Errore di sistema.
Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda
E dunque, i cinque quesiti della tornata referendaria 2025 sono, ed era ampiamente prevedibile, falliti sotto i colpi dell’astensionismo. Si erano spesi per l’esito positivo, soprattutto per il raggiungimento del quorum, i partiti della galassia liberal-progressista. In realtà un pulviscolo di soggetti politici che hanno da tempo perso la ragione di esistere come aggregatori della popolazione dei ceti meno abbienti. Si parla certamente di campo progressista, e la Schlein “si sgola” per il suo compimento, ma in realtà ognuno continua a guardare il suo “particulare”, come avrebbe detto uno che a sinistra non è ben visto, a nome Guicciardini. In sintesi, ancora una volta la sinistra perde perché vede oltre… In tutti i sensi. Oltre ogni regola, paletto e recinto, in barba al motto delfico del “conosci te stesso”. In fondo, si tratta del male insito nella ragione sociale del progressismo. Pare una sorta di condanna a inventarsene sempre di nuove pur di non essere “ripetitivo”, ossia tradizionale.
Nella sostanza i quesiti referendari erano legati a fattori economici, ma allora cosa c’entra la cittadinanza a cinque anni? È dunque vero quanto sostengono alcuni, complottisti da cui stiamo alla larga, che serve abbassare ancora i salari immettendo nel mercato del lavoro elementi provenienti dal terzo mondo, i quali non hanno contezza dei diritti sociali spettanti ai dipendenti?
Un esempio vale per tutti, per capire a che livello prossimo all’aria fritta, ma che purtroppo costa milioni allo Stato italiano, siamo arrivati in questo referendum.
Il quesito numero quattro recita questo: «Volete voi l’abrogazione dell’art. 26, comma 4, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, recante “Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro” come modificato dall’art. 16 del decreto legislativo 3 agosto 2009 n. 106, dall’art. 32 del decreto legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito con modifiche dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, nonché dall’art. 13 del decreto legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito con modifiche dalla legge 17 dicembre 2021, n. 215, limitatamente alle parole “Le disposizioni del presente comma non si applicano ai danni conseguenza dei rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici.”?». In sostanza, abrogare le norme in essere ed estendere la responsabilità dell’imprenditore committente, significa garantire maggiore sicurezza sul lavoro?
Ma davvero uno dovrebbe credere a questo? Gli infortuni e le morti sul lavoro si combattono coi controlli di un apparato pubblico, qual è l’INAIL, non punendo l’imprenditore anche quando palesemente non ha colpe. Tali proposte alimentano solo conflitto sociale, e sinceramente siamo stanchi di imperiture faide: l’Italia ha bisogno di italiani, e possibilmente che parlino italiano!
Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda
Immagine di copertina creata dalla tecnologia con Intelligenza Artificiale.
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