Questione di Numeri.

Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda

Fin da bambini siamo assuefatti alla cosiddetta “dittatura dei numeri”, roba che in politica si traduce in democrazia rappresentativa e che consiste in questo: chi prende più voti vince e dunque si insedia nei vari collegia (è mutuato dall’antica Roma e vuol dire ufficio di due o più magistrati; siano essi parlamento nazionale, regionale, comunale), per formare i governi della cosa pubblica.

In linea di principio sarebbe il miglior modo di governare una comunità; ancorché ferocemente criticato da una categoria specifica di intellettuali che nella storia umana si è occupata di pungolare la società, sovente a sferzarla: mi riferisco ai filosofi. Allergici alle maggioranze composte da ilici, torcono le labbra celate dalla folta barba (emblema di saggezza ostentata anche quando non ne hanno affatto), al concetto di democrazia.

Principalmente, sostengono che i migliori non possono essere scelti in base alla maggioranza dei voti poiché ci sarà sempre il demagogo, sovente è il più ricco della comunità, in grado di imbonire le masse e farsi eleggere; il più delle volte a scapito di un saggio o semplicemente uno più bravo, oppure onesto, a redimere le questioni pubbliche.

Sicché, codesti pneumatici (non parlo di gomme per auto, bensì sempre di gente elevata nello spirito), alla “dittatura” della maggioranza oppongono la cooptazione. In genere e molto “modestamente” gli stessi filosofi indicano loro come i più adatti al governo, vedi Platone, per cui la scelta-elezione del princeps (oggi si chiama leader) ricadrebbe solo ed esclusivamente su di essi e fra di essi.

Gli storici, da Polibio a Sallustio, hanno però concluso che comunque la caducità degli enti fisici produce perenne incertezza: infatti, chi garantisce che sarà sempre buono il “delfino” indicato da un sovrano, sia esso filosofo o guerriero, o altro ancora? Non resta, a questo punto, che accettare lo status quo; dobbiamo arrenderci e magari cogliere il meglio, o meno peggio, dal processo di anaciclosi a cui ogni forma di governo è soggetta. Anche restringendo la base elettorale a un’aristocrazia di sapienti di varia natura, si produrrà sempre una maggioranza labile e mobile che sceglierà il più scaltro o ricco.

Soprattutto, trattandosi di lotte politiche, ad emergere dalle schiere aristocratiche saranno i più spregiudicati. La minoranza della popolazione complessiva, che formula le leggi, è mossa da questi soggetti: anche in regime democratico la situazione non cambia. Il punto è che vuoi per processo democratico oppure per cooptazione di un ristretto gruppo di sapienti (oggidì detti tecnici), si diventa capi molto più facilmente dal fatto di esercitare violenza tramite maggioranza.

Il che non si traduce, semplicemente, nell’eliminazione fisica degli avversari: sono tanti i modi per far morire gli uomini, e quasi tutti prevedono il lasciare vivi! Bensì seminando paura e così conquistarsi un vasto seguito sfruttando le masse per i propri scopi, dittatoriali, e della cerchia ristretta. E mi sovviene, più che Proteo e la sua umanità misura d’ogni cosa, una leggenda che interessò Alessandro Magno e un pirata. Costui, una volta catturato, prima di essere messo a morte ebbe un dialogo col re macedone il quale gli chiese: «Perché infesti tutti i mari, procuri gravi danni ai marinai e alle navi e rubi le statue e gli ornamenti dei templi?».

Il pirata, senza scomporsi e anzi con audacia straordinaria, rispose al re: «Pure tu infesti il mondo: ma poiché io lo faccio con una piccola nave, tutti mi chiamano brigante; invece te, che fai la medesima cosa con una grande flotta e un vasto esercito, tutti chiamano grande re». Allora Alessandro lodò l’arguta audacia di quest’uomo e lo mandò libero. Alla fine è sempre questione di numeri; ogni re (da intendere anche come signore politico-economico di qualsivoglia epoca e forma di governo) è stato o discende da briganti, ciò fintanto che la maggioranza dei delinquenti non era sua. Nel momento in cui lo fu poté dettare legge, e allora fondò imperi e nazioni ed è ricordato come saggio e pio con bell’elogi su monumenti e libri di storia.

Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda

Immagine di copertina creata dalla tecnologia con Intelligenza Artificiale.

Si ringrazia l’autore per la cortese concessione.

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