Basilicata 24.
Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda
Nel dibattito, annoso e sesquipedale, intorno all’origine del nome più consono per la regione incastonata fra Campania, Puglia e Calabria, che vede in perpetua sfida Lucania o Basilicata, scegliamo indubitabilmente la seconda poiché, come asseriva giustamente il patriota italiano e senatore del regno Giacomo Racioppi, essa è la terra rimasta al Basileus di Costantinopoli dopo la creazione del principato di Salerno, ultimo resto del dominio longobardo nel meridione italiano e che “mutilò” l’antica Lucania del Cilento. Con la successiva acquisizione del Vulture, nei primi anni del secondo millennio e ad opera del grande Catapano Romeo Basilio Bojohannes, la nuova provincia di Basilicata si poteva considerare come costituita. Da allora e fino ad oggi la situazione amministrativo-geografica della regione è rimasta pressoché invariata, nonostante secoli di conflitti portati da eserciti sciamanti che la resero plaga sanguinante.
Ad oggi però, un simile argomentare è patrimonio degli accademici perché non interessa a nessuno e d’altronde le sorti di una regione non si cambiano conoscendo il passato. Tuttavia, l’avvento dei tempi democratici e progressisti spinge ad andar imperituramente di corsa, tralasciando le memorie patrie nell’oblio. I figli di Faust, del sol dell’avvenire tecnofinanziario, continuano ad ordinare l’avanti tutta: oltre! E infatti i basilischi sono migrati oltre regione per la gran parte. Con ciò si nota che nelle tribune elettorali il parlare di spopolamento risulta utile a far trascorrere il tempo, specie in quelle pause del dibattito al limite dell’imbarazzo, per chi non ha più potere di modificare quasi nulla.
Anche preterintenzionalmente, si ripropongono sempre e solo ricette liberali, e questo per combattere un male che è del tutto liberale! Come l’antidoto che si ricava dal veleno stesso: ma è un dato di fatto che siamo morti d’innumerevoli sieri “anti”. A partire dal pasoliniano antifascismo che ha seppellito il dibattito democratico. Mai qualcuno che proponga, solo distruzione dell’altro. Tutto il male del mondo è partorito sempre e comunque dalla fazione opposta (anche se le ricette economiche sono pressoché identiche); inconsciamente o meno, questi attori politici fanno il gioco del “sistema”, di chi divide regna. Ma, pur sapendo che non va più di moda parlarne, proprio perché siamo tutti oltre, progressisti e materialisti, è utile ribadire che la radice etimologica del nome di chi divide è l’antico nemico metafisico, il diabolus!
Questo male è poi ancor più virulento in aree geografiche come la nostra Basilicata, vittima di un sistema economico-politico che non le è proprio e i cui effetti deleteri non sono ancora chiari alla gran parte della popolazione. In effetti non sono sue –basilische- le ragioni destra-sinistra; questa è roba da popoli borghesi, da grandi città, che stanno storicamente al centro-nord. Nostra è la cultura del parentado, financo del clientelismo, ma quello a fin di bene, voglio dire del patronato politico sociale maturato da secoli di fratrie e famiglie apparentate; di un sistema sociale rude ma tutto sommato efficace, come ebbe a sostenere il grande Francesco Saverio Nitti, perché garantiva la sopravvivenza e la continuità delle comunità. Un sistema che ben s’attagliava al primo modello democratico fondato sui partiti e che, bene o male, aveva raccolto le esigenze locali e soddisfatto le urgenze: ricostruito l’Italia dalle macerie del secondo dopoguerra.
Plebi placate non col trito e ritrito panem et circenses bensì con i lavori pubblici, con la spesa dello Stato per infrastrutture e aziende in formazione; perché solo la Res Publica crea lavoro, non certo il privato. Costui, al contrario, ha bisogno di creare disoccupati in rapporto di almeno un quarto della forza lavoro totale; il marxiano esercito industriale di riserva per ricattare i lavoratori. Non parliamo poi di come i liberali hanno reso le nazioni che governano, squallide e democraticamente brutte perché, sostengono loro, che ripulire parchi e rifare i marciapiedi, rimboschire e drenare canali è spesa pubblica inutile, soldi buttati: meglio bruciarli nei giochini di borsa!
Cosicché si pubblicizza il fatiscente, lo si esalta. Basta guardare la differenza tra le metropolitane occidentali e quelle sino-russe. Fino al 1992, qui da noi il disfacimento lo si vedeva solo al cinema nei filmacci angloamericani. Ma le mine sociali furono scavate sotto le mura merlate delle nostre ex belle città. Spianato il terreno, da quel fatidico anno del “Britannia” ad oggi abbiamo privatizzato praticamente ogni ente pubblico; col risultato, dopo tre decenni, di essere sempre più “indebitati”, e lo dicono quelli bravi. Ci si chiede allora, non sarebbe meglio tornare all’antico, agli investimenti pubblici? E invece no, ancora avanti, ancora oltre. Il film dell’anno in corso è: Sanità privata, ultima frontiera, ultimo far west! A noi, comuni mortali, resta il gioco delle schede elettorali.
Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda
Si ringrazia l’autore per la cortese concessione.
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