze locali per fare il lavoro sporco. Ciò nonostante l’amministrazione Obama è sempre stata attiva in Medio Oriente tramite i campi diplomatici, cercando di tessere nuove alleanze con potenze emergenti come l’Iran e limitando l’espansione dell’influenza russa.

Con Trump la musica è cambiata. Eppure all’inizio la situazione sembrava andare nel verso opposto. Con il lancio del missile 59 Tomahawk contro le forze governative siriane, a seguito del probabile uso da parte di quest’ultime di arme chimiche, si credeva in un indurimento della politica estera americana, finalmente rispettando gli ultimatum fissati (vedi Obama nel 2012).

Purtroppo è stata un’illusione. Lunedì Putin ha incontrato Bashar Assad sul mar Caspio e mercoledì ha incontraro Hassan Rouhani ed il Presidente della Turchia Recip Tayyip Erdogan, chiaramente lasciando da parte qualunque forza occidentale, in particolare spicca l’assenza degli Stati Uniti. D’altro canto, gli avvenimenti dell’ultimo anno hanno reso inevitabile il distacco tra queste parti. Da un lato, le stringenti riforme contro la libertà in Turchia hanno inasprito le differenze con l’Unione Europea, dall’altro gli Stati Uniti sembrano determinati ad annullare l’accordo con l’Iran, riportando la relazione tra i due paesi al punto di partenza, cioè zero. Senza poi parlare dell’atteggiamento per lo meno permissivo di Trump verso il Presidente russo, oramai privo di una voce contrapposta di ugual peso, qual era quella di Obama.

Rouhani e Putin

Non dimentichiamoci poi della crisi qatariota. Dal 5 giugno di quest’anno il Qatar subisce un embargo da parte dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi. Inoltre, altri otto paesi hanno chiuso le relazioni diplomatiche con il paese. Nonostante l’Arabia Saudita sia tradizionalmente un alleato molto vicino agli Stati Uniti, quest’ultimi non solo non sono stati tenuti al corrente della strategia dell’alleato, ma non sono ancora riusciti, come dall’altro canto neanche l’Unione Europea, a risolvere la questione.

Sembrerebbe che nell’arco di un anno l’Occidente abbia perso qualunque forma di influenza politica verso il Medio Oriente. In un mondo in cui il petrolio e il gas dominano tuttora le economie, i nostri vicini, tra i maggiori produttori di queste risorse, o sono ostili o destabilizzano il quadro politico locale. Visto che il Presidente del nostro più importante alleato, con la sua politica di “America first” (prima l’America), non sembra intenzionato a difendere per l’ennesima volta gli interessi generali dell’Occidente, tra cui i nostri, dobbiamo agire velocemente.

Per salvaguardare queste risorse strategiche a un prezzo e quantità vantaggiose, l’Europa deve trovare la forza per riformarsi e diventare un attore politico di stazza e forza internazionale. Solo così potrà effettivamente avere voce in capitolo in problematiche globali, occupando di conseguenza il posto di leader dell’Occidente che gli Stati Uniti hanno lasciato volontariamente vacante.

via AAA Cercasi Occidente — Accademia Politica