Alcuni accenni su un popolo eroico (sesta parte)

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda

guerra_rusia
Immagine tratta da web.

Al principio del ventesimo secolo il continente europeo viene sconvolto dalla grande guerra. Dopo i venti milioni di morti seminati tra la Renania, le Alpi, la Carinzia e le pianure del bassopiano germanico, niente sarà più lo stesso. L’Europa perde, per sempre, il suo dominio sul mondo. L’impero russo, come noto, uscì fuori dal carnaio della guerra con il trattato di Brest-Litovsk, in buona sostanza aveva ceduto agli imperi centrali, Germania e Austria. Questa capitolazione è merito del governo comunista appena salito al potere. Ma cosa sia stata in realtà la rivoluzione comunista-bolscevica è materia di dibattito ancora oggi, anzi, proprio negli ultimi anni si è registrato un notevole sviluppo nelle indagini sui protagonisti di quella rivoluzione che per ben settanta anni ha tenuto il potere su tutte le Russie. Nel precedente capitolo si era fatto cenno alla vendetta degli europei, ormai definitivamente giacobini, materialisti, sul mondo russo ortodosso che li aveva sconfitti al tempo dell’invasione napoleonica. Questo fallimento, lungi dal moderare le ambizioni occidentali, sortì, negli ambienti della borghesia dominatrice in Europa e negli USA, la voglia di revanscismo. Non lo si nota tanto facilmente ma in effetti sulle pianure percorse dalla Beresina gli europei occidentali subirono il loro primo grande smacco, e con esso fu sconfitto tutto un mondo positivista fatto di progresso e vittoria in tutti i campi, laddove quello militare sanziona solamente, e da sempre, la superiorità culturale dell’invasore. Ebbene, questi europei ex sudditi dell’Impero Romano d’Occidente nonché organizzati in nazioni da circa mezzo millennio, non potevano tollerare che un popolo di selvaggi, così definivano i russi, disprezzandoli, continuasse a vivere tradizionalmente e libero dai tentacoli del capitalismo internazionale. Cosa poteva sconfiggerli? Un altro tipo di internazionalismo, in buona sostanza l’altra faccia della stessa medaglia, il lato della cosiddetta rivoluzione proletaria. Marx, il sommo teorico del mondo della comune, ultimo arrivato di una schiera di individui partoriti dai borghi commerciali, aveva in realtà tutte le qualità per essere inserito nel mondo liberista. Era un prodotto di quel mondo borghese che pure diceva di combattere. Il dato fondamentale per comprendere meglio, ed in sintesi, chi era realmente questo personaggio, risiede nel luogo geografico di gran parte della sua vita e delle sue opere letterarie. Marx visse nella nazione che per prima, fin dal tempo della rivoluzione di Cromwell, aveva messo sul trono l’economia di mercato: l’Inghilterra. In questa terra e nella vicina Olanda vennero fondati i primi istituti borsistici; si stabilì il prezzo di gran parte dei prodotti che provenivano da ogni angolo del mondo. Ora, in una siffatta società risultava del tutto naturale giungere a conclusioni che da un lato offrono un oggettivo, e lodevole, giudizio biasimevole sull’alba del capitalismo moderno, (fatto di sfruttamento dell’umanità), ma anche una serie di soluzioni che avevano in nuce lo stesso programma liberista, ossia: la fine delle identità nazionali. Marx nutriva nei confronti degli europei la naturale diffidenza della sua comunità, era di famiglia e cultura ebrea, e questo, purtroppo è un dato storico inconfutabile, ha influenzato non poco il suo pensiero. Va aggiunto, inoltre, che queste tesi da lui espresse mirabilmente finivano con la giustificazione di una naturale alleanza col mondo della produzione e del commercio, anche questo, soprattutto in Inghilterra, appannaggio delle potenti famiglie ebraiche: ricordiamo che i Rotschild raggiungono il baronato e Benjamin Disraeli diviene primo ministro proprio al tempo in cui Marx scriveva. Dunque i fondatori ideologici e politici della “nuova Russia” non avevano avuto soltanto la stessa culla culturale, ebraica, altro tratto distintivo che contraddistingue questi comunisti è il ritrovarsi, come per incanto, tutti e negli stessi anni, in Inghilterra. Non solo Marx, l’Inghilterra è la Patria di tutti gli oppositori politici ai vecchi regimi: da Mazzini e Garibaldi fino a Lenin e Trotsky: tutti vissero ed operarono in funzione degli interessi britannici. In cambio ovviamente c’erano soldi e appoggio, anche militare, per la fazione cullata nel Regno Unito, allora impero mondiale di natura talassocratica, dunque in netta opposizione con quello politico e territoriale, di stampo feudale, che governava la Russia o gli imperi centrali. D’altronde le rivoluzioni necessitano di denaro, e molto, soprattutto se si vuole scardinare un impero, quello russo, che si espandeva da oltre mezzo millennio. Per farci un idea di come il comunismo infettò e distrusse un impero dobbiamo procedere illustrando la paternità culturale di chi operò simili atrocità: Lo svelamento del gande piano si ebbe nel 1881, quando Alexander II venne ucciso a seguito di un complotto ordito da famiglie ebraiche. A scatenare simile odio pare vi fosse stata la volontà, da parte dei Romanoff, di rendere la popolazione ebraica partecipe della vita comune con gli altri sudditi dell’Impero, come se questo non fosse buon senso. Ma in quale modo li si voleva uniti al resto della popolazione? Gli Zar dei secoli XVIII e XIX offrirono agli ebrei vasti appezzamenti di terreno assieme alle sementi, scorte alimentari, utensili, bestiame e case d’abete, laddove anche i ricchi vivevano, in talune zone remote, in dimore di fango! Tutto però risultò invano. Gli ebrei abbattevano gli animali da lavoro per poi cibarsene e dichiarare che erano morti di stenti, affittavano ai russi il lavoro e spesso non li pagavano, trascuravano gran parte del terreno loro affidato, e spesso o rivendevano oppure distruggevano gli attrezzi. In pratica preferivano continuare a prestare denaro a usura ai poveri mugiki, trattandoli da schiavi, oppure distillare vodka con la quale compravano la lealtà dei contadini. Gli ebrei avevano il terrore di integrarsi con gli altri, perché, dicevano, avrebbero perduto la propria identità. Questa vera e propria quinta colonna all’interno dell’Impero zarista venne abilmente cooptata dal capitalismo occidentale per distruggere un impero che, lo ricordiamo, era ben più vasto anche dell’URSS. Dall’Alaska alla Finlandia e la Polonia, tutto un pianeta all’interno del pianeta terra risultava sotto il Cesare d’Oriente: quello russo fu l’impero più vasto che la storia umana ricordi. Ma questa immensità era diventata anche la sua fragilità perché, come sempre accade agli imperi “maturi”, i quali tendono a ridurre la capacità offensiva-difensiva, cominciò a far gola all’intraprendente economia occidentale, che ora aveva un nuovo alleato nel movimento sionista talmudico.

