E’ morto Enzo Bianchi, Monaco Fondatore della Comunità di Bose – Il Ricordo Commosso del Poeta dell’AnimaBiellese.

di Carmen Piccirillo

Monaco, saggista, esperto di biblismo, creatore della casa editrice “Qiqajon”, Enzo Bianchi aveva ottantatré anni, è stato uno tra i principali fondatori della comunità monastica di Bose, nata nell’anno 1965 nel Biellese. Nato a Castel Boglione, nell’Astigiano, è stato un ottimo punto di riferimento spirituale per intere generazioni. Aveva lasciato la guida della comunità monastica di cui era priore nell’anno 2017. Da allora, sono subentrati problemi di salute.
Riconosciuto uomo di preghiera, pace, e figura forte del post Concilio Vaticano II, Bianchi era comparso l’ultima volta al pubblico a maggio scorso, quando aveva contribuito fattivamente a un evento culturale a Torino, in occasione della presentazione del libro di padre Antonio Spadaro, sottosegretario del Dicastero per la Cultura vaticano ed ex direttore della prestigiosa rivista La Civiltà Cattolica.
Di recente, Bianchi aveva trattato la tematica del rito antico, con dibattiti con altri storici della chiesa, mantenendo posizioni di difesa del Concilio e delle sue riforme.

Nell’anno 2017, Enzo Bianchi ha avuto un contrasto con papa Francesco, che voleva un cambio alla guida della comunità per evitare quelle che, secondo il papa, erano eccessive concentrazioni di potere.
Bianchi, dopo averne sofferto molto, ha deciso, tra vari tentennamenti, di obbedire al papa e ha fondato, poi, una nuova comunità: La casa della Madia di Albiano, rimanendo un punto di riferimento della chiesa progressista.
Scomparso lo scorso 1 settembre presso l’ospedale Molinette di Torino, è stato ricordato come un uomo che ha insegnato a guardarsi dentro, con un legame profondo verso la religione, carico di umanità e di instancabile ed entusiastica volontà di divulgare le tematiche di spiritualità biblica, sulla traduzione del messaggio evangelico in chiave antropologica ed etica per l’uomo contemporaneo, parlando a cuore aperto sia ai credenti che ai non credenti (…)

Conobbi Enzo Bianchi molti anni fa- ha dichiarato lo scrittore Frandino– e mi fu subito chiara l’impressione di un grande uomo di fede, ma non solo. Mi colpì la sua umanità, la sua riservatezza. Io lo seguivo anche attraverso la radio, ero affascinato dai suoi interventi legati alla spiritualità. I messaggi che veicolava- ha sottolineato- correlati al vangelo e applicati alla dottrina sociale cristiana, erano scorrevoli, commoventi. Non mi è piaciuto il trattamento che ha ricevuto per le vicende di Bose, quando è stato costretto a lasciare il luogo, ma sono stato felice di aver appreso il riscontro positivo che ha tratto dalla nuova comunità ad Albiano. In qualità di poeta e intellettuale- ha aggiunto Enrico Frandino – avevo trascorso alcuni giorni con lui, nell’anno 2012. Credo che, in tempi difficili come questi, la figura di Enzo Bianchi mancherà tantissimo. L’elevatezza del suo essere, del suo messaggio, del suo credere, mancheranno per l’incisiva forza intrinseca in tutto ciò. Bianchi viveva il vangelo con profondità e ne faceva testimonianza di vita. Svolgeva una grandissima attività di ecumenismo, che, a Bose, ha coltivato con il mondo ortodosso. Dopo aver abbandonato il ruolo di priore, secondo me Bose ha perso una parte della sua importante essenza. Sono molto addolorato- ha concluso lo scrittore Biellese- e lo porterò nel mio cuore per sempre”.

Fonte: Si ringrazia Carmen Piccirillo per la cortese collaborazione.


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