Marianna Colangelo: Resilienza e Storia tra Italia e Uruguay.
Marianna Colangelo è nata a Brienza (PZ) il 25 maggio 1946 e ha trascorso parte della sua infanzia tra i vicoli di Napoli. A soli sette anni ha dovuto affrontare la dolorosa perdita del padre. Sua madre, diplomata in Ostetricia, trovò lavoro a Lagonegro, in provincia di Potenza, e fu lì che Marianna si formò, pur tra difficoltà e sacrifici. Nel 1963, conseguì il diploma all’Istituto Magistrale e si iscrisse alla Facoltà di Materie Letterarie all’Istituto Suor Orsola Benincasa di Napoli. Nel 1968 si laureò presso l’Università di Salerno. Iniziò il percorso di insegnamento, che la portò a trasmettere la sua passione per l’Italiano, la Storia e la Geografia agli studenti degli Istituti Tecnico e Magistrale. alla Nel 1986 un cambiamento radicale scosse la sua vita: decise di seguire il richiamo della politica e delle problematiche sociali, in particolare quelle legate disoccupazione giovanile. Intraprese una nuova carriera, dedicandosi all’elaborazione e realizzazione di progetti imprenditoriali, programmi formativi e iniziative europee transnazionali. Ebbe il privilegio di gestire e fondare diverse realtà, tra cui la “Cooperativa Apice” e il “Consorzio Machina”, dando un impulso concreto allo sviluppo delle imprese giovanili locali. Dal 1991 al 2002, ha ricoperto il ruolo di Presidente della prima Agenzia di Sviluppo Locale della Basilicata Sud Occidentale, la “A.L.L.Ba.” (Agenzia Locale Leader Basilicata) e si è impegnata per promuovere la crescita economica e sociale del territorio. Contrariamente a quanto immaginava da giovane, Marianna ha scelto due volte di sposarsi. Dal primo matrimonio sono nati i figli Christian e Massimiliano Merli, mentre col secondo marito ha accolto nella sua vita la figlia affidataria Jasmin Greco. Vive a Tortora (CS), in Calabria, dove si dedica con passione alla scrittura, alla cucina e al giardinaggio, in una continua ricerca di bellezza e armonia.

Un sogno lungo undicimila chilometri è la storia di Marianna Bertone, donna di Brienza capace di attraversare il proprio tempo come chi procede in salita senza mai arretrare. Sposata a Francesco Masiello, vede incrinarsi la promessa di una vita condivisa quando lui parte per l’Uruguay nel 1926, lasciandola incinta del loro secondogenito. Da quel momento, la sua esistenza diventa un lungo corridoio di attese: crescere i figli, custodire la casa, imparare a convivere con l’assenza. Otto anni dopo, una lettera sembra riaprire uno spiraglio. Ma la speranza si incrina definitivamente: Francesco scompare, interrompe ogni contatto e condanna Marianna a una condizione sospesa, quella delle vedove bianche , senza un lutto da piangere né una libertà da rivendicare. Marianna potrebbe cercare nuove strade, ma non lo fa. Non per imposizione, bensì per una dignità sobria e incrollabile. Lavora, resiste, rialza la testa, e affida ai figli la parte migliore di sé. Intanto, dall’altra parte dell’oceano, prende forma l’altra metà della storia. Montevideo accoglie Francesco con il suo porto febbrile e le promesse di un futuro possibile. Anno dopo anno, la distanza dall’Italia smette di essere geografica e diventa interiore. Tra lavori estenuanti, alloggi precari e la solidarietà degli emigranti, la sua vita si ricostruisce in modo inatteso: nuovi affetti, una casa non prevista, una famiglia che gli restituisce calore ma lo imprigiona nel suo stesso silenzio. Tra Brienza e Montevideo si dipana così un romanzo di vite parallele, segnate da scelte mai dichiarate e da legami che l’oceano tenta di cancellare. Marianna affronta la solitudine e la responsabilità di crescere i figli quasi da sola; Francesco cerca di conciliare ciò che è diventato con ciò che ha lasciato indietro. Eppure, al di là delle fratture e delle distanze, qualcosa resiste: i figli, la memoria, il filo invisibile che tiene insieme ciò che è stato e ciò che continua a vivere. A ricordarlo, in modo inatteso, è un epilogo che appartiene al nostro tempo: nel 2014, due nipoti di Francesco, Marianna Colangelo e Ana Silva Masiello, si incontrano sul web e, senza saperlo, riallacciano i fili spezzati di una grande famiglia divisa dall’oceano. Un gesto semplice, quasi casuale, che restituisce senso a un’attesa durata generazioni. Un sogno lungo undicimila chilometri è un racconto intenso e multigenerazionale sull’emigrazione, sull’abbandono e sulla resilienza silenziosa. Una storia che attraversa il Novecento e arriva fino a noi, dimostrando che nessuna distanza è definitiva e che, a volte, i legami più profondi trovano il modo di tornare a casa. Un omaggio alle donne e agli uomini che hanno portato dentro di sé un oceano intero, senza mai smettere di appartenere alla propria terra.
