Vacanze.

Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda

Sarà l’ozio che il vecchio Cicero esaltava, ma la Chiesa condannava, però è un dato di fatto che l’estate, il non far molto, per non dire niente rievoca pensieri sepolti nei recessi della mente. Un ordito familiare, dunque proprio eppure dimentico, che solo la libertà dagl’impicci di un lavoro che nobiliterà pure, ma stanca nel suo ripetersi, si cerca di ricomporre. E come, con quali strumenti? Si cercano altre attività, della mente e del corpo utili a completarsi. Il viaggio-vacanza rientra in questa categoria dell’essere in cerca di se stesso e dell’archetipo.

Bere apertivi, suonare chitarre e ballare in spiaggia, giovano di certo alla mente, che torna o finge di tornare nella vacuità, -vacanza è questo-, del primigenio stato puerile. Ed è del tutto legittimo, il cosiddetto staccare la spina è salutare quanto mai. Il “bellissimo perdersi in questo incantesimo” del maestro Battiato, rievoca il senso d’immortalità nella spiaggia di Ogigia, in compagnia di Calipso, dea dell’eterna giovinezza, archetipo di bellezza, che seduce e ci accoglie nel suo grembo, erotismo e origine della vita. Ma in noi alberga Ulisse, per cui lasciamo l’isola per rincorrere l’aevum, il tempo, la vecchiaia, in fine la morte.

Ecco ciò che siamo. Dunque, il saggio chi sarà? Colui che riuscirà a mediare tra il divertimento e l’impegno, che saprà cogliere il meglio dalla vita in quanto sarà egli stesso capace di estrarre il pregevole da sé stesso; senza spremersi come limone, senza bruciarsi a mo’ di cometa: Raffaello e Mozart sono morti troppo presto, il loro genio non ha voluto nemmeno che poggiassero il piede nell’isola di Ogigia. Ebbene sì, potremmo dirci soddisfatti se riuscissimo a fare quel poco ma bene; attenti a non virare nell’accidia però, perché non è nostro compito quello.

Non rimpiangiamo nulla, perché tanto i ritorni non esistono, e non voglio chiudere nemmeno lasciando le cose come se fossero partorite da un Epitteto dei nostri tempi. Ai sapienti preferisco i facenti: com’è saggio infatti uscire dalla fabbrica con la tuta impregnata dai fumi di saldatura e degli olii. Respirare poi l’aria pura, farsi una birra cogli amici, parlare di calcio mercato perché ora il campionato e fermo. Pochi giorni e la fabbrica chiude, si aprono le vacanze. I pali delle luminarie sono già issati, la festa patronale è questione di giorni: l’alternanza è vita, l’avvilupparsi nel tempo-spazio. Ce lo dice la molecola del DNA, essa è una coclide che vira all’infinito, carpiamo il giorno diceva Orazio, un invito a sconfiggere il tempo non sprecandolo. E la vacanza non è uno spreco, bensì una rigenerazione.

Buone ferie dunque.

Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda

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