Il Sacro Fuoco.
Tratto da:Onda Lucana® byAntonio Morena
Terranova di Pollino (PZ) – La “Notte delle notti“, come diceva qualcuno, il rito della benedizione del fuoco del sabato “Santo” nel nome della “Resurrezione di nostro Signore”.
Il fuoco nel Cantico di Frate Sole: amore e gratitudine
Così come espresso da San Francesco d’Assisi, che nutriva per il fuoco un grande amore nel suo Cantico di frate Sole, il fuoco non è soltanto un elemento naturale da temere o temere soltanto per i suoi rischi: è, invece, una presenza viva, capace di sostenere, rischiarare e rendere la vita più abitabile. Nel Cantico, infatti, Francesco non parla del mondo come di una semplice materia, ma come di una realtà da lodare, perché ogni creatura, anche quella più umile o quotidiana, rimanda al Creatore.
Quando Francesco dedica al fuoco il nome di “frate focu”, compie un gesto sorprendente: umanizza l’elemento, lo rende parte di una comunità spirituale. Dire “frate” significa riconoscere nel fuoco un compagno della vita, un alleato, un dono. E in questa immagine emerge tutto il suo sguardo: non si limita a constatare che il fuoco brucia, illumina e scalda, ma coglie la sua funzione di luce e di calore come segni di bene. Il fuoco, nel linguaggio del Cantico, diventa quasi un messaggero: scaccia il buio della notte e restituisce alle persone la possibilità di muoversi, di lavorare, di incontrarsi.
La lode di Francesco si concentra proprio su ciò che il fuoco “fa” per gli uomini: “allumini la nocte”, cioè illumina la notte. In altre parole, il fuoco non serve solo al calore: serve anche all’orientamento, alla chiarezza, alla speranza. Dove prima c’era oscurità, ora c’è luce. E questa luce, descritta come gioiosa e bella, fa capire che Francesco vede nel creato una forma di armonia. Il fuoco è “bello e iocundo”, cioè piacevole e lieto nonostante la sua forza. È un invito a riconoscere che anche ciò che può essere potente, se posto al giusto servizio, diventa fonte di armonia.
Inoltre, Francesco non nasconde la grandezza del fuoco: lo riconosce anche come realtà “robustosa e forte”. Qui si percepisce un aspetto importante della sua spiritualità: egli non nega la potenza degli elementi, non li addomestica con leggerezza. Al contrario, li osserva nella loro verità. Il fuoco è forte, ha energia, può scaldare e illuminare, ma è anche capace di distruggere se male usato. Proprio per questo la lode assume un valore ancora più profondo: lodare “frate focu” significa riconoscere la sua forza e, allo stesso tempo, sottolineare che ogni forza vera è un dono da maneggiare con sapienza e rispetto.
Il riferimento al fuoco nel Cantico di frate Sole ci mostra una visione del mondo radicalmente diversa: non una natura dominata, ma una natura amata e riconosciuta. San Francesco riesce a trasformare un elemento concreto—quello che brucia e consuma—in un segno di fraternità e gratitudine. Per lui il fuoco, nella giusta relazione, non è soltanto un mezzo: è una creatura che merita riconoscimento, perché fa parte di quel grande ordine di bellezza in cui tutto invita alla lode.


Così come espresso da San Francesco che nutriva per il fuoco un grande amore nel suo “Cantico di frate Sole“:
CANTICO DI FRATE SOLE – (1224/5).
Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature,
spetialmente messor lo frate sole,
lo qual’è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore
et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke ’l sosterrano in pace,
ka da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:
guai a·cquelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ’l farrà male.
Laudate e benedicete mi’ Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate
Tratto da: Francesco d’Assisi (1970). «Cantico di frate Sole». In: Contini, Gianfranco. Letteratura italiana delle origini. Firenze: Sansoni. Pp. 4-5.
Si ringrazia Elia Tufaro per la cortese collaborazione.
Tratto da:Onda Lucana® byAntonio Morena
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