Sintesi
Tra le montagne di Brienza e le rive lontane del Río de la Plata si distende il filo teso di una storia familiare che attraversa oceani, guerre, segreti e ostinazioni silenziose. Un sogno lungo undicimila chilometri segue il viaggio, reale e interiore, di uomini e donne che cercano una vita migliore senza sapere che la distanza può curare o ferire, secondo il vento. Tutto comincia negli anni Trenta, quando Francesco lascia l’Italia con la valigia leggera e la speranza pesante. Dall’altra parte del mare, Marianna cresce i figli e lotta contro il disordine dell’assenza: lettere smarrite, risposte che non arrivano, notizie che si sgretolano nelle mani. Mentre il mondo cambia volto, anche la famiglia deve reinventarsi, tra silenzi, ritorni mancati e scelte che bruciano lentamente. L’Uruguay diventa teatro di nuove radici, di amori che provano a riparare crepe antiche, di bambini nati in una lingua diversa ma con lo stesso battito nel sangue. Gli anni passano — 1932, 1951, 1960, 1965 — come stagioni che si rincorrono; e ogni capitolo aggiunge un tassello al mosaico di una genealogia errante, dove nessuno è davvero perduto finché qualcuno lo ricorda. Nel cuore del romanzo vibra una domanda che attraversa le generazioni: quanto lontano può spingersi un sogno prima di spezzarsi? La risposta resta sospesa tra due continenti, custodita da chi ha il coraggio di guardare indietro per capire dove portano davvero quei lunghi undicimila chilometri. È una storia di partenze che non finiscono, di ritorni immaginati, di famiglie che si ricostruiscono come case sventrate dal vento. Una storia vera nella sua fragilità, luminosa nella sua ostinazione, che affida all’oceano il peso delle scelte e il respiro delle speranze. Sinossi editoriale Un sogno lungo undicimila chilometri racconta la storia vera di una famiglia divisa dall’emigrazione tra Italia e Uruguay nel corso del Novecento. Quando Francesco parte per Montevideo in cerca di un futuro migliore, lascia a Brienza una moglie, Marianna, e dei figli troppo piccoli per comprendere il peso di un addio. Le sue lettere, dapprima rare poi improvvisamente assenti, aprono una lunga stagione di incertezza e dolore. Mentre l’Italia attraversa gli anni del regime, della guerra e della lenta ricostruzione, Marianna cresce da sola la famiglia, aggrappata all’idea che dall’altra parte dell’oceano esista ancora un marito vivo e raggiungibile. Intanto, in Uruguay, nuove generazioni si formano, intrecciando radici italiane e orizzonti sudamericani. Attraverso decenni di attese, cambiamenti e rivelazioni inattese, il romanzo segue il cammino di due continenti che dialogano a distanza: un intreccio di partenze non concluse, promesse fragili e ricongiungimenti possibili. Il risultato è un affresco intimo e corale sulla forza silenziosa che tiene unite le famiglie anche quando il mare sembra dividerle per sempre. Il romanzo si conclude con un inatteso epilogo che appartiene al nostro tempo: nel 2014, due nipoti di Francesco, Marianna Colangelo e Ana Silva Masiello, si incontrano sul web e riallacciano i fili spezzati di una grande famiglia divisa dall’oceano. Un gesto semplice, quasi casuale, che restituisce senso a un’attesa durata generazioni.
Fonte: Si ringrazia l’autrice Marianna Colangelo per la cortese collaborazione.
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