Pellegrinaggio Interiore: Spiritualità nel Mezzogiorno e nel Mondo.
Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda
In cammino va il pellegrino, in cerca di se stesso e della Radice del mondo. Del Dio Onnipotente che tutto vede, tutto conosce perché noi siamo nella sua interezza da sempre. Quanti ne conta di eremi la nostra regione lucana, tante sono le storie benedette dai Santi, unitamente alle maledette vite pratiche degli uomini che imprecavano ad ogni colpo di zappa alla Matrigna terra ereditata dai padri? Questo si è sovrapposto nei secoli, laddove in esso è, comune denominatore, il viaggio; quel che al tempo civile era possibile in modo e misura di gran lunga superiori all’attuale e per questo anche gl’impervi luoghi interni ne erano protagonisti. Anzi, soprattutto quest’orografia arcigna era la preferita; laddove oggi, al contrario fuggono tutti dai cuori delle terre, in cerca del paradiso artificiale: prosopon dell’inferno in terra e detto città cosmopolita a marchio anglò. Quant’erano dolci i tempi dei liguorini di Sant’Alfonso e della loro evangelizzazione: ultimo grande esodo di religiosi per le aree interne a costumare un popolo, com’era all’epoca ancora ben definibile, di regnicoli napoletani. Dopo questi venne il tempo delle ideologie, portate dal comitato insurrezionale risorgimentale dei vari Nicola Mignogna, Giacinto Albini e Giacomo Racioppi. Gente illusa dalle logge al servizio di Parigi e Londra: niente è più balordo dello spacciare la libertà quand’essa è davvero schiavitù, e per giunta delle peggiori. Ma dopo le illusioni infrante, del nuovo regime, venne il tempo dei poeti: Rocco Scotellaro ne fu l’apice, e solo nelle terre ancestrali come la nostra ciò è possibile, dove il contatto con la natura, lo spirito dionisiaco, non s’è mai interrotto. Tuttavia, dopo le vette non si può che scendere a valle, ed è questo il segno del tramonto, quando arriva l’aedo che canta la distruzione di Troia ai piedi del trono di Alcinoo e dei suo feaci il tramonto della civiltà irradia d’oro le terre sitibonde del Mezzogiorno. Oggi, infatti, non c’è più nulla che meriti di poter essere trasmesso; nell’era dello “scrollaggio selvaggio” sui telefoni non si riesce a vedere e dire niente di diverso dal banale, l’idiota pensiero standardizzato, e pure su livelli bassi. In questo schifo generale condito di scarabocchi e chiodi infilzati dappertutto su corpi sfatti di popolazioni un tempo belle perché alimentate con sano cibo locale, l’unico viaggio che merita di essere intrapreso è quello di Telemaco: tornare al padre! Già, e che vorrà dire mai? Vediamo a chi pratica le ascensioni sui monti; oggidì lo fa per proprio egoismo, per il suo selfie o la storia su instagram. Cent’anni di individualismo anglò e questo è il risultato. Ecco, la telemachia è fare l’esatto opposto, come l’uomo antico che vi andava per sublimarsi in Dio, vicino alle nuvole e lontano dai clamori delle valli inquinate dalle cosmopolite, vomitevoli, città. Anche un malinconico pezzo, di vent’anni fa, degli Eiffel 65 ripete, come in un rosario, l’invito a un figlioletto a viaggiare insieme al padre, che gli insegnerà a vivere fino a quando resterà con lui sulla terra. A quel punto la morte non farà paura: il testimone, la traditio sarà compiuta. Il pargolo, cresciuto, avrà acquisito i codici per vincere il mal di vivere. E continuerà la costruzione paterna, perpetuerà la missione. Resta però la domanda delle domande: tornerà la generazione di Telemaco? Nutro forti dubbi e nessuna speranza.
Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda
Immagine di copertina tratta dal repertorio di Onda Lucana by MikyDaLioni.
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