La Sitibonda.

Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda

Dal momento che l’umanità occidentale rifiuta il proprio passato, preferendo l’antinomia come costrutto filosofico e dunque è entrata nell’era fiabesca, e perciò si può tranquillamente parlare di Occidentalandia, ci tocca ripetere, come all’Adone che il mito vuole nasca ogni giorno dimenticando quello precedente; o ancora meglio alle memorie da criceto, che il cosiddetto “cambiamento climatico per azione antropica” è per l’appunto un’asserzione che potremmo mettere in bocca al Gatto con gli stivali. Per non tediare il lettore con lunghe dissertazioni sul tema che fa sembrare l’estate come l’inferno in terra, ci limitiamo a tener presente che le ere climatiche sono cicliche, nonché del tutto naturali: i periodi caldi e freddi si alternano per molti motivi del tutto naturali, dalle irradiazioni solari (che non sono mai costanti) alla precessione degli equinozi, lo spostamento dell’asse terrestre nel corso dei secoli.

Il passo del Monginevro, ad esempio, da cui scese Annibale con 50.000 uomini e 37 elefanti, è stato superato perché all’epoca era privo di ghiaccio (si era nel periodo detto “caldo romano”, 250 a.C. 400 d. C.), mentre ad oggi vi persiste. In tempi più recenti, anni ’50, l’ingegnere Giuseppe Catenacci di Rionero (Consultore Nazionale e Deputato Provinciale),descriveva il Sud Italia come un appendice secca della Nazione; per cui constatava amaramente che la grande industria non era possibile nel meridione, salvo casi molto rari, in quanto le aree interne non hanno la sufficiente portata idrica per sostenere la produzione d’immensi opifici. Come esempio lucano, o eccezione che conferma la regola,la classe dirigente della prima repubblica (che rimpiangiamo) riuscì nonostante tutto ad aprire un’acciaieria a Potenza, che diede lavoro a 5000 uomini!E ancora il mega stabilimento Fiat-Sata a S. Nicola di Melfi, sempre concepito e realizzato grazie al potere pubblico, della serie:c’era una volta la democrazia. Come detto, si è trattato di oasi ritagliate con sacrificio a territoriche presentano due realtà geoclimatiche decisamente marcate dagli Appennini. Per cui il Mezzogiorno risulta con un versante tirrenico ben irrorato e perciò votato da sempre alla coltivazione di frutta e ortaggi, immerso questo nel mezzo di sontuose foreste in cui regnano ancestrali allevamenti intensivi.

Sulla fascia adriatica, in cui rientra anche la Lucania-Basilicata Nord-orientale, domina la coltivazione del cereale; ed è quest’adattamento umano nella produzione del settore primario a spiegare le condizioni attuali e di sempre. Nel Vulture Alto Bradano le precipitazioni scarse e le correnti fredde balcaniche hanno costituito il dominio di Cerere. Il celeberrimo pane di Matera e la spianata, detta da noi šckanāt, hanno rappresentato l’alimento principale “identitario” della civiltà contadina. La terra dei cereali si sviluppa sulla fascia “arida” che principia dalla Daunia, lambisce il Vulture e termina a Taranto. Si tratta di terre che possono risultare povere solamente a uno di città che, vivendo nell’asfalto e nel cemento, crede che la campagna sia dappertutto come l’Eden. La saggezza degli antichi, dunque di chi non aveva nulla da spartire con la borghesia industriale, sapeva cogliere il meglio da qualsiasi terreno. Come ben se n’avvide l’abate irlandese George Berkeley che, nel XVIII secolo, in viaggio per il regno di Sicilia rimase estasiato dall’oceano biondodi frumento di cui erano ricoperte, e ancora oggi nonostante tutto, le colline dalle Murge al Vulture. Il determinismo geografico fu teorizzato da Friedrich Ratzel proprio in base a tali contesti economici e sociali. Adattarsi, individualmente e politicamente, in base a ciò che si può ottenere dalla natura dei luoghi; sarebbe ora di tornare a studiarlo. Per il momento, con l’augurio di non dimenticare queste poche righe, gustatevi una fetta di anguria sotto l’ombrellone, sudate appresso al Santo Patrono, e godetevi il solleone. Buon Ferragosto, perché tanto l’inverno torna sempre, fidatevi.

Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda

Si ringrazia Sergio Giovanni Lorusso per aver concesso l’immagine di copertina.

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