Il 1902 può essere indicato come l’anno in cui i progetti, che definire diabolici è riduttivo!, di distruzione dell’Impero Russo si palesarono al mondo, o meglio diventarono di dominio pubblico. In un convegno di ebrei antirussi tenuto a Berlino il dr. Paul Nathan chiese espressamente la distruzione dell’Impero Russo, ovviamente per far ciò fece appello ai poteri finanziari. Inoltre, per eccitare gli animi all’azione, citò una circolare zarista nella quale si ordinava alla guarnigione di Odessa di schiacciare la rivoluzione che mira a creare un impero ebraico sulla Santa Madre Russia: tutto questo venne riportato in seguito in un articolo apparso sul New York Times. Evidentemente la corte imperiale aveva capito da dove proveniva la minaccia. E, almeno nei primi anni del secolo, lo Zar riuscì a rintuzzare gli attacchi; il punto è che l’appello di Nathan non cadde nel vuoto, perché iniziarono ad arrivare copiosi finanziamenti da parte di esponenti della stessa cultura che si diceva discriminata dal potere zarista.

Uno di questi finanziatori ebrei, che impersonava entrambe le nature, quella capitalistica e quella talmudica, si chiamava Jacob Henry Schiff. Già emissario Rothschild in America era socio della banca d’investimento Kuhn, Loeb & Co, anch’essa fondata da miliardari ebrei, oltre alla Banca di New York grazie alla quale nel 1905 riuscì a finanziare il Giappone invitandolo ad attaccare la Russia. Nello stesso periodo, l’attacco ovviamente fu complesso, non ci si poteva limitare a una guerra nelle province orientali, Schiff si prodigava per finanziare, sempre tramite organizzazioni ebraiche, una serie di scioperi nella Russia europea, la più ricca, col precipuo scopo di paralizzare l’amministrazione dello Zar e facilitarne la caduta. Al 1905 risale anche la rivolta dei marinai stanziati a Odessa, celebrata nell’opera cinematografica “la corazzata Potemkin”. Non mancarono, in quegli anni, frequenti e importanti furti di denaro pubblico, a seguito di veri e propri assalti condotti dai seguaci di Israel Helphand, detto Alex Parvus, (questo signore sarà anche uno dei finanziatori dei giovani turchi, altra congrega di cripto-giudaici che opererà lo sterminio degli armeni) e Leiba Bronstein, anche lui russificò il proprio nome ebraico in quello di Trotsky. Tuttavia il governo legittimo zarista resistette a questi assalti, represse le rivolte partorite dall’estero e ristabilì l’ordine. Purtroppo le 20.000 vittime di questi primi tumulti rappresentavano solo l’alba del genocidio.

Tratto da:Onda Lucana by Ivan Larotonda