Campomaggiore: Custode dei Suoni delle Origini dai Territori.

Campomaggiore (PZ) – Il borgo si propone come custode di un patrimonio musicale inestimabile, dedicando uno spazio significativo all’insegnamento della zampogna e della ciaramella, strumenti simbolo delle tradizioni pastorali italiane. Sotto la guida esperta del maestro Domenico Piliero, gli allievi di ogni età si immergono non solo nello studio di queste melodie, ma anche nel rafforzare il legame con le proprie radici culturali.

La ciaramella, strumento emblematico della tradizione musicale italiana, ha una storia ricca e affascinante. Appartenente alla famiglia delle bombarde, la ciaramella si distingue per la sua tonalità più alta e la sua funzione di discantus nell’ambito dell’alta cappella durante il Medioevo. Grazie alla sua sonorità penetrante e vivace, la ciaramella è stata spesso utilizzata in eventi festivi e cerimoniali.

La principale differenza tra ciaramella e bombarda risiede nella struttura: mentre quest’ultima è dotata di una chiave per produrre la nota più grave, la ciaramella non presenta questa caratteristica; ciò le conferisce una sonorità più acuta e brillante. Anche se entrambe appartengono alla stessa famiglia, la loro applicazione e il loro ruolo all’interno delle formazioni musicali hanno differenze significative.

Il trattato “Syntagma musicum” di Michael Praetorius, pubblicato nel XVII secolo, è un’importante fonte che documenta l’evoluzione e l’uso degli strumenti musicali dell’epoca, confermando la disciplina di queste categorie strumentali e le relative distinzioni.

Rispondendo al ricco panorama musicale dell’epoca, la ciaramella e le bombarde, compreso il loro uso nell’ensemble dell’alta cappella, rappresentano un patrimonio sonoro che continua a influenzare e ispirare i musicisti contemporanei, specialmente in contesti folkloristici e tradizionali. Preservare e valorizzare questi strumenti, come avviene a Campomaggiore, diventa dunque essenziale non solo per la musica, ma anche per la cultura e l’identità di una comunità.

La zampogna, con le sue varianti regionali e le peculiarità costruttive, rappresenta un patrimonio musicale significativo in Italia, in particolare in Basilicata e Calabria. Nella sua forma campano-lucana, la zampogna a chiave è caratterizzata da una complessità di suono e struttura, con l’uso di canne di diverse lunghezze e la presenza di chiavi di metallo che permettono di chiudere i fori per modificare l’intonazione. Riferendoci alle canne, quella destra è utilizzata per le melodie, mentre quella sinistra, con il suo bordone, fornisce un supporto armonico fondamentale.

La surdulina, d’altra parte, sebbene meno diffusa, presenta una sonorità considerata più “arcaica” e ha la capacità di eseguire note staccate grazie alla sua particolare costruzione. Questo strumento, con la sua semplicità e la tradizione che porta con sé, contribuisce a mantenere vive le radici culturali delle comunità locali, fungendo da strumento non solo musicale, ma anche di identità.

La varietà di nomi, come zambugnë, karramunxa e altri, riflette questa ricca diversità culturale e linguistica presente nella regione. Ogni variante non solo rappresenta una differenza sonora, ma simboleggia anche un legame profondo con la storia e le tradizioni della popolazione che la utilizza, creando un ponte tra il passato e il presente musicale dell’Italia. La zampogna e la surdulina diventano così custodi di storie e tradizioni che, attraverso la musica, continuano a vivere e a raccontare la cultura dei loro suonatori.

L’impegno della Pro loco è evidente attraverso diverse iniziative, come il corso di organetto e il “Festival dell’organetto”, che cercano di mantenere vive le tradizioni musicali locali, affrontando con passione le sfide imposte dalla modernità. Le lezioni non si limitano a fornire competenze tecniche, ma offrono un vero e proprio viaggio nel tempo, mirando a preservare la memoria collettiva e la storia della comunità.

In questo contesto, la musica si trasforma in un ponte tra passato e futuro, un invito a non dimenticare le origini e a condividere con le nuove generazioni un patrimonio culturale che rappresenta non solo una forma d’arte, ma anche un’identità da custodire e valorizzare. Attraverso tali iniziative, Campomaggiore dimostra che la tradizione può continuare a vivere e a evolversi, arricchendo la comunità e mantenendo vive le storie che ne hanno segnato il percorso.

Immagine di copertina creata dalla tecnologia con Intelligenza Artificiale.

Tratto da: Onda Lucana® Press – Redazione


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