Europa… e dintorni.
Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda
Che il tempo degli idealisti alla Adenauer e De Gasperi abbia lasciato il posto agli affaristi era cosa ben nota da tempo. Tuttavia, sa ancora di clamoroso scoprire che l’agenda UE continua a dettare regole di stampo para-sovietico nelle questioni puramente economiche; dal momento che si parla di regime liberale democratico. Sul volto dei burocrati di Bruxelles, non eletti da nessuno, s’intravede il lungo naso di Pinocchio. Ecco nello specifico i fatti.
Il gruppo francese Hamelin ha deciso di chiudere lo stabilimento Favorit di Tito Scalo, in provincia di Potenza. Il motivo risiede nella sua “non centralità geografica rispetto all’Europa”. Verrebbe da dire: complimenti all’onestà. E sì perché dopo anni di narrazioni oramai il burattino collodiano non può più nascondere la sua eccessiva proiezione nasale, così come la UE oramai ha smesso di fingere e si dichiara, nella remota provincia di Basilicata quella che è: Una riedizione carolingia.
Ma si sa che la storia, quando si ripete la seconda volta: «è farsa pidocchiosa». Com’ebbe a dire Engels in una lettera a Marx. In effetti la Unione Europea nacque con lo scopo di riproporre lo schema imperiale franco-tedesco in modo tale da far convergere le ricchezze delle zone periferiche in quel centro florido posto fra Elba e Loira, reso verde dalle cospicue precipitazioni.
Quelle che facevano crescere abbondante fieno col quale ingrassare i cavalli dell’esercito di Carlo Magno per le sue spedizioni. Ed ecco che all’epoca tragica, di difesa e costruzione del continente cristiano, si sovrappose la spilorcia età iniziata nel secondo dopoguerra. Persa la statualità in favore degli anglò, la coppia franco-tedesca s’accanisce su quel che resta dell’UE; a rimetterci i lavoratori del sud dell’impero.
La Favorit, marchio storico italiano di articoli per la scuola e l’ufficio, è stato acquistato da Hamelin nel 1996, ma oggi lo stabilimento lucano è l’unico sito produttivo rimasto, con 42 dipendenti e macchinari moderni, acquisiti anche grazie a fondi statali; però non è centrale, dicono. La Basilicata e l’intero meridione sono Europa e porto sicuro quando si tratta di trasferirvi i migranti, ma restano Africa, secondo il blocco “renanocentrico”, nelle questioni puramente economiche.
Temo che la farsa carolingia diventerà ancor più feroce nei confronti delle aziende italiane, e naturalmente anche le lucane; vedasi la fine dello stabilimento ex SATA di Melfi. Un processo di deindustrializzazione che non potrà arrestarsi senza la riproposizione del modello Stato-imprenditore; che però è vietato solo ed esclusivamente all’Italia.
In mancanza dell’IRI, volutamente dismessa proprio per favorire lo shopping straniero, qualsiasi soggetto politico eletto non potrà fare altrimenti in difesa delle nostre aziende. In tali condizioni potremmo però far saltare il banco Ue, del tipo: «muoia Sansone con tutti i filistei!», onde ripristinare le regole di concorrenza leale.
Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda
Immagine di copertina creata dalla tecnologia con Intelligenza Artificiale.
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