L’Etica dell’Intelligenza Artificiale – (Prima Parte).
di Pasquale Martucci – Sociologo.
Oggi si parla molto di Intelligenza Artificiale, e ciò è un bene perché significa porsi il problema e individuarne le potenzialità e gli aspetti critici. Come sempre accade, ci sono posizioni radicali: chi pensa sia tutto bene, chi tutto male. Le solite categorie antitetiche, che non tengono conto della complessità dei problemi e non considerano le possibili varianti di un fenomeno che è attualissimo.
L’Intelligenza Artificiale rappresenta qualcosa che cambia le nostre consuetudini: istruzione, commercio, industria, viaggi, divertimento, sanità, politica, relazioni sociali, in breve la vita stessa che sta diventando inconcepibile senza le tecnologie, i servizi, i prodotti digitali.
La domanda principale è:
Cosa può fare l’uomo per la tecnica e, soprattutto, cosa la tecnica può fare per l’uomo?
Edgar Morin sostiene che l’IA fa molto di più delle macchine banali, anche se “il divenire dell’umanità ha spinto verso un uomo aumentato ma per nulla migliorato”. (Edgar Morin, Introduzione, in: M. Cerruti, La danza della complessità, Mimesis, 2023)
Ma prima ancora che si affermasse l’intelligenza artificiale, l’uomo aveva demandato alle macchine la gestione della sua vita. Sostiene Maurizio Corbetta (Clinica Neurologica dell’Università di Padova) che il cervello non riposa mai; anche durante il sonno richiama episodi di vita alla memoria. Però il cervello è adatto a mangiare, sopravvivere e procreare, ed invece deve prendere decisioni complesse. Dobbiamo oggi affrontare problemi di lungo termine e dunque siamo inadatti a fare tutto ciò.
Anche se molti affermano che l’IA ci libererà dal lavoro lasciandoci la creatività, Corbetta rileva:
“Ma come si alimenterà la creatività se abbiamo affidato la nostra memoria allo zio Google? Cederemo a Chat GPT la capacità di scrivere testi e risolvere problemi, e cosa resterà poi da pensare?”.
Il Chat GPT riesce a produrre analisi e sintesi sugli argomenti e i quesiti proposti, attraverso un percorso conoscitivo sempre più finalizzato a fornire risposte adeguate. Certamente si evidenziano le criticità in termini di utilizzo della IA, legate da un lato alla questione della accuratezza delle risposte, della veridicità in quanto la macchina attinge sempre ad una mole di dati forniti dall’uomo.
Un primo elemento da considerare è legato alla riproduzione di creatività ed emozioni, dal momento che sono appannaggio della facoltà umana; dall’altro lato, esistono criticità che necessitano di regolamentazione, per evitare la sopraffazione dei sistemi automatizzati.
La persona non si troverà più di fronte ad una macchina che si limita a svolgere compiti e analizzare dati sulla base di istruzioni assegnate, ma ad una che decide, determina ed estrae senso dai dati autonomamente. È proprio l’autonomia decisionale della macchina che rappresenta l’elemento distintivo dell’Intelligenza Artificiale. (Bonaventura Di Bello, Intelligenza Artificiale per le scuole, Hoepli, 2023)
Credo che oggi il dibattito sia soprattutto affidato a ciò che le norme possono impedire per un utilizzo distorto dell’IA.
Immagine di copertina creata dalla tecnologia con Intelligenza Artificiale.
Fonte: Si ringrazia l’Ufficio Stampa dell’Accademia dei Parmenidei.
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