Dare Centralità alle Aree Secondarie per lo Sviluppo Economico.

Lo spopolamento al sud Italia rappresenta una vera piaga per il Mezzogiorno e per l’intera Italia. L’emigrazione dei giovani, la mancanza di lavoro, la scarsità di servizi e infrastrutture sono solo alcune delle cause che spingono le persone a lasciare le regioni del Sud per cercare fortuna altrove. Questo fenomeno ha diversi effetti negativi sulla regione, come ad esempio una diminuzione della produzione, rendendo sempre più difficile il mantenimento di un’economia locale sostenibile; una mancanza di investimento nelle infrastrutture e nelle strutture di base, a causa della diminuzione della popolazione; e infine una progressiva perdita del patrimonio storico-culturale, a causa della diminuzione delle risorse umane necessarie per la sua custodia e valorizzazione. Per contrastare lo spopolamento al Sud è necessario creare condizioni che favoriscano lo sviluppo dell’economia locale e l’attrazione di investimenti esterni, in modo da generare nuovi posti di lavoro e creare nuove opportunità per i giovani; inoltre, è importante investire nelle infrastrutture e nell’accesso ai servizi fondamentali, poli di attrazione per famiglie e individui. Ma non sempre tutto funziona come vorremo. Un esempio su tutti; la decisione di Hamelin/Favorit di chiudere lo stabilimento di Tito Scalo, in provincia di Potenza, a causa della sua “non centralità geografica rispetto all’Europa”, evidenzia l’eccessiva centralizzazione economica dell’Unione Europea. Questa situazione, che ha un impatto negativo soprattutto sulle regioni periferiche e meno sviluppate, è il risultato della politica economica europea che favorisce le aree più ricche e competitive, a scapito di quelle meno dotate di risorse. In questo scenario, le regioni periferiche, come la Basilicata, vengono considerate come zone “secondarie” o “non centrali”, subendo così una serie di conseguenze negative, tra cui la chiusura di stabilimenti e la conseguente perdita di posti di lavoro. È necessario, quindi, mettere in atto politiche che prendano in considerazione le specificità e le esigenze delle regioni periferiche, al fine di favorire uno sviluppo economico sostenibile ed equilibrato su tutto il territorio dell’Unione Europea. Solo attraverso politiche di promozione dello sviluppo locale e di sostegno alle economie meno sviluppate sarà possibile ridurre l’eccessiva disuguaglianza tra le regioni europee e garantire un futuro più equo e sostenibile per tutti. In questa direzione le politiche di sostegno e incentivi per nuove imprese, il potenziamento di servizi essenziali, lo sviluppo di politiche attive per l’occupazione, la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale sono tutte azioni fondamentali per invertire il trend dello spopolamento e promuovere la ripresa economica del Sud Italia e dell’intero Paese, avvicinando le distanze sia all’interno della propria Patria che con la centralità dei Paesi Europei.

Immagine di copertina creata dalla tecnologia con Intelligenza Artificiale.

Tratto da: Onda Lucana® Press – Redazione


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